5) Donne
Investire più di quanto sia mai stato fatto sul lavoro delle donne
Il quinto grande obiettivo di innovazione è investire più di quanto mai sia stato fatto sul lavoro delle donne.
Il modello sociale italiano è oggi afflitto da tre gravi patologie: bassi tassi di occupazione femminile, bassa natalità e alti tassi di povertà minorile.
Si tratta di un circolo vizioso, che blocca la crescita economica, demografica e “civile” dell’Italia. Che futuro può avere il Mezzogiorno se un quarto dei suoi bambini nasce povero e vive un’infanzia deprivata? Se i suoi quindicenni hanno una preparazione scolastica più simile a quella di Thailandia e Uruguay che a quella della Francia o della Germania, e anche del Trentino e della Lombardia? Che sicurezza economica possono avere le famiglie italiane se la loro maggioranza, soprattutto fra quelle con figli, può contare su un solo percettore di reddito, quasi immancabilmente il maschio adulto?
Per questo noi vogliamo trasformare l’enorme capitale umano femminile inattivo in un “asso” da giocare nella partita dello sviluppo, della competitività, del benessere sociale.
Vogliamo rovesciare il circolo vizioso in un circolo virtuoso. Più donne occupate significa infatti più crescita, più nascite (come dimostra l’esperienza degli altri paesi europei), famiglie più sicure economicamente e più dinamiche e meno minori in povertà.
Per favorire l’occupazione femminile, noi introdurremo incentivi fiscali mirati per il lavoro delle donne, anche al fine di favorire il secondo reddito familiare, e incentivi fiscali per promuovere, sul mercato, un settore di servizi “avanzati” alle famiglie, che sia insieme un settore di occupazione per le donne e un mezzo di conciliazione.
In particolare, pensiamo ad un credito d’imposta rimborsabile per le donne che lavorano, adeguato a sostenere le spese di cura, così da essere incentivante e graduato in rapporto al numero dei figli e al livello di reddito. Tutte le donne lavoratrici, siano dipendenti, autonome o atipiche, con figli e reddito familiare al di sotto di una certa soglia che potrà crescere nel tempo, dovranno poterne beneficiare. Nei primi due anni della legislatura, il credito d’imposta potrà essere applicato alle donne lavoratrici del Sud, per poi essere esteso a tutto il territorio nazionale.
Vareremo inoltre una legge sull’eguaglianza di genere nel mercato del lavoro, come in Spagna, e stabiliremo punteggi più elevati nelle graduatorie per gli appalti alle aziende che rispettano la parità di genere.
E ai livelli più alti, vogliamo che i Consigli d’Amministrazione delle aziende pubbliche siano formati, per metà, da donne.
Per la conciliazione tra lavoro e maternità, proponiamo orari flessibili e “lunghi” negli asili, nelle scuole elementari e negli uffici pubblici che rendono i principali servizi ai cittadini; gli asili dovranno chiudere solo una settimana a Ferragosto; le scuole elementari dovranno organizzare attività estive e restare aperte anche al pomeriggio; gli orari del commercio dovranno essere liberalizzati.
Proponiamo anche un nuovo congedo di paternità interamente retribuito, dalle imprese, come nei paesi scandinavi, addizionale alla maternità/paternità già oggi prevista, e non fruibile dalle donne; congedi parentali al 100 per cento per 12 mesi, come in Francia; incentivi alla flessibilità di orario richiesta dal dipendente.
E se parliamo di dignità femminile, di libertà e responsabilità delle donne italiane, fatemi dire ancora una volta con estrema chiarezza: la legge 194 è una buona legge, è una legge contro il dramma dell’aborto, tanto che ha sottratto le donne dall’incubo della clandestinità e in trent’anni ha quasi dimezzato il numero degli aborti. Discutiamo di come applicarla integralmente, di come valorizzarne gli aspetti di prevenzione. Ma è una legge che va difesa ed è un tema che va tenuto fuori dalla campagna elettorale





