Parafarmacie a rischio chiusura
Riceviamo e pubblichiamo questo articolo segnalato dal dott. Marco Cetini
Da: Il Mondo-maggio
Appena nati, temono già di sparire, tirar giù le saracinesche per sempre. E lo hanno denunciato a metà aprile con allarmati annunci sui giornali. I titolari delle parafarmacie, ovvero gli esercizi dove si vendono farmaci da banco, omeopatici e prodotti salutistici, benessere e cosmesi (esclusi i farmaci con ricetta del medico), avvertono: non ci sarà più lavoro per oltre 2.750 punti vendita, che occupano circa 4.400 farmacisti e 700 dipendenti non laureati. Questo se verrà approvato in Parlamento il disegno di legge presentato dal presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri , e dal collega di partito Antonio Tomassini , considerato una controriforma rispetto alle liberalizzazioni introdotte nel 2006 dalla legge Bersani. Che cosa prevede il provvedimento? Che i farmaci da banco (confezioni starter) compresi in una futura lista possano essere venduti senza la presenza di farmacisti, anche in bar, minimarket, drogherie, con modalità self service.
Tutto ciò che non rientrerà in questo elenco, che dovrà essere stilato dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), non potrà più essere venduto fuori dalle farmacie tradizionali, quindi nemmeno nelle parafarmacie. Si tratterà di una lista con molti meno farmaci rispetto a quelli oggi in distribuzione negli esercizi che hanno aperto i battenti da appena due anni. I nuovi camici bianchi (tra i quali ci sono anche i gestori dei corner negli ipermercati, da Coop a Auchan, a Carrefour) sono professionisti iscritti all’ordine, non titolari di esercizi, vale a dire senza una concessione, subordinata a programmazioni territoriali, e senza la possibilità di ereditarne una in famiglia. Per diventare titolari di una farmacia tradizionale bisogna dunque vincere una gara (non frequente) bandita dalle Regioni, dove si concorre superando un test e soprattutto presentando titoli, cioè credenziali, come le esperienze maturate e le qualifiche, che oltretutto favoriscono i parenti di chi è già proprietario . Considerati altri lacci e lacciuoli, ci vogliono molti anni di lavoro come dipendente prima di ottenere una concessione. Si può comprare una licenza sul mercato, ma i prezzi sono alti e per molti giovani irraggiungibili. La legge Bersani, che ha spalancato le porte alle parafarmacie, ha rimescolato il quadro dei 17 mila esercizi tradizionali. Risultato: prezzi più bassi per molti prodotti, una maggiore occupazione e consumatori che, secondo il Censis, sono soddisfatti. Con potenzialità di crescita per i nuovi arrivati: a livello europeo sempre più brevetti su molecole e principi attivi (come antiobesità, antiulcera, antiemicrania) hanno avuto il delisting da farmaci con ricetta a senza. I farmacisti tradizionali tifano per il restyling normativo, perché ridurrebbe la concorrenza da parte dei parafarmacisti. I consumatori, a parere dei promotori del ddl, avranno più offerte commerciali (anche se privi dell’assistenza di un farmacista). Le case farmaceutiche, a loro volta, sono favorevoli perché aumentano punti vendita e margini, così come parte della gdo che spera di tagliare i costi del personale in camice bianco. . Dal fronte politico è arrivata la rassicurazione che alle parafarmacie verrà data la possibilità di essere convertite in farmacie….. Ma F.Romiti(MNLF) è netto: «È solo uno specchio per allodole»… …… Scetticismo nei confronti dei nuovi entrati l’ha mostrato Ferruccio Fazio , sottosegretario alla Salute, secondo il quale «bisogna dimostrare concretamente l’utilità di un terzo canale (le parafarmacie, ndr ), che non fa nulla di diverso dalla gdo». Insomma, i neonati imprenditori del parafarmaco non hanno molti amici. Per questo hanno comprato paginoni sui quotidiani. Qualcuno comunque sta dalla loro parte. Contro il progetto che considerano uno smantellamento si sono schierati gli ordini dei farmacisti di Ancona, Ascoli Piceno, Pesaro e Macerata. Lo stesso hanno fatto 17 associazioni di consumatori. E anche tra gli stessi politici del Pdl le opinioni divergono. Claudio Scajola , ministro dello Sviluppo economico, ha detto: «Sono assolutamente contrario a questa proposta di legge». Il suo sottosegretario, Adolfo Urso , ha aggiunto: «Non è la proposta del governo ma di carattere personale, e non passerà». Forse, per i liberi farmacisti, la partita non è ancora chiusa.





