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Rassegna stampa democratica

Morgando: Tra noi e la sinistra c’ è un fossato

Intervista al Segretario regionale Gianfranco Morgando su la Repubblica — 23 gennaio 2010   pagina 5   sezione: TORINO
«CON la situazione attuale realizzare un accordo elettorale con la Federazione della sinistra è assai più complicato». Alla vigilia del doppio appuntamento sulla Tav in valle e in città, dice il segretario regionale del Pd Gianfranco Morgando, si allontana l’ ipotesi di un accordo tecnico con Chieppa e Petrini. Segretario, Mercedes Bresso ha dichiarato che a dividere il Pd dalla sinistra ci sono differenze marcate ma non abissi.

Lei sta dicendo il contrario?
«Non ci separa un abisso dalla sinistra radicale, ma di sicuro un fossato rilevante e non spetta certo solo al Pd cercare di riempirlo per renderlo attraversabile».
Niente accordo tecnico dunque?
«Chiamiamolo accordo elettorale. Non ho detto che non ci sarà, la strada resta aperta ed è una strada che vogliamo provare a percorrere, sapendo però che esiste un punto di caduta anche nelle manifestazioni di dissenso, superato il quale il confronto diventa impossibile. Vedremo nei prossimi giorni se questo punto di caduta sarà superato o meno, intanto sono fuori dalla coalizione programmatica e dalla futura giunta. Non mi è piaciuto il silenzio degli esponenti No Tav su quantoè accaduto al sindacalista Cgil Gianni Pibiri e non mi piacciono affatto le dichiarazioni di Paolo Ferrero che parla di militarizzazione della valle. Un conto è che un comico parli di “crimini contro l’ umanità” dimostrando di aver smarrito la lucidità, un altro è che il segretario di un partito come la Federazione della sinistra falsifichi la realtà. Non accettiamo di venire accusati di lobbismo e affarismo».
Ci sono anche contraddizioni all’ interno del Pd, un argomento che continua ad offrire il fianco agli attacchi del centrodestra. Ci sarà un commissariamento del partito in valle?
«Non nego che il Pd abbia un problema e lo risolveremo. Ci sarà una gestione straordinaria del partito in valle di Susa. Preferisco usare questa espressione invece di parlare di commissariamento. Ma aggiungo che non facciamo le cose sotto dettatura. Non è certo il Pdl a dettarci i tempi e le mosse da fare. Quando e come lo decidiamo noi. In parallelo attendiamo la sentenza della commissione di garanzia».
Le anticipazioni dicono che ci potrebbe essere una sospensione per Plano e gli altri ribelli, è così?
«Non sono i vertici del partito a decidere ma la commissione. Ma certo i componenti sanno bene come la pensiamo in proposito. I fatti di questi giorni stanno dimostrando quanto sia sbagliato l’ accordo che Plano e gli altri amministratori hanno voluto fare con le liste No Tav. Un’ alleanza destinata a frantumarsi nel breve periodo: la Comunità montana deve tornare ad occuparsi dei temi dello sviluppo in valle e non essere la cassa di risonanza dei comitati anti-Tav».
La manifestazione Sì Tav di domenica non si può più definire bipartisan, non crede?
«Problemi del centrodestra, le contraddizioni albergano nel Pdl come dimostrano le parole di Bossi di due giorni fa e come si conferma adesso con le oscillazioni dell’ ultima ora. Respingo al mittente le dichiarazioni sul bisogno che avremmo noi di fare chiarezza. Mi sembra che siano loro a doverlo fare. E al Lingotto ad essere protagonista sarà la società civile. L’ iniziativa sarà soprattutto la cartina di tornasole per dimostrare la coerenza di ciascun partito sulla Tav. Tutti coloro che hanno aderito, dalla Confindustria ai sindacati, sono consapevoli che è in gioco lo sviluppo futuro del Piemonte». – (s.str.)