Intervista a Rosy Bindi su la Repubblica del 02/02/2012 – di Giovanna Casadio
Presidente Bindi, il tesoriere Lusi faceva da bancomat?
«Per chi? Per se stesso».
Ma come è possibile che nessuno dell’ex Margherita, tra cui lei, chiamati ad approvare il bilancio di quel partito, si sia accorto di un ammanco di 13 milioni di euro?
«Personalmente non avevo strumenti per verificare. È chiaro che è sconcertante per noi, perché chi doveva controllare il collegio dei revisori dei conti e la commissione di garanzia non era evidentemente nelle condizioni di farlo. Il problema è nato da quando la Margherita ha smesso di essere partito in piena attività politica. Io non ho più neppure partecipato alle riunioni dell’assemblea federale».
Lei che idea si è fatta?
«È una vicenda dolorosa, in cui sono evidenti le responsabilità di una persona, che le ha peraltro ammesse».
E se Lusi fosse un Primo Greganti-bis?
«L’accostamento è comunque improprio. Sono la presidente del Pd, e nella Margherita non avevo responsabilità di gestione e non ho mai avuto sentore diilleciti. Se una cosa così macroscopica è accaduta, significa che sono mancati glistrumenti di controllo. Lusi era un tesoriere con molto potere. Il Pd si è dato buone regole, forse quelle della Margherita in fatto di gestione e di bilancio non lo erano abbastanza».
A lei, alla sua associazione “Democratici davvero” sono stati stornati soldi dell’exMargherita?
«No».
E all’Api di Rutelli?
«Non lo so. Però deve essere chiara una cosa: se i soldi di un partito sono usati per attività politiche, si tratta di un uso legittimo; può essere casomai oggetto di una discussione politica. Qui si è trattato di un uso personale».
Dei circa 30 milioni di euro ancora nelle casse della Margherita, che però ha smesso la sua attività di partito essendo confluita nel Pd, cosa bisognerebbe farne?
«Ritenevo che quei soldi potessero essere adoperati per costituire una Fondazione o essere investiti come sostegno ad attività editoriali,culturali e di formazione. Dopo una vicenda così grave, credo che larestituzione dei finanziamenti ai cittadini, e quindi allo Stato, sarebbe la via maestra. E questo mi auguro sia deciso dalla prossima assemblea federale Dl, perché va ridato l’onore all’esperienza e all’idea della Margherita».
Lei fa parte del comitato Dl che proprio sui fondi doveva pronunciarsi.
«Sì, sull’utilizzo futuro di quelle risorse, ma senza funzioni di controllo sul passato».
Nel momento dell’antipolitica quanto nuoce questa vicenda al Pd?
«Siamo di fronte al comportamento sbagliato di una persona. Sul banco degli imputati non può essere chiamata la politica e men che meno il Pd, che non ha alcuna responsabilità. Penso che dobbiamo varare una nuova legge elettorale e una legge che regoli la vita dei partiti senza toccarne l’autonomia statutaria, però stabilendo massima trasparenza. Sostengo ilfinanziamento pubblico dei partiti, perché l’alternativa dei finanziamenti privati, anche nelle forme più lecite, espone a condizionamenti. Tuttavia il finanziamento pubblico deve essere congruo, verificabile e auspicabilmente controllato da una Authority indipendente».






