Intervista ad Antonio Boccuzzi su la Repubblica del 27/3/2012 – di Federica Cravero
«PURTROPPO la sicurezza è ancora vista come un costo: per alcuni imprenditori si tratta, loro malgrado, di scegliere tra pagare gli stipendi o migliorare i sistemi di sicurezza. E la riforma del lavoro di cui si discute rischia di aggravare la situazione», lo dice Antonio Boccuzzi, ora deputato del Pd, che poco più di quattro anni fa rimase ferito nell´incendio della Thyssenkrupp, in cui morirono sette colleghi.



E ci risiamo. A ogni snodo decisivo della vita politica italiana si affaccia all’orizzonte il rischio della scissione e della divisione. E, puntuale come sempre, anche questa volta con la riforma del mercato del lavoro e l’ormai noto articolo 18, arriva un confronto interno che, almeno stando ai resoconti giornalistici, può degenerare in uno scontro frontale all’interno del Pd.
Questo articolo è stato scritto domenica scorsa. Volendo occuparmi della trattativa tra governo e parti sociali sul tema del mercato del lavoro, mi rendo perfettamente conto che gli argomenti di cui tratterò potranno essere contraddetti o superati da un possibile accordo o da un atto unilaterale del governo.
“In questa riforma, almeno da ciò che sappiamo visto che il testo ancora non c’è, ci sono alcune idee del Pd per quanto riguarda le impostazioni generali. Ancora non ne vediamo l’attuazione, ma certo non c’è la nostra idea sull’articolo 18. E questa è una ferita rilevante.”
Il primo dato politico di rilievo del testo del gruppo di lavoro promosso da Enrico La Loggia (Pdl), Linda Lanzillotta (Terzo polo) e Walter Vitali (Pd) e realizzato presso la Fondazione Astrid insieme ad autorevoli studiosi è di metodo. Esso nasce sin dall’origine come testo costruito insieme, non quindi una mediazione successiva a posizioni di parte. Inoltre ha tenuto conto del positivo lavoro svolto sin qui dai “facilitatori” scelti dai leaders delle tre forze che sostengono il governo senza immaginare velleitaristicamente di ripartire da zero, sia sul sistema elettorale sia sulle riforme costituzionali.
Ricostruire un rapporto di fiducia nelle istituzioni rappresentative non è solo una questione di democrazia, ma il presupposto per affrontare con successo il problema dello sviluppo, per ammodernare il nostro Paese e per superare le disuguaglianze sempre più marcate in esso si sono venute consolidando.
Di fronte al deficit di conoscenza diffusa, dovuta ai numeri di carattere geologico, geografico, economico, sparati e contraddetti nel corso di infuocati dibattiti sulla progettata ferrovia in Val di Susa, fra chi si schiera da una parte e chi dall’altra, con frequente ricorso all’uso improprio delle categorie antinomiche amico-nemico, razionalità-barbarie, amore-odio, pace-guerra, assolutezza-negoziabilità delle proprie posizioni, verità-bugia, buonafede-malafede, è legittimo e prudente ritenere di non saperne abbastanza per fare scelte di campo irrevocabili.


