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Rassegna stampa democratica

Damiano: Una battaglia chiamata lavoro

Articolo di Cesare Damiano su l’Unità del 7 aprile 2010

Arbitrato, licenziamenti, ammortizzatori sociali. Archiviata la campagna elettorale, ritorna questa settimana in commissione il “collegato lavoro” in seguito al rinvio alle Camere deciso dal presidente della Repubblica. E il Pd darà battaglia. Ripresenterà tutti gli emendamenti respinti nel corso della discussione che ha portato all’approvazione della legge (se fossero stati accolti, il Quirinale non avrebbe sollevato problemi) e chiederà una discussione complessiva sul provvedimento con l’audizione delle parti sociali.

I temi all’ordine del giorno sono di grande delicatezza e, insieme, di grande concretezza. C’è da riesaminare l’arbitrato secondo equità – l’istituto che conferisce a un collegio composto da rappresentanti dei sindacati e degli imprenditori il potere di decidere su licenziamenti, retribuzioni, orari e inquadramenti anche “oltre” la legge e le norme contrattuali – e da ripristinare le sanzioni relative ai rischi derivanti dall’esposizione all’amianto sulle navi militari. Ma c’è anche da riprendere la discussione sulla proposta di legge sull’estensione degli ammortizzatori sociali, votata unitariamente dalla commissione Lavoro della Camera, ma respinta dal ministro Sacconi, che ha messo in questo modo sotto scacco la sua stessa maggioranza.

E c’è da avviare una riflessione di ampio respiro sul futuro del sindacato confederale, oggi più che mai nel mirino del centrodestra. Con il “collegato lavoro”, il governo Berlusconi punta da un lato a “statalizzarlo”, affidandogli con l’arbitrato compiti propri del potere pubblico e, dall’altro, a ridimensionarlo dando forza ai sindacati territoriali, ai quali riconosce tra l’altro (è il caso dei marittimi) il potere di derogare a norme stabilite dai contratti nazionali senza che sia stata ancora varata una disciplina sulla rappresentatività. Perché la battaglia sia vincente non basta però il solo impegno dei parlamentari.

È necessario che il Partito democratico promuova un’azione capace di coinvolgere tutta l’opinione pubblica, se vogliamo farci davvero carico dei temi del lavoro. Guai a noi se, archiviate le elezioni regionali, dessimo la sensazione di non discutere prioritariamente di contenuti, indicando proposte e soluzioni sui temi che interessano il Paese reale.

Il risultato del voto è stato deludente e va analizzato ma non possiamo continuare con sterili dispute interne sulle responsabilità vere o presunte del suo esito. Sparando sul quartier generale non si ottiene nulla e facciamo del male a noi stessi e al Paese. La crisi non è ancora finita. I suoi effetti maggiori sull’occupazione devono ancora farsi sentire. Dall’opposizione, e dal Pd in particolare, devono arrivare segnali forti e, soprattutto, proposte concrete.