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Lavoro e stato sociale: le proposte del PD piemontese

Pubblichiamo di seguito il documento conclusivo presentato all’Assemblea Regionale di sabato 12 dicembre 2009
Il Partito democratico assume la tematica del lavoro e dello stato sociale come uno dei fondamenti della sua azione progressista e riformista. Il PD vuole rappresentare il lavoro nella sua totalità, operare per una sua valorizzazione allo scopo di farne il motore centrale di un nuovo modello di sviluppo economico, produttivo, sociale e ambientale.


Il PD si propone di rappresentare non solo il lavoro subordinato ed economicamente dipendente, ma anche quello autonomo e imprenditoriale, a partire da quello della piccolissima impresa, artigianale e commerciale, del lavoro agricolo e della cooperazione.
Sul Lavoro le direttrici fondamentali della proposta del PD sono:
– la riunificazione del mercato del lavoro sul piano dei diritti e delle protezioni sociali, per superare le differenze tra garantiti e non garantiti;
– la riforma degli ammortizzatori sociali, con il rafforzamento e l’estensione delle tutele a tutti coloro che ne sono privi compresi precari e dipendenti delle piccole imprese. Senza più distinzioni basate sull’appartenenza settoriale, sulla dimensione d’impresa e sulla tipologia dei contratti di lavoro. Il miglioramento degli ammortizzatori richiede, in stretto raccordo con regioni e province, un potenziamento delle politiche attive del lavoro attraverso le reti dei servizi per l’impiego, l’offerta di percorsi di formazione, aggiornamento e riqualificazione della forza lavoro, la rimodulazione degli incentivi economici finalizzati all’inserimento lavorativo. Tutti i trattamenti, in coerenza con la normativa comunitaria, dovranno offrire la piena copertura assicurativa a fini previdenziali calcolata sulle retribuzioni, con evidenti vantaggi in termini di trattamento pensionistico del lavoratori interessati.
– una nuova politica redistributiva che inverta la tendenza riducendo la forbice apertasi in questi anni tra i redditi da lavoro e tra questi e quelli da rendite e profitti, attraverso azioni contrattuali e fiscali.
Il dibattito parlamentare sulla legge finanziaria 2010 conferma che le politiche dell’attuale governo sul tema del lavoro e dello stato sociale sono inadeguate. Gli esempi più evidenti sono le proposte di normative che perseguono una minore regolazione del mercato del lavoro, con una conseguente dilatazione delle forme di precarietà, un minore contrasto al lavoro nero, la diminuzione delle tutele per quanto riguarda la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
L’inadeguatezza è ancora più evidente di fronte alla crisi, alle difficoltà con cui le aziende devono affrontare la caduta dei mercati, alle riduzioni di personale che si susseguono. Si somma così la precarietà da tipologia lavorativa a quella da perdita del lavoro. In questa situazione l’azione del governo è inesistente, basata su affermazioni propagandistiche smentite rapidamente dai fatti.
Le proposte che il PD ha portato nel dibattito parlamentare si muovono nella direzione di rafforzare il potere di acquisto delle famiglie per rilanciare la domanda interna, estendere gli ammortizzatori sociali ai lavoratori meno protetti, favorire il credito alle piccole imprese, sostenere le finanze degli enti locali.
La crisi non colpisce allo stesso modo tutti i ceti sociali e tutti i territori: il settore industriale è quello che desta le maggiori preoccupazioni e i territori a più elevata industrializzazione, come il Piemonte, ne subiscono le maggiori conseguenze.
Tutte le rilevazioni evidenziano molte aziende piemontesi sono a elevato rischio e difficilmente usciranno indenni dalla crisi. In particolare quei settori e quelle aziende che già in precedenza avevano dei problemi o erano patrimonialmente deboli. Un marcato elemento di crisi e un evidente freno alla ripresa deriva anche dalla difficoltà delle imprese a reperire il credito necessario, che resta sostanzialmente razionato nei confronti delle piccole imprese.
L’incertezza e la mancanza di risorse determinano un sostanziale blocco degli investimenti, che fa perdere terreno competitivo alle nostre produzioni proprio in una fase in cui si stanno determinando grandi cambiamenti sia nei processi produttivi, sia nei prodotti.
La consapevolezza di questi problemi porta il PD del Piemonte a impegnarsi per trovare le soluzioni necessarie a difendere la propria struttura industriale e rilanciare una prospettiva di sviluppo. Si rendono necessari nuovi interventi che favoriscono l’accesso al credito alle piccole imprese, oltre a quelli già messi in atto dalle amministrazioni locali; la riduzione dei tempi di pagamento soprattutto da parte delle pubbliche amministrazioni, problema strettamente collegato alla questione delle risorse finanziarie degli enti locali; la realizzazione delle necessarie infrastrutture; il sostegno ai processi di ricerca e innovazione che consentano di cogliere le trasformazioni in atto in settori importanti, come l’automotive, riaffermando il ruolo del Piemonte come centro di eccellenza in grado di attrarre investitori internazionali.
Il PD piemontese è consapevole che i problemi del lavoro e della crisi industriale devono esser al centro del programma del Partito per le elezioni regionali di primavera, e devono costituire il nucleo di un progetto di politica economica in grado di costruire una prospettiva per il Piemonte. Con questo scopo l’Assemblea regionale decide di convocare, entro il 15 febbraio 2010, gli “stati generali” del PD sull’economia e sulla società piemontese, per definire in modo organico il suo contributo di idee e di proposte per le elezioni regionali.

Torino, 12 dicembre 2009


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