Ambiente, energia e sostenibilità (2008-2009)
Manifesto ECODEM piemontesi
Pubblichiamo di seguito il manifesto degli ecologisti democratici piemontesi, che potete anche scaricare in formato pdf. Vi segnaliamo inoltre l’assemblea regionale degli ECODEM, che si svolgerà sabato 7 giugno a Poirino presso l’Agrigelateria San Pè. Maggiori particolari sull’invito all’Assemblea regionale.
Noi ecologisti e democratici guardiamo con attenzione e speranza al processo di costruzione del Partito Democratico.
Con la lunga transizione che ha seguito la crisi di Tangentopoli e la fine della prima Repubblica, la società civile – intesa nel senso non generico di gruppi e movimenti di cittadini attivi in politica -, ha conosciuto una stagione di protagonismo occupando lo spazio lasciato vuoto da una politica e da partiti lontani dalle istanze dei cittadini e chiusi in una sterile logica autoreferenziale.
Continua oggi a essere fortemente sentita l’esigenza di pratiche democratiche riformulate e di nuove forme di partecipazione in un soggetto politico capace di essere la casa comune di molti cittadini. Questo nuovo progetto va avviato nel segno di un’apertura non formale alle migliori istanze culturali e ideali della società tra le quali l’aspirazione a un ambiente pulito e alla sostenibilità dello sviluppo sono valori prioritari, come lo sono il bisogno, l’interesse alla partecipazione democratica, come elementi identitari di un nuovo partito che riconosca la sovranità dei cittadini, degli uomini e delle donne, dei giovani e degli anziani, nel decidere sul rinnovamento della classe dirigente politica, una delle risposte urgenti alla crisi della nostra democrazia .
Ci siamo impegnati, in questi anni, in Piemonte come nelle altre regioni d’Italia, perché la cultura ecologista, dei diritti e della partecipazione democratica, fosse tra i profili fondativi e ispirasse il concreto agire di questo nuovo progetto che non deve limitarsi ad aggregare solo le culture riformiste del Novecento – conservando la vocazione a pensare lo sviluppo e il futuro come inseparabili dai valori della socialità e della solidarietà – ma che sappia anche immergersi con coraggio nei problemi e nelle dinamiche del nuovo secolo.
La proposta che noi avanziamo per contribuire a fare del PD un grande e moderno partito democratico è quella di costruire una forma associativa che consenta a tutti coloro che vogliono impegnarsi sui temi dell’ambiente, della democrazia e della partecipazione di portare il proprio contributo.. Una associazione radicata sul territorio piemontese, articolata nei circoli e forum locali, che sappia coinvolgere competenze scientifiche, esperienze del mondo del lavoro e dell’impresa, sensibilità diffuse tra i cittadini. Una associazione aperta, della quale si possa far parte anche senza essere aderire direttamente al PD. Uno strumento necessario per dare voce e forza al nostro ambientalismo, ma al tempo stesso utile al Partito Democratico per entrare in rapporto con settori importanti della società piemontese e italiana.
Gli ecodemocratici piemontesi intendono promuovere un dibattito aperto e rigoroso, sulle tematiche ambientali, ponendole al centro dell’agenda politica di questi anni. Si tratta per gli ecodemocratici piemontesi di individuare un nuovo modello di responsabilità politica che parta da scelte territoriali per aggredire tematiche di più vasto respiro internazionale.
I temi prioritari
Rifiuti
Come descritto dalla gerarchia europea un impegno forte verso la prevenzione e riduzione con l’obiettivo del 10% in meno entro il 2012, il che equivale a stabilizzare la produzione al dato del 2003.
Promozione dell’organizzazione dei servizi di raccolta e trasporto che consenta di raggiungere il 65% minimo di RD e avvio al recupero di materia come media regionale
Tutto ciò equivale a dire, a costanza di popolazione, non più di 750mila tonnellate da avviare al recupero energetico entro il 2012;
Un numero di impianti dimensionati e localizzati in modo da ottimizzare il ciclo dei trattamenti e la logistica dei flussi a scala regionale, anche prendendo in carico rifiuti assimilabili che potrebbero viceversa finire in circuiti privati di difficile controllo, ma che non possono essere tout court sommati ai fabbisogni di trattamenti termico senza un programma di riduzione e riciclaggio, attività che presenta in quel settore “ampi spazi di miglioramento” soprattutto nelle gestioni pubbliche, con l’obiettivo europeo minimo del 70% di recupero di materia.
Infine una forte promozione allo sviluppo di politiche e interventi a favore degli acquisti di ri-prodotti e acquisti verdi, estendendo il GPP anche al settore privato.
Energia
Entro il 2010, l’insieme delle nuove centrali (idroelettriche e turbogas) già autorizzate, in costruzione o in “avanzata” istruttoria garantiranno alla Regione Piemonte l’autosufficienza elettrica, ma con un parallelo aumento della dipendenza dalle importazioni di gas naturale. Il Piemonte rimarrà area di attraversamento per le linee ad alta tensione di importazione ed esportazione di energia elettrica da e per l’Europa.
Pur non escludendo la realizzazione di rigassificatori non pensiamo sia razionale prevedere altre centrali di potenza. Centrali di piccola potenza, alimentate con fonti rinnovabili o a biomasse per la co-generazione ad alta efficienza, possono invece essere auspicate come progetti territoriali di sviluppo e di valorizzazione delle risorse locali.
Il nucleare non è una soluzione né per oggi né per il futuro prossimo, non essendo risolti i problemi del rischio, lo smaltimento delle scorie a la stessa disponibilità e il costo nel tempo del combustibile.
Gli ecodemocratici piemontesi non ritengono sbagliato sostenere la ricerca per soluzioni avanzate e sicure del nucleare del futuro, ma che nell’immediato sia prioritario doversi impegnare per:
– il pericoloso deposito di scorie di Saluggia
– politiche concrete di riduzione dei consumi energetici, eliminazione degli sprechi, incremento dell’efficienza negli usi finali. In particolare le nuove costruzioni devono adeguarsi agli standard introdotti nella normativa, ma ancor più attraverso politiche che incentivino nuove progettazioni per edifici in Classe A e un vasto programma di ristrutturazioni con l’obiettivo di portare il parco immobiliare esistente al livello medio pari alla Classe C, il che equivale ad un riduzione di due terzi dei consumi attuali.
– raggiungere in anticipo, in Piemonte, gli obiettivi Europei del 20% di rinnovabili e di una riduzione del 20% dei consumi energetici.
Territorio e consumo di suolo.
Le superfici urbanizzate in Piemonte erano nel 2001 secondo le classificazioni ISTAT il 5,6% della superficie totale e oltre l’8% delle fasce pianeggianti. Nella nostra Regione i suoli liberi (agricoli) consumati tra il 1990 e il 2005 sono stati oltre il 18% del totale e le analisi dettagliate di CSI Piemonte mostrano però che in tutta la regione il consumo di suolo ha continuato ad accelerare negli anni successivi al 2000 fino a valori dell’1-2 % anno tra il 2000-2006. L’insediamento disperso interessa i due terzi del territorio urbanizzato, creando un ulteriore fenomeno di erosione e frammentazione delle superfici naturali.
Gli ecodemocratici piemontesi ritengono che sia prioritario salvaguardare le aree agricole produttive che nella nostra Regione sono tutte di pregio e rappresentano la base per un’economia sostenibile basata sulle produzioni di qualità, sulle filiere corte di trasformazione e distribuzione di prodotti tipici a forte identità territoriale.
Occorre una nuova legge urbanistica che consenta la redazione di piani strutturali dotati di efficacia, che parta dalla considerazione del suolo (integro) come una risorsa scarsa da tutelare da proteggere da speculazioni finanziarie. Occorrono vasti programmi di rinnovamento e riqualificazione urbana che prevedano anche coraggiose operazioni di demolizione, liberazione spazi e ricostruzione con criteri di qualità, efficienza energetica e compatibilità ambientale, a partire dal recupero delle aree dimesse o degradate. Occorre introdurre meccanismi di compensazione ecologica preventiva relativamente alle nuove espansioni ed edificazioni.
La tassazione dell’uso del suolo (parcheggi di superficie, utilizzo delle strade urbane e in generale delle aree congestionate, ecc.) deve essere considerata una fase dello spostamento della fiscalità dal reddito e dal lavoro alle risorse scarse.
Per far fronte in parte ad una potenziale riduzione della fiscalità locale, alla rinuncia da parte dei Comuni degli oneri di urbanizzazione per favorire progetti ambientalmente ed energeticamente compatibili, si propone l’estensione del meccanismo di scambio dei crediti di carbonio a settori al momento coinvolti come gli Enti Locali, le piccole imprese e privati gestori di immobili
Territorio integro vuol dire anche sicurezza e prevenzione dai grandi rischi agendo sui due corni del problema: da un lato la prevenzione come fattore discriminante per tutte le decisioni e completamento delle opere di messa in sicurezza dai pericoli già esistenti, dall’altro il miglioramento continuo del sistema della Protezione Civile mettendo in rete, sul modello di prim.net, i piani di protezione civile, assicurandone l’adozione da parte di tutti i Comuni ed esaltando la centralità del ruolo del volontariato.
Trasporti e Mobilità
Il territorio è la principale risorsa e l’indispensabile “infrastruttura” per lo sviluppo sano delle economie locali. Paesaggio, qualità e tipicità delle produzioni, saperi e capacità di fare sono risorse uniche, che divengono però rapidamente irriproducibili in un contesto territoriale e ambientale che perde le sue connotazioni, lo spazio e l’identità.
Le infrastrutture di trasporto e la logistica devono essere viste, quali sono, mezzi strumentali a servizio dello sviluppo e la loro espansione e razionalizzazioni devono essere proporzionate alle esigenze del territorio e alle sue specificità. Di per sé il trasporto e la logistica non costituiscono un motore per lo sviluppo del Piemonte, ma costituiscono uno dei servizi essenziali per lo sviluppo le imprese del territorio.
La mobilità delle persone e delle idee è un valore importante, la disponibilità di mezzi di trasporto è uno strumento essenziale allo sviluppo economico dei territori. Dobbiamo però riconoscere che l’attuale sistema di con cui le persone si spostano e le merci viaggiano non è sostenibile. Torino e la sua regione sono tra le aree più motorizzate del pianeta, le merci, come nel resto d’Italia e a differenza dei Paesi nostri competitor, usano troppo le strade e troppo poco le ferrovie.
Occorre invertire tendenza: mobilità “di valore” richiede più offerta di servizio pubblico, mezzi più confortevoli e politiche di riduzione del traffico privato.
Più tram, metropolitane e bus nelle aree urbane, più treni e connessioni di interscambio per le lunghe percorrenze. Occorrono servizi frequenti e confortevoli per i pendolari, servizi oggi troppo lontani da standard accettabili per un Paese moderno. . Le piste ciclabili in area urbana e le ciclopiste extraurbana devono, al pari degli altri sistemi di mobilità, essere ordinariamente offerti ai cittadini per gli spostamenti casa- scuola, lavoro, per raggiungere i centri urbani e i le aree commerciali, come per spostarsi durante il tempo libero e le attività di loisir. La logistica deve essere al servizio dello sviluppo economico dei territori e non viceversa. L’alta velocità come disegno di connessione alle reti europee di trasporto è una priorità ineludibile. Questo non significa che abbia senso “qualunque” tratto di alta velocità in qualunque momento. Ciò significa che per la tratta To-Lione devono valere le risultanze dell’Osservatorio “Virano”, ormai imminenti. Che occorre ammodernare e saturare la linea storica, che occorrono politiche concrete per spostare il traffico e le merci dalla strada alla gomma.
Il fare, il decidere, la partecipazione
Un ambientalismo che abbia l’ambizione di tracciare un futuro socialmente desiderabile deve sapere proporre soluzioni ai problemi del vivere quotidiano. Cosa significa l’ambientalismo del FARE? Non solo capacità critica, di giudizio e di selezione di ciò che propongono gli altri, ma anche capacità autonoma di creare e proporre soluzioni.
Non significa fare qualunque cosa a qualunque costo in qualunque posto. Fare BENE, cioè ambientalmente sostenibile, significa avere criteri di buona progettazione, capacità di inserimento territoriale e di valutazione strategica e puntuale dei progetti. L’Italia e la nostra Regione non sono povere di capacità professionali, tecnico-scientifiche, gestionali. Ma ciò non basta.
Dobbiamo avere a cuore la sostenibilità e accettabilità dei progetti. La qualità progettuale si deve confrontare con la condivisibilità delle scelte, con il consenso delle comunità interessate. Il consenso non è un “bollo” in più che si aggiunge a fine corsa, ma un obiettivo che si persegue prevedendo la partecipazione dei cittadini a tutte le scelte e le decisioni.
L’approccio “Glocale”, la capacità di pensare al globale nell’operare sul piano locale, non può tradursi nella caricatura dell’interesse generale che si impone sempre a quello delle minoranze locali. Le quali peraltro dispongono di potenti strumenti di opposizione.
La chiave non può che essere una pratica decisionale basata sulla partecipazione dei cittadini alle scelte fin dai momenti iniziali dei processi decisionali: le norme europee sulla VAS, il VIA, sulla partecipazioni dei cittadini e l’informazione ambientale devono trovare nella nostra regione livelli avanzati di applicazione.
I cittadini, la società organizzata nelle diverse forme associative e di rappresentanza devono trovare nei percorsi decisionali le garanzie di partecipazione alle scelte economiche, territoriali e ambientali che riguardano la loro vita e il loro futuro.
web: www.ecologistidemocratici.it
mail: ecodem-piemonte@libero.it





