Ambiente, energia e sostenibilità (2008-2009)
Dpef 2009-2013: nessuna traccia del Protocollo di Kyoto
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Nelle 56 pagine del Documento di Programmazione Economica-Finanziaria per gli anni 2009-2013 – deliberato dal Consiglio dei Ministri il 18 Giugno – le parole cambiamenti climatici e Protocollo di Kyoto non compaiono. Eppure nel 2008 il Protocollo di Kyoto è entrato nella sua fase operativa, per cui la distanza tra le emissioni dei Paesi e l’obiettivo sottoscritto si inizia a quantificare in termini di costi del mancato raggiungimento che, ricordo, sono a carico dello Stato.
WWF e Legambiente sottolineano che l’Italia – che si è impegnata a una riduzione delle emissioni di CO2 del 6,5% rispetto ai calcoli più recenti riferiti al 2006 – evidenzia emissioni del 9,9% superiori al 1990. Questo ritardo a partire dal 2008 deve diventare una voce di bilancio dello Stato perché in base al protocollo di Kyoto comincerà a gravare come spesa, la cui entità può essere stimata in alcuni miliardi di Euro ogni anno. Invece nel Documento, che fissa lo scenario delle politiche e degli interventi strategici nel prossimo triennio gli ambientalisti, non risulta alcun riferimento né in termini di costi, né di decisioni operative per invertire la tendenza all’aumento delle emissioni di CO2.
Nel DPEF viene posta in risalto la scelta del Governo di rilanciare il nucleare ma – a parte il merito della decisione – l’operatività delle centrali sarebbe nella migliore delle ipotesi prospettata al 2020. Che cosa farà l’Italia da qui al 2020? Questa “dimenticanza” è molto grave in quanto l’Italia è impegnata anche a livello europeo in una strategia di lotta ai cambiamenti climatici con una riduzione del 20% al 2020 (-30% nel caso, da tutti auspicato, di un accordo globale per il periodo successivo al 2012)”.
I costi per la mancata applicazione del Protocollo di Kyoto in Italia rischiano di aumentare fino a 2,56 miliardi di euro all”anno per il periodo 2008-2012 se non verranno adottate delle politiche rigorose e costanti di riduzione delle emissioni. L’impegno per l’Italia deve essere quello di ridurre le emissioni di CO2, di circa 98 Mt/anno tra il 2008 e il 2012.
Positiva, invece, l’idea della cosiddetta “Robin hood tax”, ossia la tassazione dei sovrapprofitti delle imprese energetiche; ma tale strumento va modulato sulle emissioni di CO2, in modo da renderlo efficace anche quale incentivo al taglio delle emissioni.
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