Il farmacista territoriale e la Farmacia: minacce ed opportunità
Contributo a cura del dott. Marco AGGERI (:: scarica questo documento in pdf).
Quale ruolo possiamo immaginare per il farmacista territoriale e la farmacia nella società futura?
Quello di un professionista costretto ad obbedire alle regole del libero mercato spingendo la farmacia sempre più verso derive commerciali?
Oppure quello di un professionista che decide di affrontare il cambiamento ricoprendo un nuovo ruolo nel sistema sanitario?
Vogliamo iniziare questa riflessione con la premessa che il nostro lavoro avrà valore e significato per la collettività solo nella misura in cui può contribuire al progresso della società civile.
La discussione del nuovo ruolo del farmacista territoriale deve svilupparsi lungo due cammini che devono procedere in modo parallelo e comune:
• il primo è quello che prevede una ridefinizione della professione e degli ambiti professionali alla luce del mutato contesto socioculturale;
• il secondo è quello di tutela della farmacia come realtà economica i cui ricavi sempre e soprattutto derivare dalla vendita dei farmaci per non snaturare quella che è il suo ruolo di presidio sanitario.
Quando parliamo di “mutato contesto socioculturale” e perchè riteniamo che la professione del farmacista in farmacia sia quella che più drammaticamente debba confrontarsi con i cambiamenti culturali che hanno interessato la società italiana negli ultimi decenni.
Il suo ruolo di riferimento per gran parte della popolazione che derivava dalla sua attività di intermediazione e decodifica del linguaggio medico è oramai da considerare superata. La diffusione di una cultura sanitaria di base e la possibilità di accedere a fonti di informazione in maniera sempre più rapida e semplice rende sempre più critica la nostra posizione.
Uno sviluppo della professione del farmacista territoriale non può non passare attraverso una trasformazione delle sue competenze da quelle prettamente chimico-farmaceutiche a quelle clinico-sanitarie. Nuove competenze che verrebbero definite in base ai contenuti e le attività della pharmaceutical care ed alla crescente richiesta di assistenza da parte una popolazione che invecchia e che è soggetta a patologie croniche e terapie complesse.
In tutti questi anni i farmacisti hanno saputo sviluppare nuove competenze e, accanto, alle attività considerate di base, la dispensazione dei medicinali e l’informazione sul loro corretto uso, la farmacovigilanza e il monitoraggio della spesa farmaceutica (Art. 50). E’ ben noto a tutti come si è sempre fatto riferimento al farmacista come il primo operatore sanitario sul territorio e la farmacia territoriale come presidio sanitario: riteniamo che sia giunto il momento di arrivare ad una “normalizzazione” del suo comportamento in modo tale che il suo lavoro sia chiaro, definito e tutelato.
Il futuro della farmacia territoriale deve passare, quindi, necessariamente attraverso una riorganizzazione del ruolo del farmacista territoriale nel sistema di assistenza sanitaria territoriale integrando la sua attività sempre più con quella di altri professionisti della salute: Medico di base, infermieri dell’ADI e con i colleghi ospedalieri e del servizio farmaceutico delle ASL. Tutto questo allo scopo di assicurare al paziente una migliore assistenza farmaceutica in continuità con gli altri professionisti e strutture sanitarie.
Riteniamo che la conoscenza delle rispettive competenze e il riconoscimento dei ruoli di ciascuno siano il passo necessario verso una integrazione delle nostre diverse figure professionali in un sistema che tuteli nel miglior modo possibile la salute del paziente.
In sintesi la riorganizzazione del sistema delle farmacie territoriali dovrebbe passare attraverso due aree:
Area professionale
implementare la formazione del farmacista con competenze di tipo clinico, avvicinando il farmacista al letto del paziente, in modo da renderlo un partner consapevole delle terapie mediche. Questi cammini formativi dovranno, inoltre, aiutare a sviluppare le capacità del farmacista di comunicare con il paziente o chi per esso si presenta in farmacia (tecniche di negoziazione, counselling e couching sempre riferiti alla pharmaceutical care) ma anche sviluppare capacità di team bulding e project mgnt per collaborare con gli altri professionisti sanitari e sviluppare progetti sanitari.
Area economica
la farmacia territoriale può svolgere un ruolo nuovo e importante per la collettività senza costi aggiuntivi per il Sistema Sanitario solo se non verrà smantellato l’attuale sistema (pianta organica, titolarietà e proprietà, convenzione con l’SSN).
Le risorse economiche che la farmacia ha bisogno per il suo sviluppo verranno sempre e sopratutto dall’area del farmaco e iniziative che utilizzino canali alternativi vanno sempre e comunque ad erodere le risorse per la farmacia che sarà costretta a utilizzare aree più commerciali come fonte di ricavi.
Il farmacista territoriale è sempre stato un partner serio ed affidabile per il SSN e vuole continuare ad esserlo. Il ricorso a forme distributive alternative devono essere limitate a quelle condizioni particolari di tutela della salute del paziente. Tutte le altre valutazioni riteniamo debbano essere prima discusse tra le parti per arrivare a soluzioni condivise e che tutelino la farmacia.





