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Fassino: «Olimpiadi? Appendino ora riprende idee che ha disprezzato»

Intervista a Piero Fassino sul Corriere – Torino del 15/3/2018 – di Marco Imarisio

«Certo non basta dire “rifacciamo i Giochi invernali” per ridare smalto a Torino, la sindaca si aggrappa alla riproposta di una cosa “inventata” da altri. E poi basta bugie: non esistono eventi di quella portata a costo zero»

 

Piero Fassino, come si esce da questo pasticcio olimpico?
«Mettendo al primo posto l’interesse della città e non le convinzioni personali o l’interesse di partito. Quel che dovrebbe fare un amministratore consapevole delle proprie responsabilità».

Secondo lei Chiara Appendino non lo sta facendo?
«La contraddizione nell’atteggiamento suo e dei Cinque stelle è evidente. Hanno tuonato per anni contro le Olimpiadi dipingendole come uno spreco, tanto che alcuni continuano a farlo ancora oggi, per poi convincersi, o fingere di farlo, che sono un evento importante e proporle come rimedio all’immobilismo in cui hanno precipitato la città».

Non è lecito cambiare idea?
«Certo. E infatti mi auguro che Appendino non si faccia bloccare da dissidenti e beghe di partito. Noi del Pd siamo pronti a votare in consiglio comunale ogni atto necessario e utile senza alcun imbarazzo. Mi auguro che anche la sindaca non ne abbia».

Cosa non la convince?
«Gli argomenti usati finora da Appendino. Sostenere in modo più o meno velato che i Giochi di Torino 2006 siano stati uno spreco è un mezzuccio per convincere qualche dissidente, ma un insulto alla verità storica: quelle Olimpiadi sono state riconosciute come esempio di gestione corretta, regolare, trasparente».

Come diceva un toscano famoso, non quello recente, il fine non giustifica i mezzi?
«Ma non giustifica le bugie. Non esiste una Olimpiade a costo zero, come ha sottolineato il presidente della provincia di Bolzano. Gli eventi sono sempre l’occasione per programmare investimenti che vanno al di là del semplice evento sportivo. Torino 2006 ha portato la metropolitana. E impianti come PalaAlpitour, l’Oval, la piscina olimpica oggi pienamente utilizzati».

Le risulta che altre strutture fuori città abbiano avuto una sorte meno gloriosa?
«Non c’è dubbio che è difficile da riconvertire un trampolino o una pista di bob. Ma gran parte degli impianti olimpici sono diventati patrimonio della città e delle località montane sedi dei giochi».

Il suo giudizio su Torino 2006?
«Un evento che ha permesso a Torino di offrire al mondo una immagine nuova di sé. I Giochi ne furono il culmine e la rampa di lancio anche per gli anni successivi».

L’addio alla città-fabbrica?
«Senza recidere le radici industriali, Torino allargò la sua identità investendo su tecnologia, innovazione, alta formazione, cultura, turismo».

Non crede che le repliche siano sempre inferiori all’originale?
«Certo non basta dire “rifacciamo le Olimpiadi” per ridare smalto a Torino, Appendino si aggrappa alla riproposta di una cosa “inventata” da altri. Del resto il M5S ha condotto una opposizione pregiudiziale nei confronti delle scelte del centrosinistra e chiese il voto agli elettori con una serie di no».

Quali?
«Ricordiamoli: no al recupero del palazzo di Italia ‘61, alla Città della salute, al Centro congressi, alla linea 2 della metropolitana, ai grandi eventi culturali, alle manifestazioni sportive come le Olimpiadi. Adesso tutti i no sono caduti. Dopo averli demonizzati, si recuperano i nostri progetti».

Cambiare opinione non è lecito?
«Ma è tartufesco farlo senza riconoscere che quei no erano sbagliati. Giusto cambiare idea, però bisogna dirlo. E aggiungo a titolo personale: chi è stato demonizzato in campagna elettorale non aveva poi governato così male, visto che questa giunta vive sul lavoro e sui progetti che abbiamo avviato noi».

Non è contento?
«Come no… Ma con giudizio. Perché oltre alla poca coerenza che tutta questa vicenda manifesta, c’è un altro aspetto, molto più preoccupante. Il “riutilizzo” dell’idea olimpica rivela come questa amministrazione non abbia alcuna idea nuova, alcuna visione della città e del suo futuro. Il bilancio di questi due anni di Appendino si riassume nell’assenza di uno sguardo lungo sulla città».

Non può essere semplicemente una visione diversa, magari meno ambiziosa, dalla vostra?
«Ammesso che ce ne sia una, finora si è vista solo una mediocre gestione dell’ordinario, al punto che ormai molti settori importanti della città manifestano il loro disagio. Il progetto di Torino 2026 è partito dalla Camera di Commercio. Anche qui l’attuale giunta si accoda». Dunque cosa si fa con questa ipotesi olimpica? «Il bis delle Olimpiadi è una grande occasione da non perdere. Noi ci stiamo. Abbiamo presentato una mozione che lo dice e voteremo ogni atto che vada in quella direzione. Ma Appendino sciolga in fretta tutte le sue ambiguità, smetta di muoversi pensando più alla convenienza sua e dei Cinque stelle che alla città. Più si tarda, più si è incerti, più si riduce possibilità che la candidatura di Torino sia vincente. È tempo di decidere, senza ambiguità».