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Il programma del PD

Precari

9) Precari
Ai giovani precari minimo 1.000 euro al mese

Il nostro nono grande obiettivo è in realtà una priorità assoluta: la lotta alla precarietà. E in senso più ampio la qualità del lavoro, la sua sicurezza.

Comincio da questa: si tratta di difendere e promuovere standard minimi di civiltà. Ma si tratta anche di far avanzare un’idea alta della competizione e della produttività. Dobbiamo vincere sui mercati internazionali per la qualità delle nostre produzioni, quindi per la forza del nostro lavoro, non perché ci illudiamo di poter competere sui costi, mettendo in pericolo la sicurezza e sacrificando i diritti dei lavoratori.

Ed io sono orgoglioso di potervi annunciare la prima candidatura del Partito Democratico alle prossime elezioni: è quella di Antonio Boccuzzi, operaio della Thyssen, sindacalista, unico sopravvissuto dei sette che quella notte si trovavano sulla linea cinque.

La sicurezza del lavoro, poter lavorare senza morire e senza farsi male, è un diritto fondamentale della persona umana, che non può essere comprato e venduto a nessun prezzo.

Bisogna creare un’unica Agenzia Nazionale per la sicurezza sul lavoro, come luogo di indirizzo e coordinamento per l’attività ispettiva, preventiva e repressiva, anche rafforzando il ruolo della concertazione.

Anche grazie all’attività dell’Agenzia, potrà essere realizzato un sistema di forti premi per le imprese che investono in sicurezza, agendo sul livello della contribuzione;

I lavoratori in nero sono anche i più esposti al rischio infortuni. Vanno quindi premiate le imprese che accolgono l’invito a regolarizzarsi e a rispettare i contratti.

In Italia un numero consistente di lavoratori ha retribuzioni inaccettabilmente basse; si trovano per questo in una situazione di povertà che riguarda soprattutto i lavoratori atipici, giovani, donne, e che si cumula spesso con condizioni di precarietà dell’occupazione.

Noi intendiamo contrastare con decisione questa situazione, con misure diverse e convergenti.

La più importante è la sperimentazione di un compenso minimo legale, concertato tra le parti sociali e il governo, per i collaboratori economicamente dipendenti, con l’obiettivo di raggiungere 1.000 euro mensili.

Troppi giovani sono ora “intrappolati” troppo a lungo, spesso per anni, in rapporti di lavoro precari.

Noi contrasteremo questa situazione, facendo costare di più i lavori atipici e favorendo un percorso graduale verso il lavoro stabile e garantito.

Un percorso che preveda un allungamento del periodo di prova e una incentivazione e modulazione del contratto di apprendistato come strumento principale di formazione e di ingresso dei giovani nel lavoro.

In un primo periodo, di lunghezza variabile da definire con le parti secondo le necessità di formazione, i trattamenti e le agevolazioni all’impresa restano quelle attuali; alla fine di questo periodo si procede alla verifica della qualificazione dell’apprendista, con la possibilità di continuare il rapporto, se necessario a completare la formazione, con ulteriori agevolazioni.

Dopo questo ulteriore periodo vanno previsti incentivi all’impresa che trasforma il rapporto in contratto di lavoro a tempo indeterminato.