Allentare il patto di stabilità per sconfiggere la crisi
di Gianfranco Morgando, Segretario regionale Pd Piemonte
Allentare i vincoli del Patto di stabilità, consentire alle amministrazioni locali (Province e Comuni) di fare nuovi investimenti e di pagare i fornitori: questo il contenuto della Mozione presentata dal Segretario del PD Dario Franceschini e approvata praticamente all’unanimità dalla Camera dei Deputati con il parere favorevole del Governo. Un atto bipartisan che vuole ridare fiato agli enti locali che in questa fase di grave crisi potranno spendere subito i soldi che hanno in cassa ma che sono bloccati a causa delle regole finanziarie troppo restrittive volute dal Ministro Tremonti.
Un importante atto politico ed istituzionale che il Governo dovrebbe tradurre rapidamente in interventi concreti volti a modificare quel patto di stabilità che sta strozzando i nostri Comuni, impossibilitati a spendere i soldi e pagare i fornitori anche quando i soldi li hanno. Finora il Governo non si è adoperato in tal senso, anzi, si è limitato a introdurre un emendamento al DL incentivi che di fatto svuota la Mozione Franceschini prevedendo uno stanziamento insufficiente rispetto all’obiettivo di sbloccare gli investimenti e i pagamenti degli enti locali e per di più scaricando sulle Regioni l’onere di provvedere alle risorse necessarie. E’ grave che Governo e maggioranza ritornino sui loro passi, disattendendo un atto votato dalla Camera e contraddicendo se stessi!
Rigore fiscale, equilibrio dei conti pubblici e rispetto delle regole europee sono principi in cui il PD crede fermamente, tuttavia è irragionevole non permettere agli enti ‘virtuosi’, ovvero con i bilanci in attivo, di investire le risorse a disposizione, avviando opere pubbliche che altrimenti rimarrebbero congelate e aiutando concretamente tante imprese oggi in difficoltà.
Secondo l’interpretazione della Ragioneria di Stato, infatti, agli enti locali è negata la possibilità di spendere risorse derivanti da cessioni di quote di società o di immobili, oppure di utilizzare gli avanzi di amministrazione. Non solo gli enti locali sono stati fortemente penalizzati dai tagli generalizzati dei trasferimenti statali e dal mancato rimborso integrale dell’Ici ma è loro imposto di spendere tendenzialmente meno di quanto incassato.
Il Governo ha scelto di destinare ingenti risorse per realizzare grandi infrastrutture, che produrranno effetti solo nel lungo periodo, mentre le analisi evidenziano che sono le opere medio-piccole a produrre un effetto moltiplicatore sul sistema economico e sull’occupazione molto più elevato e distribuito in modo diffuso sul territorio. Molti enti locali hanno a disposizione risorse economiche libere ed utilizzabili per finanziare opere già progettate, cantierabili immediatamente o già cantierate, ma ferme a causa dei vincoli posti dal patto di stabilità che bloccano gli investimenti locali, impedendo anche il pagamento dei lavori già eseguiti ovvero il proseguimento delle opere appaltate e in corso di realizzazione.
Sarebbe necessario consentire alle amministrazioni locali un’immediata spendibilità di queste risorse per mettere in campo programmi di manutenzione ordinaria e straordinaria: scuole, reti idriche, strade, verde pubblico, beni artistici e culturali, interventi nelle periferie, edilizia pubblica, etc. Migliaia di nuovi cantieri che darebbero lavoro alle piccole e medie imprese.
Con la Mozione Franceschini si chiede di eliminare i vincoli che impediscono l’utilizzo dei proventi della vendita del patrimonio immobiliare per finanziare la spesa per investimenti; di escludere dal patto le risorse originate dalle cessioni di azioni o quote di società operanti nel settore dei servizi pubblici locali; di consentire l’utilizzo degli avanzi di amministrazione per la spesa in conto capitale e si impegna il Governo a garantire l’integrale copertura del minor gettito derivante dall’abolizione dell’Ici.
Grazie alla Mozione Franceschini circa 15 miliardi di euro potrebbero essere liberati a favore delle imprese mentre 4,5 miliardi di euro sarebbero disponibili per essere investiti in opere medio-piccole, con sicuri effetti sul piano occupazionale in settori come l’edilizia ed il suo indotto (che ha già perso in questo inizio 2009 circa 130 mila posti di lavoro).
Un vero ‘tesoretto’ che per il Piemonte si concretizzerebbe in oltre 2,6 miliardi di euro davvero preziosi per promuovere misure anti-cicliche e consentire alle nostre Province e ai nostri Comuni di svolgere un ruolo importante per uscire dalla recessione, mettendo in circolo risorse che diano nuovo ossigeno al nostra sistema economico.





