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Roma non ci ha ascoltati – Intervento di Paolo Furia sul Corriere

Ringrazio il Corriere della Sera per aver pubblicato questo intervento.
Inutile lamentarsi che non ci sono i leader di una volta. Non ci sono più i partiti di una volta, non c è più la società di una volta, i giovani sono poco tutelati e condotti spesso a un conflitto continuo da meccanismi correntizi e scarsa solidarietà: come nella società e nel mondo del lavoro, così nella politica. Non conosco altre ricette se non quella di continuare a lavorare più forte e intensamente di prima, nonostante tutto.

Paolo Furia

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Torino, 5 settembre 2019

Gentile Direttore,

il fondo di Marco Imarisio pubblicato in data odierna pone con dura franchezza la questione della scarsa rilevanza dei democratici locali nelle dinamiche nazionali. Una questione che ci interpella e alla quale non intendo sottrarmi. Prima di tutto i fatti. Non senza difficoltà, il Partito Democratico accetta la sfida di governare con il M5S, che è, non dobbiamo dimenticarlo, il primo partito in parlamento. Per quanto i tempi imposti da una crisi in pieno agosto non potessero essere che strettissimi, il PD piemontese è l’unico d’Italia ad aver organizzato assemblee aperte di discussione e approfondimento sul da farsi. L’obbiettivo che ci siamo prefissi è anche quello di declinare un’agenda del Nord Ovest a cura del Partito Democratico con la collaborazione del PD ligure e lombardo, e i cui segretari mi hanno raggiunto a torino su mio invito non più tardi di tre giorni fa.
Non solo i tempi, ma anche gli spazi di manovra della trattativa per il governo sono tuttavia apparsi assai pochi. Nell’ambito di questi pochi spazi, il Partito Democratico nazionale non ha trovato il modo di far valere alcun criterio territoriale. Hanno invece prevalso criteri politici, sia pure legittimi, ma che alla prova dei fatti sono stati applicati in modo penalizzante per le regioni settentrionali in generale, per il Piemonte e il Veneto in particolare. E’ evidente che il partito nazionale dovrà operare in modo da compensare queste mancanze evidenti nella determinazione dei sottosegretari.
Centra poco con questo la questione del consenso. Non dimentichiamo infatti che solo in tre regioni d’Italia il PD aumenta alle Europee i propri voti assoluti a fronte di un calo fisiologico dei votanti rispetto alle politiche del 2018: una di queste tre regioni è il Piemonte. Rivangare i bei tempi di Fassino e Chiamparino, con cui peraltro intrattengo un rapporto costante, non serve a nulla: quando i due “ragazzi” di Via Chiesa della Salute avevano 30 anni, c’era un partito che si impegnava a valorizzarli, a crescerli, e a renderli quel che poi sono diventati. Il partito che abbiamo ereditato, inutile nasconderlo, non sta dando prova della stessa generosità e compattezza. Per la verità non mi pare che gli altri partiti siano messi molto meglio: basti pensare come Di Maio abbia scelto la ministra torinese: più per affrontare le tensioni interne in casa grillina che non per comprovati meriti e competenze.
In conclusione, le difficoltà di contesto in cui il PD piemontese tutto si trova ad operare, debbono stimolare una rinnovata stagione politica, animata da passione civile ed entusiasmo, raccolta di competenze e rappresentanza di bisogni.
Ci stiamo provando, ce la metteremo tutta.

Paolo Furia, Segretario regionale PD