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Rossi: al fianco dei medici nel chiedere aumento borse di studio per specializzandi medicina

Al Piemonte mancano 325 borse di studio per specializzandi in medicina

“Nei giorni scorsi gli Ordini Dei Medici della Regione Piemonte hanno sottoscritto un documento presentato al Presidente Cirio e all’Assessore Icardi denunciando le carenze di personale medico attuali e future della Regione Piemonte. Una lettera in cui mettono nero su bianco che fino all’approvazione del Decreto Rilancio avevamo certezza soltanto di 526 borse di studio disponibili in Piemonte, 511 finanziate dal Ministero e 15 dalla Regione. Ma il fabbisogno annuale è di 851 per il prossimo triennio: ne mancano 325, che significherebbe quasi mille medici in meno del necessario in tre anni” dichiara Domenico Rossi, vicepresidente della Commissione Sanità.

“La Giunta ha scelto di bocciare l’emendamento che abbiamo presentato al Disegno di Legge Bonus Piemonte con il quale chiedevamo di aumentare il finanziamento dedicato per passare da 15 a 45 borse di studio regionali” rileva Rossi che annuncia “non ci arrendiamo, riproporremo lo stesso emendamento nel Riparti Piemonte: è una battaglia giusta e speriamo che l’Assessore Icardi ci ascolti”.

Una proposta più che giustificata considerato che Regione Piemonte per il 2020 ha previsto solo 15 borse di studio, un numero nettamente inferiore alle altre regioni: la Campania ne ha finanziate 120, la Toscana 132, il Veneto 89. “Per fortuna il Governo ha fatto la sua parte con il Decreto Rilancio prevedendo 4.200 borse di studio per specializzandi in medicina in più per l’anno 2020 in tutta Italia. L’impegno della Regione è, però, fondamentale perché non abbiamo ancora contezza di come verranno ridistribuite sui territori e, comunque, il plus offerto dal Governo varrà solo per l’anno in corso” chiarisce Rossi.

L’emergenza Coronavirus ha reso palese la carenza di medici nel nostro territorio e non solo. “Una situazione – conclude Rossi – destinata a peggiorare nei prossimi anni per effetto, da una lato dei pensionamenti, considerata l’età media dei medici attualmente al lavoro nel Paese, dall’altro dell’imbuto formativo che blocca migliaia di laureati in medicina a cui viene negato l’accesso alla specializzazione. Inutile parlare di potenziamento del territorio e di aumento dei posti letto se non si investe sulla formazione degli operatori sanitari: diventano parole al vento”.