Intervista a Gianfranco Morgando su La Repubblica di martedì 5 gennaio 2010
Il segretario democratico Morgando e l´alleanza che dovrà sostenere Bresso: “Con Prc e Pdci possibile soltanto un patto elettorale. Non possiamo nascondere le divergenze su Tav e infrastrutture”
“Noi e sinistra mai più insieme Con l´Udc guardiamo al futuro”
di MARCO TRABUCCO
Gianfranco Morgando tra meno di tre mesi si vota. La candidata è Bresso, ma la coalizione che la appoggia è ancora da definire: l´accordo con l´Udc lascerà spazio anche alla sinistra radicale?
«Nel mio primo discorso da segretario regionale ho parlato di un “secondo tempo del governo di centrosinistra in Piemonte”. Un “nuovo tempo” che “non può essere semplicemente la continuità del primo” ma deve segnare una fase politica diversa, che tenga conto dei nuovi scenari determinati dalla crisi e dall´accentuarsi del cambiamento economico e sociale. Nella mia visione questo nuovo tempo ha sempre avuto il suo cardine nell´alleanza tra le forze che in Parlamento sono all´opposizione. Quindi Pd, Udc e Idv, quasi a sottolineare la dimensione politica che assumono le consultazioni regionali di primavera».
È quella che la sinistra definisce una svolta centrista e Cota un´alleanza in stile Prima Repubblica?
«Non é né l´una, né dell´altra: è invece la ricerca di un nuovo equilibrio politico, di una strategia di coalizione in grado di battere la destra, oggi in Piemonte, domani a livello nazionale».
Qual è il collante che vi terrebbe insieme, oltre al solito ritornello anti Berlusconi?
«Ci sono convergenze programmatiche reali. Anzitutto la preoccupazione per il futuro della nostra democrazia e la ferma volontà di mettere la Costituzione repubblicana, l´unità del paese e le forme liberali della democrazia e delle istituzioni al centro delle idee di un arco di forze ampio, che va dal centro alla sinistra. Poi una concezione dello sviluppo basato sull´economia sociale di mercato, che vuole conciliare l´efficienza del sistema ed una crescita economica elevata con l´equità sociale e la redistribuzione del reddito. La nostra idea di mettere insieme, come parte di un unico progetto, la centralità del lavoro e la realizzazione di grandi infrastrutture per lo sviluppo del Piemonte rappresenta bene questa impostazione».
L´Udc per allearsi però vi ha chiesto la luna in termini di posti di governo. Ne vale la pena?
«Ho letto sui giornali ricostruzioni dell´incontro tra noi e l´Udc che non corrispondono alla realtà. È stata una riunione dedicata più alla riflessione politica che alla presentazione di “liste della spesa”. Poi, ripeto, l´obiettivo di aprire una fase politica nuova richiede un rapporto tra il Pd e l´Udc. Un rapporto vero, che sa valutare l´importanza della posta in gioco e che non si può immiserire sul piano della contrattazione per i posti».
La sinistra radicale potrà avere un ruolo in questa alleanza?
«Il Pd in Piemonte ha governato con la sinistra per 5 anni ed è soddisfatto del lavoro compiuto. Del resto abbiamo riproposto la candidatura di Bresso proprio per rendere evidente che le discontinuità politiche non possono far ignorare la necessaria continuità del buon governo. Tuttavia nella fase nuova il programma conta molto più che in passato. E il Pd non è disposto a sottoscriverne uno per parti separate, nascondendo le divergenze. Abbiamo fatto più di una riunione con le forze della maggioranza uscente. Ci sono temi di pacifica convergenza, come la centralità del lavoro e la tutela delle fasce più deboli. E altri su cui le divergenze sono note, come le infrastrutture, la Tav, la collocazione strategica del Piemonte.»
Quindi?
«Non considererei una bestemmia pensare che si possa dar vita ad una coalizione politica e di governo, costituita dalle forze che si riconoscono nel programma e si impegnano a realizzarlo nella giunta regionale. E ad una più larga alleanza elettorale, che si riconosca in alcuni punti nel programma, ma condivida soprattutto l´obiettivo di impedire che in Piemonte vinca il centrodestra a guida leghista».
Le sembra possibile che la sinistra accetti queste condizioni?
«Spero lo sia. È una proposta che sta dentro una concezione del sistema politico che mi è molto cara. La distinzione tra rappresentanza politica, che deve essere garantita anche alla sinistra, e coalizione per governare, che probabilmente non vedrà mai più insieme Pd e Sinistra. Se a livello nazionale, per questo obiettivo, è necessaria una modifica della legge elettorale, come chiede il Pd, in regione il sistema proporzionale può consentire di raggiungere l´obiettivo».
Anche i Radicali vorrebbero appoggiare Bresso, sarà possibile?
«Li incontrerò nei prossimi giorni. Non mi dispiacerebbe se in Piemonte nascesse una lista laica e socialista in cui i Radicali si possano riconoscere».





