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Chiamparino: “Dopo piazza Castello il Sì alla Tav è imprescindibile per un’alleanza”

PIANO PLURIENNALE ANAS 2015 2019

Intervista a Sergio Chiamparino, Presidente della Regione Piemonte, di Paolo Griseri – La Repubblica Torino

La Tav?

«Dopo la manifestazione di piazza Castello, nulla può più essere come prima. La posizione favorevole alla Tav è una condizione imprescindibile, certo non l’unica, per far parte di una alleanza di centrosinistra che lavori per il futuro del Piemonte».

Il giorno dopo Sergio Chiamparino trae le conseguenze politiche di quanto è accaduto sabato mattina. E avverte così anche le forze politiche che vorranno sostenere la sua candidatura alle prossime elezioni regionali.

 

Chiamparino quali conseguenze avrà la manifestazione pro Tav di sabato?

«Conseguenze inevitabili. Perché le decine di migliaia di torinesi che hanno affollato piazza Castello sono un segnale potente non solo a Torino e al Piemonte ma anche all’Italia. In particolare a quella parte più produttiva del Paese che non può accettare la logica dei blocchi e delle decrescite».

 

Un segnale all’Italia ma anche alle forze politiche. Comprese quelle di sinistra?

«Certamente. Dopo la manifestazione non può più esserci chi si dichiara a favore dell’innovazione ma non delle infrastrutture necessarie a farla marciare. Il Nord ha le dimensioni di un Paese europeo che richiede interventi radicali per una mobilità sostenibile, compresi quelli che spostano il traffico delle merci e delle persone dalla gomma al ferro».

 

Ci sono forze politiche a sinistra che non pensano questo?

«Se ci sono, se hanno dubbi, devono prendere atto che ci sono momenti che fanno da spartiacque. Non vedo moltissime analogie, come fanno altri, tra la protesta di sabato e la marcia dei 40 mila. Ma certo oggi come allora, al di là di quelle che erano le posizioni di partenza, è necessario prendere atto che lo scenario è cambiato. Che la Tav non è più uno dei temi da mettere in agenda. E’ il tema. Insieme ad altri ovviamente. Ma è il tema centrale rispetto al quale tutti devono misurarsi. Anzi, dirò di più».

 

Dica…

«Io credo che la posizione pro-Tav dovrebbe essere un comune denominatore di tutte le forze politiche piemontesi perché è decisiva per lo sviluppc della nostra regione. Mi spingo a dire che dovrebbe essere pro Tav anche la consigliera Frediani..».

 

E’ uno scenario difficile da immaginare. Ma forse ci sono anche esponenti politici più vicini a lei che non sono su posizioni pro-Tav.. «Lo so. Questo vale anche per i miei amici Airaudo e Grimaldi. Dire che si è contrari alla Tav significa dare uno schiaffo a quelle decine di migliaia di piemontesi che sabato hanno chiesto di non bloccare l’innovazione e lo sviluppo».

 

Il problema sembra riguardare anche qualcuno dentro il Pd, come il sindaco di Susa, Sandro Plano, noto No Tav..

«Non ho mai pensato e non penso nemmeno oggi che il problema si debba risolvere con ritiri di tessere o provvedimenti amministrativi. Il fatto è che finora l’essere a favore della Tav è stata, diciamo così, una discrimante tenue anche dentro il Pd. Per questo dico che la voce potente di quella piazza ci deve svegliare».

 

Il sì alla Tav diventerà una discriminante per partecipare all’alleanza che sostiene Chiamparino?

«Sarà una condizione necessaria e imprescindibile. Anche se naturalmente non potrà essere sufficente. La Lega è su posizioni pro-Tav ma dalla Lega ci dividono tali e tanti temi che non sarà mai possibile un’alleanza con loro, questo è chiaro».

 

Ci sarà una lista civica per la Tav, per il lavoro?

«E presto per dirlo. Una lista civica c’è già. Girando peri paesi e i tanti municipi del Piemonte vedo che lo spazio per il civismo, per liste che rappresentino il territorio è molto grande. E mi accorgo che anche in posti lontani da Torino il tema della Tav è molto sentito. A Paroldo, nel Cuneese, un automobilista mi ha chiesto un’indicazione. Poi mi ha riconosciuto e mi ha incoraggiato: ‘Mi raccomando Chiamparino, tenga duro sulla Tav’. Per questo dico che la manifestazione di sabato ha segnato uno spartiacque. Dobbiamo prenderne atto».