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Sanità (2008-2009)

Le professioni sanitarie della riabilitazione

Contributo a cura della Dott.ssa Franca Balbo Mossetto
(52 anni, laureata in Logopedia alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Torino e Master in Management delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione conseguito alla Facoltà di Medicina dell’Università di Genova. Logopedista con funzioni di Coordinamento del personale del Comparto presso la S.C. di Neuropsichiatria Infantile ( ex asl 4 ) ASL 2 Torino).

LE PROFESSIONI SANITARIE DELLA RIABILITAZIONE
Le Professioni Sanitarie della Riabilitazione concorrono al miglioramento della qualità della vita dei cittadini di cui si occupano. Avere la possibilità di effettuare dei percorsi riabilitativi adeguati e poter usufruire di trattamenti e prese in carico riabilitative appropriate e di qualità può fare la differenza. Lo scopo primario della riabilitazione è quello di fornire un intervento sanitario, finalizzato a sviluppare tutte le risorse potenziali dell’individuo avvalendosi anche di interventi sociali orientati a sviluppare e rendere disponibili le risorse e le potenzialità ambientali.
Gli interventi riabilitativi sono trasversali a tantissimi problemi di salute, più o meno gravi, sia acuti, che cronici che degenerativi. Molto spesso i pazienti con malattie cardiologiche, mentali, respiratorie, motorie, comunicativo – linguistiche, neurologiche, dell’alimentazione e delle dipendenze, necessitano dell’intervento di una o più figure riabilitative.
La riabilitazione è trasversale a tutte le età. I fisioterapisti, i logopedisti, gli educatori e gli altri professionisti della riabilitazione si occupano di pazienti di tutte le età. Il neonato prematuro, il bambino che non parla, il ragazzo che ha difficoltà nella lettura, l’adolescente autistico, il giovane che ha avuto un incidente con la moto, l’adulto con problemi muscolo scheletrici, l’anziano dopo un ictus, sono tutti cittadini che necessitano di trattamenti riabilitativi.
Un campo di grande interesse per la clinica riabilitativa, in particolare logopedica e fisioterapica sono le malattie neurologiche, che colpiscono l’adulto compromettendone funzioni importanti per la qualità della vita. Campo amplificato in questi anni, da dati epidemiologici e dall’ incidenza di malattie responsabili dei deficit neuropsicologici. “Invecchiare non è una malattia”, anche se di questo non tutti sembrano esserne convinti, il passare degli anni non comporta per tutti perdita, malattie o dolore; molte persone infatti, con il passare degli anni, sono in grado di badare a se stesse e allo stesso tempo di svolgere significativi ruoli sociali all’interno della famiglia e delle comunità di vita in senso allargato.
Anche in Italia, come in tutti i paesi europei, raccogliere la sfida dell’invecchiare bene, significa soprattutto, agire un forte investimento in politiche di prevenzione nel campo sanitario. Purtroppo anche se questo sembra un fatto assodato, non sembra che tale situazione venga affrontata in maniera costruttiva. Nel nostro Paese il 18% degli abitanti supera i 65 anni di età e le previsioni ISTAT stimano che questa percentuale raggiungerà il 34,4% nel 2050. Gli over 80 rappresentano oggi il 4,3% della popolazione e nel 2050 dovrebbero arrivare al 14,2%. Questa sorta di rivoluzione demografica ha, come sappiamo, alla base diversi fattori come: l’aumento dei progressi tecnologici nella medicina, i cambiamenti degli stili di vita ed un profondo mutamento nei meccanismi sociali.
Le principali componenti sulle quali investire quindi, rimangono principalmente quelle riferibili a comportamenti o stili di vita virtuosi da parte della popolazione, rafforzando quello che è si, il diritto alla Salute sancito dalla nostra Costituzione, ma contemporaneamente, infondere a tale diritto, quel “dovere” a mantenerla nel tempo, come atto di responsabilità verso se stessi e verso la collettività. Siamo tutti consapevoli che l’allungamento della vita media è certamente qualcosa da valutare con ottimismo, ma le conseguenze di questa situazione possono essere viste anche come un problema. Consideriamo importante invece, guardare al mondo del futuro con la preoccupazione e l’impegno che derivano dalla coscienza di fenomeni complessi e difficili, ma senza angosce paralizzanti, certamente con l’aumentare del numero delle persone anziane aumenterà anche il numero assoluto di quelle affette da gravi limitazioni, ma percentualmente è ormai provato che il fenomeno tenderà a migliorare sotto l’effetto dei diversi interventi preventivi e curativi che la società saprà imporre. Appare chiaro che tale trasformazione va affrontata e monitorata per la pianificazione delle risorse e per l’offerta dei servizi di assistenza che dovranno tener conto del radicale cambiamento che sta subendo una popolazione che ha delle aspettative di vita molto diverse rispetto a venti anni addietro. Una popolazione più numerosa quindi, ma anche più attiva nel proprio contesto sociale che richiederà più servizi dipendenti in larga parte dai bilanci dei sistemi sanitari destinati sempre di più a contenere e a razionalizzare le spese.
Anche per le professioni della riabilitazione tale situazione demografica ed epidemiologica, risulta essere motivo di grande interesse per come, il variare del bisogno di salute e le nuove richieste in questo senso, influenzano la natura della propria attività preventiva e riabilitativa. Le principali patologie neurologiche e neuropsicologiche legate agli insulti vascolari o ictus, alle malattia croniche degenerative quali Parkinson o Alhzeimer, fattori incidentali quali i Traumi Cranio Encefalici, il decadimento cognitivo degli anziani, occupano in grande misura la clinica per esempio del logopedista per gli aspetti di sua competenza. Deficit quali l’Afasia, la Disprassia, le Demenze, la Disfagia e altri disturbi neuropsicologici sono condizioni che richiedono necessariamente un intervento interdisciplinare .
La Riabilitazione, con tutta la cultura della disabilità ad essa connessa, si configura come un momento centrale di riflessione sulle attività che influenzano il comportamento, ovvero la “persona” nella sua interezza e complessità è l’oggetto di ricerca ed il fine di tutto il fare riabilitativo. La cultura sanitaria degli operatori che si formano nelle Università è tradizionalmente attenta alla componenti biologico-tecniche delle cure, tuttavia, negli ultimi anni il concetto di “qualità” dell’assistenza ha riportato il cittadino al centro di interesse degli operatori, rafforzando concetti quali: la continuità, l’efficacia nella pratica, la sicurezza, la tempestività, l’appropriatezza, il rispetto, la comunicazione interpersonale, l’empatia e la centralità degli assistiti.
La riabilitazione si basa sull’integrazione. Ottenere risultati riabilitativi adeguati richiede la massima collaborazione tra le professioni mediche e quelle sanitarie . Si tratta, infatti, di un processo di soluzione dei problemi e di educazione nel corso del quale si porta una persona a raggiungere il miglior livello di vita possibile sul piano fisico, funzionale, sociale ed emozionale, con la minor restrizione possibile delle sue scelte operative. La consapevolezza, e l’importanza, di svolgere in modo autonomo le attività di propria esclusiva competenza e di favorire la collaborazione con altri professionisti su un piano di parità, stimolando ciascuno ad identificarsi come “Professionista” e a rinsaldare i valori etico-disciplinari che stanno alla base e caratterizzano il rapporto tra i professionisti della Sanità e l’Utente.
I percorsi riabilitativa si basano sull’integrazione perché oltre che riguardare il soggetto viene coinvolta anche la famiglia del soggetto e quanti sono a lui vicini. Di conseguenza, il processo riabilitativo riguarda, oltre che aspetti strettamente clinici anche aspetti psicologici e sociali.
L’integrazione necessaria si estende ai livelli di assistenza nei termini di continuità della cura e tra gli interventi sanitari e sociali. L’ambito in cui maggiormente si deve esplicare questo aspetto è il livello territoriale dove rientrano gli interventi ambulatoriali, domiciliari, semiresidenziali e residenziali.
Nell’ambito del diritto alla Salute sancito dalla nostra Costituzione, i servizi sanitari implicitamente o esplicitamente, perseguono l’obiettivo della Qualita’. Valutare quale quota di questo obiettivo sia stata raggiunta, è l’impegno che la sfera politica , civile e del mondo degli studi fanno emergere, ancorando questa necessità, all’erogazione di pubblici servizi a sistemi di garanzia degli utenti. Finora la responsabilizzazione piena delle persone e degli enti incaricati di pianificare e gestire le prestazioni e la partecipazione attiva di tutti coloro che entrano in contatto con i servizi è stata la prima (e spesso unica) leva della spinta verso una migliore sanità pubblica: benché necessaria è risultata insufficiente a fronte di una realtà materiale che la buona prassi individuale non riesce ad intaccare.
La diffusione della cultura della misurazione della Qualità di per sé dovrebbe innescare un circolo virtuoso di continuo miglioramento, tanto più atteso nel nostro Paese, in un campo come quello sanitario, nel quale ancora si registrano disservizi e sprechi.
La Regione Piemonte ha ben chiara la valenza degli interventi riabilitativi per la salute dei suoi cittadini e per questo ha attuato una serie di provvedimenti per il miglioramento complessivo di questo settore.
Attraverso specifico Decreto di Giunta ha avviato un complesso riordino delle attività riabilitative con l’obiettivo di tutelare la salute dei cittadini che impegnerà medici e professionisti della Riabilitazione in un grande sforzo di miglioramento.