Con chi dobbiamo dialogare?
su La Stampa del 6 agosto 2009
Sud e sanità: Flop al tavolo con le regioni
Tanti sorrisi e parole di cortesia. Ma di fatti (cioè denari, stanziamenti…) neppure l’ombra. Non sulla Sanità e nemmeno sul Mezzogiorno. Gli annunci di politiche ambiziose per il riscatto del Sud restano, al momento, avvolti da un sudario di mistero. Cosicché i rappresentanti delle Regioni hanno lasciato a tarda sera Palazzo Chigi con la delusione dipinta sul volto.
Che buttasse male si sono resi conto quando, nella Sala Verde del terzo piano, con l’aria condizionata a tutta manetta, si sono trovati di fronte Berlusconi, Fitto, Bossi, Calderoli, per non dire dell’onnipresente Letta. Una folta e autorevole delegazione governativa dalla quale però mancava l’unico che potesse dare risposte concrete, quel Tremonti da cui dipendono i cordoni della borsa. Il ministro dell’Economia se n’era tornato a Milano nel pomeriggio. Senza di lui, una riunione di poco costrutto. E difatti: «rottura confermata», per dirla con il presidente della Conferenza delle Regioni, Errani. Tutto quanto ne è scaturito consiste nell’impegno a rivedersi il 4 settembre prossimo, trascorse le vacanze. Nel frattempo, sforzo congiunto per approfondire insieme la lunga lista di discordie, che vanno dall’assegnazione dei famosi Fas (i fondi per le aree sottoutilizzate) al nuovo Patto per la Salute, dalla querelle sul ministero del Turismo che invade competenze regionali al Fondo sociale, passando per tagli alla scuola e per il piano casa.
Chi vuol vedere il bicchiere mezzo pieno sostiene che, se non altro, governo e regioni hanno ripreso a parlarsi, da cosa può sempre nascere cosa. «Abbiamo dato prova che da parte nostra c’è volontà di dialogo», assicura il portavoce Bonaiuti. Sotto questo aspetto non si poteva chiedere di più al ministro Fitto, tessitore della ricucitura con la delegazione guidata da Errani (Emilia Romagna) e arricchita dalla presenza di Piero Marrazzo (Lazio), Agazio Loiero (Calabria), Nichi Vendola (Puglia), Antonio Bassolino (Campania), Maria Rita Lorenzetti (Umbria), Ugo Cappellacci (Sardegna) e Gianni Chiodi (Abruzzo).
Erano mesi che le Regioni reclamavano un briciolo di chiarezza. Il 2 luglio Errani, esasperato, aveva scritto una lunga, puntigliosa missiva al Cavaliere. Ieri pomeriggio, riunione dei governatori per predisporre il piano di battaglia. Primo obiettivo, sapere se ci sono altri fondi Fas per le regioni che li chiedono, oppure si sono esauriti con i 4 miliardi e rotti donati alla Sicilia. E poi capire che aria tira sulla Sanità, dove il governo procede a colpi di commissariamenti. Una volta nella Sala Verde, Errani ha illustrato («mi spiace annoiarla, presidente Berlusconi…») il cahier de doléances. «Noi siamo stati collaborativi», ha lamentato, «ma il governo non fa altrettanto». Sul decreto anticrisi, per esempio, nemmeno un colpo di telefono. Per non dire del Fondo sociale 2009, sottratto alle Regioni con un colpo di mano…
Da Berlusconi mille scuse, «come sapete io lavoro moltissimo», ecco perché non ha mai trovato il tempo di confrontarsi, «però vogliamo collaborare». Sui Fas, sul Turismo («Vi organizzo un incontro con la Brambilla»), sul nucleare dove, in effetti, «c’è stata confusione e ne faccio ammenda». Sediamoci intorno a un tavolo, esorta il premier. Errani: «Sì, ma intanto non c’è traccia di risposte, qui servono fatti e non disponibilità generiche, sui Fas per esempio i soldi ci sono o no?». Giusto, interviene sapiente Letta, ma «non possiamo dare risposte in assenza dei ministri competenti», di Tremonti per l’appunto.
Flop inevitabile. Berlusconi in compenso annuncia grandi novità per l’Abruzzo: insieme con le nuove case, i terremotati riceveranno lenzuola cifrate famiglia per famiglia, torta gelato con spumante in ogni frigorifero e un biglietto di auguri firmato dal premier.
UGO MAGRI





