Spesa pubblica
3) Spesa pubblica
Controllare e spendere meglio per spendere meno
Terzo grande obiettivo di innovazione è il controllo della dinamica della spesa pubblica. E’ aumentarne la produttività e renderla finalmente quel fattore di sviluppo e di uguaglianza che oggi ancora non è.
Nei cinque anni di governo del centrodestra la spesa corrente primaria è aumentata di due punti e mezzo di PIL. Un’enormità, che spiega da sola il fallimento delle politiche economiche della Casa delle libertà.
In tutto il mondo, la destra liberista ha come slogan “meno Stato più mercato”.
Solo in Italia il centrodestra pensava di poter governare riducendo le tasse e aumentando la spesa.
Alla fine dei cinque anni del governo Berlusconi, la pressione fiscale era stata leggermente ridotta. Peccato però che la spesa corrente primaria, che il centrodestra aveva trovato nel 2000 al 37,3 per cento del PIL sia stata lasciata al 39,9 per cento nel 2005: più 2,6.
Tra minori entrate e maggiori uscite, 3 punti e mezzo di PIL da finanziare: questa è l’eredità che ha trovato il Governo Prodi.
E’ quindi vero che il miglioramento dei conti pubblici, che ha portato alla fuoriuscita dell’Italia dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo in cui era precipitata nel quinquennio 2001-2006, deriva per la parte maggiore da un aumento della pressione fiscale: peraltro, in parte consistente, frutto del successo nella lotta all’evasione fiscale.
Ma non è meno vero, che per la prima volta dopo dieci anni un Governo stava riuscendo a mettere sotto controllo la spesa corrente primaria, che è passata dal 39,9 del 2005 al 39,3 del 2007.
Proprio l’esperienza di questi due anni ci consente di dire credibilmente ai cittadini italiani che nella prossima legislatura, il banco di prova decisivo per il Governo del Partito Democratico è quello riqualificare e ridurre la spesa pubblica. Senza ridurre, anzi facendo gradualmente crescere in rapporto al PIL, la spesa sociale.
Spendere meglio, spendere meno.
Mezzo punto di PIL di spesa corrente primaria in meno nel primo anno, un punto nel secondo e un punto nel terzo: il conseguimento di questo risultato è condizione irrinunciabile per onorare l’altro impegno che assumiamo con i contribuenti italiani, famiglie e imprese: restituire loro, con riduzioni di aliquota e detrazioni, ogni Euro di gettito aggiuntivo, derivante dalla lotta all’evasione fiscale.
Procederemo con innovazioni legislative certo. Ma, soprattutto, con attività di alta amministrazione.
Un maggiore controllo della spesa pubblica è possibile, come dimostrano i dati positivi del 2007. Occorre continuare con tenacia e con rigore.
Noi risparmieremo sugli acquisti di beni e servizi, ricorrendo a grandi piattaforme di acquisto.
Aumenteremo l’efficienza del lavoro pubblico, collegando all’effettiva produttività la dinamica delle retribuzioni, oltre che valutando davvero i dirigenti sulla base del raggiungimento degli obiettivi.
E a proposito di valutazione, è tempo di dare ai cittadini la reale possibilità di giudicare i servizi ricevuti, di fornire indicazioni per il loro miglioramento e di operare per realizzarlo. Non può sempre passare tutto sulla testa delle persone. Questa è una innovazione profonda, per mettere l’Italia sullo stesso piano delle grandi democrazie moderne.
E ancora, per questo: semplificare il nostro barocco sistema amministrativo, ridurre le sovrapposizioni fra uffici, livelli istituzionali, organismi ed enti pubblici, accorpare in un’unica sede provinciale tutti gli uffici periferici dello Stato.
Anche in attesa di una riforma istituzionale più complessiva, che assesti finalmente il Titolo V della Costituzione, cominceremo da subito abolendo le Province nei grandi Comuni metropolitani, ai quali andranno dati poteri reali in settori importanti come la mobilità.
Utilizzeremo in modo produttivo il grande patrimonio demaniale, con l’accordo di Stato e Comuni, in modo da abbattere contestualmente di qualche punto il debito pubblico, che potrà così scendere più rapidamente al di sotto della soglia del 100 per cento sul PIL.
Libereremo così risorse per almeno un punto di PIL all’anno, attualmente impiegate per pagare interessi sul debito: una posta di bilancio che oggi si mangia quasi la metà dell’intero gettito IRPEF.
Insomma: una politica forte e autorevole, un quadro istituzionale più sereno, un lavoro di lunga lena ma realistico, possono permetterci, nell’arco di pochi anni, di ridurre la percentuale di spesa pubblica sul PIL e, soprattutto, di migliorare la qualità della spesa.





