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Sanità (2008-2009)

Salute mentale: Riflessioni e preoccupazioni

Contributo a cura del dott. Mauro NANNINI (:: scarica il documento in pdf).
L’esaurirsi di ogni forma di confronto istituzionale sui fronti principali della salute mentale, l’evoluzione della domanda di aiuto e la lungo assistenza, ha portato i servizi verso una modalità statica e ripetitiva di offerta.
Esiste oggi un problema relativo alla disciplina psichiatrica, che è posta fortemente in discussione dalla mancanza di elaborazione di modelli da parte della psichiatria sociale e dalla insufficienza dell’attuale eclettismo teorico.

La rivoluzione culturale della psichiatria, che dal 1978 ha permesso di restituire libertà e offrire cure a migliaia di pazienti, rischia oggi di appiattirsi in un mix tra servizio specialistico e accudimento di lungo periodo, perdendo la capacità di integrarsi con la dimensione sociale e con le altre discipline. Questo rischio si avverte anche nella lettura dei piani di organizzazione delle asl cittadine, dai quali pare emergere una organizzazione più centrata sugli equilibri tra le persone, che sulle prospettive e le priorità dei servizi di salute mentale. Si colgono alcuni segnali positivi, espressi in ciascuna delle due asl cittadine in forme diverse, che abbozzano forme di confronto e processi integrativi.

 

Manca tuttavia oggi un Pensiero sulla materia e di conseguenza le organizzazioni arretrano, rischiando di coincidere con le singole esigenze. La definizione di due dipartimenti per ciascuna asl di Torino potrebbe rappresentare un primo sforzo di omogeneizzazione delle organizzazioni, se non fosse che nelle due aassll-to i 4 dipartimenti sono molto disomogenei, anzi profondamente diversi.

 

Si pone ancora più energicamente il problema di creare aree di confronto e integrazione, tra i servizi dei singoli dipartimenti, tra i dipartimenti e tra questi e i servizi delle altre discipline e con i servizi della Città. E’ paradossale che in una fase in cui le sinergie, le fusioni, le integrazioni sono pensate e proposte come le occasioni per recuperare risorse ed ampliare l’orizzonte progettuale ed assistenziale, i servizi di salute mentale, ma anche le tossicodipendenze e la NPI, si siano separate, allontanate ed arroccate all’interno delle proprie organizzazioni, rendendo impossibile – per ora – la creazione di dipartimenti con orizzonti integrativi strategici e chiari. Pare ritornata l’epoca del “mio servizio”, della botteguccia, che cerca di difendere il proprio interesse, dimenticando il quartiere e la Città in cui opera.

 

E’ necessario rilanciare un processo integrativo, che veda i servizi di salute mentale operare all’interno di una rete comune, rete di pensiero e di progetti, rete di strutture, rete di servizi, che operi insieme ai servizi sociali del Comune, che progetti interventi sulla disabilità psichica in cooperazione con i servizi Comunali, che valorizzi le esperienze maturate sulla lungo assistenza con le associazioni, che differenzi le proprie capacità e offerte per incontrare le attuali forme del disagio mentale e del’intreccio con la povertà crescente.