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Dl sicurezza. Piemonte, Toscana e Umbria ricorrono alla Corte Costituzionale

Carla Attianese su Democratica.it

Le tre Regioni annunciano il ricorso alla Consulta. Anche Emilia Romagna, Lazio, Calabria e Basilicata stanno valutando un passo analogo

Non c‘è pace per Salvini. Dopo la “disobbedienza” annunciata dai sindaci di alcune città, che hanno annunciato la sospensione del decreto sicurezza in attesa di una valutazione sull’impatto nei rispettivi territori, oggi a mobilitarsi contro la legge fortemente voluta dal ministro dell’Interno sono state tre importanti Regioni, Toscana, Piemonte e Umbria, annunciando un ricorso alla Corte Costituzionale.

La critica, forte, è sempre la stessa: il “limbo” nel quale, da un giorno all’altro, si ritrovano a vivere decine di migliaia di immigrati nel nostro Paese, finora regolarmente residenti, per effetto del combinato disposto tra cancellazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e del divieto di iscrizione all’anagrafe per i richiedenti asilo.

All’iniziativa, annunciata qualche giorno fa dal governatore toscano Enrico Rossi, oggi si sono uniti quello del Piemonte Sergio Chiamparino e la presidente umbra Catiuscia Marini.

Per Rossi “Questo decreto porterà più insicurezza. Lascerà persone senza diritti, accrescerà il numero di irregolari e ostacola anche funzioni di controllo”.
Una posizione oggi sposata anche da Sergio Chiamparino, che ha annunciato: “Ci rivolgeremo alla Corte. Il decreto avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali, di nostra competenza. Noi continueremo a fornire le cure necessarie, in base al principio universale che quando una persona sta male deve essere curata, ma sono evidenti le gravi conseguenze che il decreto avrà sul territorio piemontese, creando di colpo una massa di ‘invisibili’, con evidenti e paradossali ripercussioni negative proprio sul terreno della sicurezza e della convivenza civile. Non si tratta di disobbedienza, piuttosto di obbedire al principio fondamentale secondo cui una persona che sta male deve essere curata”.

Anche la governatrice dell’Umbria, Catiuscia Marini, ha proposto alla Giunta regionale di sollevare la questione di costituzionalità di fronte alla Consulta, ribadendo la sua volontà “di mantenere inalterati i livelli dei servizi e dei diritti riconosciuti agli stranieri entrati regolarmente nel territorio ed oggi posti in uno ‘strano limbo’, con grave lesione dei diritti umani e del rispetto della dignità di ciascuna persona”.
Per la presidente “una situazione che genera peraltro problemi sociali nelle singole città della regione e rende complicato l’intervento sociale da parte delle istituzioni locali”.

Nel frattempo, anche Emilia Romagna, Lazio, Calabria e Basilicata stanno valutando un passo analogo.