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Intervista a Paolo Furia “Avanti tutta con Sergio per le elezioni regionali”

Intervista al segretario regionale Paolo Furia sul Corriere – Torino del 11/02/2019 – di Giulia Ricci

Paolo Furia ammette l’assenza dei giovani alla convention con cui Sergio Chiamparino ha aperto la sua campagna elettorale. Lancia i «Conosci Chiampa», aperitivi con il candidato dedicati alle nuove generazioni. E dice: «Lui non si vergogni del Pd».
C’erano pochissimi giovani: dobbiamo cambiare format. Io propongo il «Conosci Chiampa» per sfruttare la sua capacità di empatia».
Paolo Furia, il giovane segretario piemontese del Partito Democratico, non accetta che il lancio del «Si al Piemonte del Sì» di sabato allo Sporting Dora sia definito «un flop». Ma ammette che qualcosa non abbia funzionato in quella marea di teste canute. E lancia un appello al governatore: «Non si vergogni del Pd».
Inizio debole, segretario?
«La sala era piena e l’effetto era buono, lui ha preferito lavorare sugli amministratori locali perché raccontassero cosa avevano fatto sul territorio. Moltissimi erano del Pd, tutte erano facce riconoscibili».
Ma non è questo il problema, vedere sempre le stesse facce?
«Quello di sabato è stato un lancio e chi ha voluto si è presentato. Certo, è oggettivo che ci sia stato un problema: non c’erano giovani. Una questione generazionale che come Pd affronteremo proponendo un format diverso. Io ho in mente il «Conosci Chiampa», aperitivi tematici dove poter chiacchierare faccia a faccia, dove «sfruttare» l’empatia di Sergio, che è bravo a capire e parlare con le persone».
A proposito di Pd, Chiamparino ha scelto un altro simbolo. Per lei è un errore?
«Come avranno notato in molti, allo Sporting la presenza del nostro partito era forte. È presto per dire se il “Sì al Piemonte del Sì” funzioni, ma in ogni caso rappresenta una coalizione, che si riunirà il 12 e ci dirà che sensazioni ha avuto di questo primo lancio. Di certo il Pd dimostra di avere figure, numeri, presenze, militanti, aderenti tali per cui non può essere snobbato».
E Chiamparino l’ha snobbato?
«No, lui ha fatto il lancio della sua proposta come coalizione, con un discorso e un atteggiamento aperto verso aspetti nuovi che condivido. Ora però, certo, io vorrei avere più libertà di organizzare incontri più piccoli e vorrei che lui venisse: Chiamparino non deve vergognarsi del Partito Democratico. Uno perché credo che la coalizione abbia bisogno di noi; due perché la sua popolarità è forte, ma non significa che tutte le generazioni sappiano chi sia. Bisogna organizzare per lui contesti dove farlo conoscere da nuovi mondi».
Perché nemmeno un manifesto in giro per la città?
«Appendere i manifesti con il volto di Chiamparino per Torino andrà fatto. Sabato hanno voluto organizzare un evento «low profile», perché quando sei al secondo mandato non puoi proporti con i fuochi d’artificio come fossi una figura nuova, un governatore ha voluto lanciare la sua candidatura prima del congresso, ha fatto molte scelte da solo che riteneva strategiche. Noi abbiamo partecipato più come contenuti».
Quindi ha organizzato tutto lui. D’ora in avanti, lavorerete compatti?
«Io rispetto la sua generazione: le modalità con cui fa le cose Chiamparino sono per forza diverse dalle mie. Ma sì, sto prendendo le misure e da domani cercheremo di fare di più soprattutto su alcune categorie: se lui non riesce ad arrivarci, lo faremo noi. È anche vero che la campagna elettorale in quanto tale non è ancora iniziata».
E non sarebbe meglio farlo mentre manca il candidato del centrodestra?
«Noi abbiamo due problemi. Il Pd non ha ancora la testa ed è a metà servizio, perché tutti i parlamentari sono impegnati per il congresso. E poi, abbiamo governato in questa Regione: non possiamo andare dagli operatori della sanità o dai commercianti a fare promesse, dobbiamo raccogliere le loro istanze, discuterne. Prima dei fuochi d’artificio, bisogna fare questo lavoro, che è eterno. Ma a un certo punto finisce. E manca poco».