Intervento del Sen. Stefano Ceccanti (PD) su L’Unità del 28/01/2011

Vorrei spiegare anzitutto i principi della proposta che ho presentato, insieme ai colleghi Morando, Tonini, Giaretta, Adamo e Negri, sono due e coincidono con quelli su cui si fonda la proposta ufficiale del Pd che abbiamo condiviso: scegliere direttamente i rappresentanti senza cadere nella scorciatoia delle preferenze (un rimedio per molti versi peggiore del male) e legittimare direttamente i Governi superando il premio di maggioranza. Perché questi principi? Perché intendiamo porre rimedio ai due difetti principali del sistema attuale: liste bloccate lunghissime con candidati non conoscibili e l`incentivo molto forte, attraverso la rigidità dell`attuale premio, a formare coalizioni eterogenee.

Vorrei quindi rispondere alla prima possibile obiezione: perché un altro testo? È forse migliore? Non è per questo. Continuiamo a ritenere preferibile in astratto la proposta ufficiale del Pd. L`uninominale a doppio turno sarebbe comunque migliore anche del nostro progetto per vari motivi, non ultimo perché l`elettore lo comprenderebbe meglio, dato che generalizzerebbe quello che già fa con soddisfazione per i sindaci. La proposta Pd, per di più, lo perfeziona perché inserendo un recupero proporzionale evita aree geografiche di rappresentanza monocolore e consente anche un diritto di tribuna per le formazioni minori. Ma è importante aiutare a trovare un punto di sintesi, non piantare bandierine perché altrimenti si facilita, anche non volendo, il mantenimento dello status quo. Per questo bisogna tenere fermi i principi della proposta del Pd, ma essere flessibili sulle modalità operative. La proposta può contribuire ad andare verso soluzioni con ampio livello di consenso per avere finalmente una legge condivisa e quindi stabile. Nasce infatti in continuità col tentativo bipartisan operato al termine della scorsa legislatura con vari altri studiosi, sia pure allora non redatto in articolato, e che aveva visto una prima traduzione ad inizio di questa legislatura ad opera del collega Saro del Pdl, che siede con noi in commissione Affari Costituzionali e col quale si è sviluppato un dialogo, favorito anche dal mutamento del quadro politico e dall`obiettiva esigenza di non riproporre la stessa logica di “coalizioni contro” dopo la positiva esperienza del Governo Monti che consentirà una logica diversa, un bipolarismo civilizzato. Passando allora alle tecniche: quale selezione dei parlamentari? Dal punto di vista della scelta dei rappresentanti il sistema è integralmente tedesco: da una parte metà eletti in collegi uninominali e metà su liste corte, con candidati riconosicibili, senza preferenze. La novità, qui, è la possibilità del ricorso incentivato a primarie per almeno due terzi dei candidati, mentre in
Germania si ricorre a procedure democratiche tra i soli iscritti. Chi non fa le primarie e non rispecchia un equilibrio di genere di almeno un terzo-due terzi, vede dimezzato il rimborso elettorale. Come, quindi, legittimare direttamente i governi? Il sistema favorisce
questo esito adottando una correzione simil-spagnola, cioè
non con un`assegnazione proporzionale nazionale dei seggi alla tedesca, ma fermandosi solo a livello di circoscrizione pluriprovinciale. Le forze minori vengono comunque rappresentate prendendo un significativo diritto di tribuna nelle circoscrizioni più grandi. La loro sottorappresentazione consente di premiare ciascuna delle
forze maggiori a vocazioni maggioritaria senza che esse debbano essere ingabbiate in coalizioni coatte per ottenere l`attuale premio che viene eliminato. Le forze
medie e quelle territorialmente concentrate (purché abbiano sul piano nazionale il 3% dei voti o siano espressive di minoranze linguistiche) hanno una rappresentanza fedele.
Infine, quale atteggiamento avere? Da più parti, a cominciare dal Presidente Napolitano, in questi giorni, specie dopo il verdetto dei referendum, si è chiesto di assumersi responsabilità. È tempo che ciascuno dica cosa vuole, non solo sulle prime scelte di ciascuno, ma anche dei punti su cui è risposto ad arrivare. Tutto il Pd lo ha già fatto con un`ottima proposta ufficiale, chi di noi siede in Parlamento e ancor più nella Commissione parlamentare ha un dovere personale ulteriore: di sostenerne i principi con coerenza, principi che impegnano tutti, aiutando subito a fare un passo in avanti, eliminando qualsiasi alibi alla conservazione. Questo  è un tentativo serio di chi ha visto uno spiraglio e vuole allargarlo. Non sarà, credo, l`ultimo, ma intanto segna un clima e un percorso.