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Ravetti: “LA VIA MAESTRA PER IL CANDIDATO PASSA ATTRAVERSO IL CONGRESSO, IL PD, LA COALIZIONE.”

Il capogruppo PD in Consiglio Regionale Domenico Ravetti scrive sulla sua pagina facebook:

Avevo messo in bozza questo testo alcuni giorni fa ma, considerati gli ultimi fatti, sono costretto ad aggiornarlo. La dichiarazione di Sergio Chiamparino è un argomento radicalmente nuovo; egli esclude ogni ipotesi di sua candidatura alla Presidenza della Regione Piemonte perché, a suo dire, questo non è più il suo tempo ma quello del cambiamento e della discontinuità. Ho già avuto modo di dichiarare pubblicamente che il percorso intrapreso in precedenza mi rassicurava rispetto ad una proposta credibile e unitaria del centrosinistra guidata ancora da Chiamparino. Una proposta che ho ritenuto e, se posso ammetterlo, ritengo tuttora competitiva. Non voglio aggiungere altro e, per ora, prendendo atto della sua indisponibilità, provo a guardare oltre.
Non appaia banale la mia dichiarazione ma noi abbiamo bisogno di un PD, di una coalizione e di un progetto per i piemontesi. Partiamo dal PD. Ho letto che “i sogni sono fatti di tanta fatica. Forse se cerchiamo di prendere delle scorciatoie perdiamo di vista la ragione per cui abbiamo iniziato a sognare.”
E allora se le scorciatoie sono rovinose iniziamo presto da un Congresso, a ottobre, non oltre novembre, comunque non aspettiamo i tempi del congresso nazionale. Non rimandiamo ciò che è imprescindibile per tornare a vincere. Soprattutto non commettiamo un errore che riterrei dannoso, quasi propedeutico a generare ostacoli lungo il percorso da qui agli appuntamenti elettorali 2019. E l’errore potrebbe essere quello di un Congresso divisivo scollegato dalla vita dei piemontesi, dove l’unico strumento per contendere la vittoria è rappresentato dalle filiere di comando lungo le linee interne del Partito, filiere affaticate capaci di promuovere una partecipazione solo più parzialmente adeguata alle esigenze di un centrosinistra che in Piemonte deve darsi l’obiettivo di tornare a vincere. A vedere la storia dall’osservatorio in cui mi trovo intravedo l’azzardo di un incomprensibile competizione e, per il ruolo che ho, credo sia doveroso esprimere pubblicamente le mie preoccupazioni. Corriamo il rischio di parlar di noi e di non avere attenzioni e tempo per parlare della società che sta fuori dalle nostre stanze, peraltro sempre meno abitate. Un gruppo dirigente all’altezza della sfida dovrebbe riconoscere oggi le ragioni per un congresso unitario. Mi spiego meglio: questi tempi, ancor più perché precedenti al Congresso Nazionale, meritano un candidato unico alla segreteria regionale del Partito. Io non sono contrario ai gazebo. Dico che sarebbero più utili le Primarie delle idee e dei progetti, e lo affermo pensando all’opportunità di condividerli con i nostri iscritti, con i cittadini, tutti i cittadini, quelli che ancora credono in noi e anche quelli che ci hanno voltato le spalle. Noi, ma noi non bastiamo. Abbiamo bisogno di una coalizione coesa che parte dall’attuale maggioranza e si connette con i tanti civismi amministrativi e con i complessi mondi del volontariato che ancora vedono in noi interlocutori seri e responsabili. Per costruire le condizioni minime di una nuova coalizione possiamo partire dal nome del candidato alla Presidenza della Regione, questo è vero. E i nomi che circolano possono ben interpretare il senso del cambiamento evocato da Chiamparino. Oppure il nome lo scegliamo tutti insieme alla fine del percorso, comunque non oltre i primi due mesi dell’anno nuovo, magari gli stessi nomi che sono in circolo oggi. In ogni caso non possiamo fare a meno del PD. Ma oggi il PD del Piemonte appare distratto, ad essere benevoli, con la testa altrove. Nel frattempo il Gruppo PD del Consiglio Regionale sarà impegnato con medesima intensità sull’agenda dei lavori per le Commissioni e l’Aula. Non vogliamo perdere un solo giorno perché abbiamo ancora molto da fare sul lavoro,sull’economia, sull’ambiente, sui giovani e l’università, sulle politiche sociali e sanitarie, sulle abitazioni e su altro, tanto altro, compresi i rapporti con il Governo Nazionale che, dalle prime manovre, appare completamente inadeguato ad affrontare il futuro dell’Italia.