Interrogazione a Piantedosi sull’espulsione di Mohamed Shahini
Le parole pronunciate dall’Imam di Torino Mohamed Shahin sul 7 ottobre, da lui stesso poi ritrattate, furono e restano inaccettabili.
Ma quell’episodio, da solo, non può giustificare un provvedimento di espulsione, soprattutto se arriva per una persona che vive in Italia da più di venti anni senza precedenti a suo carico e con un ruolo sociale molto attivo, come dimostra anche la lettera inviata al Quirinale dalla Rete del dialogo cristiano islamico, firmata anche dal vescovo di Pinerolo Derio Olivero, presidente della commissione CEI per l’ecumenismo e il dialogo.
Per questo ringraziamo il senatore Andrea Giorgis che, insieme alle colleghe e colleghi D’elia, Bazoli, Camusso, Parrini, Delrio, Tajani e Manca, ha depositato un’interrogazione in Senato, analogamente a quanto fatto dall’ onorevole Mauro Berruto insieme alle colleghe Scarpa, Boldrini e Bakkali alla Camera dei Deputati, per chiedere su quali basi, al di là delle sollecitazioni di alcuni parlamentari di destra, sia stata effettuata la valutazione di pericolosità di Mohammed Shahini.
Se da un lato è fondamentale che lo Stato contrasti ogni forma di radicalizzazione violenta, altrettanto fondamentale è che il giudizio di pericolosità prefigurato dall’articolo 13, comma 1 del testo unico si basi sempre su motivi comprovati di rischio per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato e non possa in alcun modo giustificare arbitrarie e sproporzionate misure da parte del potere esecutivo nei confronti di cittadini stranieri ai quali vanno sempre riconosciuti i diritti fondamentali.







