Fornaro: l’OPA ostile della Lega
di Federico Fornaro, su l’Unità del 26 marzo 2010
È oramai del tutto evidente che in occasione delle imminenti elezioni regionali la Lega ha lanciato una nuova e ambiziosa sfida competitiva alla coalizione di centro-destra e alla politica italiana.
Due delle tre principali regioni settentrionali (Piemonte e Veneto) avranno candidati presidenti leghisti. Un clamoroso risultato in termini di rappresentanza ottenuto in virtù dell’asse di ferro Bossi-Berlusconi.
È del tutto evidente che la geografia politica (e istituzionale) italiana sarebbe profondamente cambiata se all’indomani delle elezioni regionali del 28-29 marzo 2010 ci ritrovassimo alla presidenza del Piemonte e del Veneto due dei massimi esponenti della Lega e si fosse realizzato il sorpasso all’interno del centro-destra nelle tre principali regioni settentrionali: questa è la vera natura dell’Opa ostile lanciata da Bossi sul sistema politico italiano.
Comunque vada, un primo risultato la dirigenza leghista lo ha già ottenuto: è definitivamente caduta la pregiudiziale (non scritta, ma puntualmente applicata) verso candidature di vertice (presidenti e sindaci) del Carroccio, al di fuori dei territori di tradizionale insediamento «verde». Un successo diplomatico che rafforza una strategia comunicativa che tende a far apparire la Lega come un partito più dinamico, giovane e attento ai problemi quotidiani della gente, in contrapposizione a un’immagine un po’ offuscata del Popolo della Libertà, alle prese con i contraccolpi conseguenti al non facile processo di unificazione delle strutture organizzative e dei sistemi di potere locale di Forza Italia e di Alleanza Nazionale.
Per la Lega diventare il primo partito nel Nord, in assoluto in alcune regioni e quasi ovunque davanti alla Pdl, significherebbe poter trattare da posizioni di forza con chi vuole raccogliere l’eredità politica di Berlusconi. Non è un mistero che Bossi l’interlocutore privilegiato l’ha già individuato: il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. L’abbandono al suo destino di Galan, poi, è stata vissuto con un crescente disagio non soltanto tra i dirigenti e i militanti ex-Forza Italia del Veneto, ma un po’ in tutto il Pdl del Nord, che si è visto assurto al ruolo, non richiesto, di agnello sacrificale delle mire espansioniste del Carroccio. In questo quadro la partita che si giocherà in Piemonte assume i caratteri di una sfida nella sfida: la vittoria di Mercedes Bresso consentirebbe,infatti, di fermare l’espansione leghista sul Ticino, facendo,di fatto, fallire il progetto egemonico di Bossi.





