|  | 

Documenti Pd Piemonte

La posizione del PD sulla vicenda Intesa-Sanpaolo

Nota del Segretario Regionale PD Gianfranco Morgando
Nella confusione delle voci e dei commenti di questi ultimi giorni sulle vicende Intesa Sanpaolo conviene tornare ai fondamentali, che riassumo in cinque punti:
1. Il PD ha sempre dato un giudizio positivo sui grandi processi di aggregazione avvenuti negli ultimi anni nel sistema creditizio italiano, che hanno contribuito a creare istituzioni creditizie più forti e capaci di confrontarsi con analoghe istituzioni europee e mondiali. Il fatto che le banche torinesi, e in particolare il Sanpaolo, siano state protagoniste di questi processi ha dimostrato la capacità dei manager subalpini, le loro doti di “visione” e l’impegno a non fare da spettatori nelle dinamiche dell’economia nazionale ed europea. Enrico Salza è stato tra i più capaci in questo quadro, e anche noi condividiamo il riconoscimento che gli è stato attribuito di essere un “grande torinese”.

2. Nel quadro dei processi di concentrazione in atto nel sistema creditizio, abbiamo sempre espresso una preoccupazione: che si allentasse il legame con il territorio, e che le nuove banche perdessero la loro capacità di essere interlocutori quotidiani dei sistemi produttivi locali, soprattutto del sistema delle piccole e medie imprese. Una preoccupazione che abbiamo più volte manifestato proprio in relazione alla riorganizzazione di Intesa – Sanpaolo, e che ci faceva guardare con grande interesse a quella “Banca dei territori”, che avrebbe dovuto costituire uno dei punti di forza del gruppo, portandovi in particolare la competenza e l’esperienza della cultura creditizia subalpina, e trovando proprio nella nostra città non solo la sede operativa ma soprattutto il profilo e la caratterizzazione di un forte legame con il territorio.

3. Abbiamo sempre pensato che la separazione tra la politica e le banche, realizzata a partire dall’inizio degli anni ’90 dalla cultura di politica economica del centro sinistra impersonata da Giuliano Amato, fosse una conquista positiva. Le Fondazioni bancarie sono state lo strumento principale per realizzare questa separazione, e in questi anni hanno svolto egregiamente il loro ruolo di “investitori istituzionali” capaci di rendere stabile l’azionariato delle grandi banche, di assicurare la ricaduta degli utili sul territorio in cui le istituzioni creditizie erano nate, e di separare nettamente le funzioni di indirizzo proprie dell’azionista e quelle di gestione proprie del management. In questo quadro diamo un giudizio molto negativo delle recenti uscite di Umberto Bossi, che autorizza a pensare che ci troviamo di fronte ad un disegno di potere volto a “conquistare” le banche, e ci sembrano deboli le voci di denuncia che si sono levate. Ma restiamo ugualmente perplessi di fronte alle indicazioni dirette di manager da parte degli azionisti, per nomine che nel sistema duale spettano ad un altro organo. Non ci sembra competa alla Compagnia indicare il nome di chi deve presiedere il Consiglio di gestione della banca. Anche questa è una forma di confusione tra responsabilità diverse che non aiuta a fare chiarezza.

4. Come sempre crediamo che la politica debba rappresentare i problemi e giudicare i fatti. Non pensiamo che il prof. Siniscalco sia un pericoloso leghista nascosto, anche se le circostanze della sua designazione e la concomitanza degli avvenimenti lasciano perplessi. Se sarà lui a guidare Intesa – Sanpaolo sarà chiamato a dimostrare di saper dare risposte migliori di quelle date sinora ai problemi del rapporto tra una grande istituzione creditizia e il territorio in cui essa è nata ed è cresciuta. Sarà facile capire se la partita di questi giorni giocata nella Compagnia è stata una pura partita di potere, o di ricollocazione politica, o ha avuto come elemento ispiratore la situazione del Piemonte, della sua economia, della crisi e del modo in cui il nostro sistema produttivo potrà uscirne.

5. Un altro tema non potrà essere eluso da chi oggi si appresta a decidere sulla guida della prima banca italiana. E’ logico che, nel momento in cui la crisi sta mordendo la nostra economia, ci sia un così forte aumento degli utili delle banche e il ritorno a pratiche che certamente hanno contribuito a causare la crisi? E’ un altro tema di merito su cui ci piacerebbe sentire qualche parola.

Gianfranco MORGANDO Segretario Regionale PD Piemonte