|  | 

Rassegna stampa democratica

Lucà: Quella disattenzione verso i cattolici

di Mimmo Lucà, su Europa del 22 maggio 2010

L’analisi specifica del voto dei cattolici praticanti alle regionali conferma tendenze che già conosciamo e riserva qualche novità. Noi cristiano sociali del Pd abbiamo chiesto alla Swg un’indagine che ci mettesse in condizione di valutare sia il segno complessivo del voto cattolico nelle tredici regioni, sia il suo specifico dislocarsi in quattro regioni particolarmente significative: il Piemonte, l’Umbria, il Lazio e la Puglia.

A promuovere l’indagine ci ha spinto anche l’insistente pronunciarsi di una parte dei vescovi e di non limitati settori del clero contro certi candidati del centrosinistra e, in qualche caso, a favore dei candidati del centrodestra.
Nel caso della Bonino, in particolare, la mobilitazione è stata durissima e quasi ossessiva. Abbiamo dunque voluto valutare il peso che essa ha avuto sul voto dei cattolici praticanti. Ne emerge confermata la tendenza di questi cattolici a votare in prevalenza a destra, in proporzione sensibilmente maggiore a quella dell’insieme dell’elettorato. La differenza tra il voto dell’elettorato complessivo e quello dei praticanti risulta ampia: da un vantaggio di +3,1% del centrodestra si passa al +13,7 nell’area cattolica. Considerato esclusivamente il consenso espresso ai partiti la forbice cresce ulteriormente al +15,8. I candidati del centrosinistra riscuotono infatti una quota maggiore di voto personale riducendo leggermente il divario tra i due poli. I rapporti di forza rimangono sostanzialmente invariati dalle europee dell’anno scorso.
Si sono registrati invece alcuni movimenti interessanti all’interno degli schieramenti, con tendenze simili su entrambi i fronti. I praticanti hanno abbandonato in maniera diffusa i partiti tradizionali, preferendo le liste civiche, le liste legate ai candidati presidenti oppure il voto personale ai nomi in lizza. Un flusso di voti riscontrabile anche nel resto dell’elettorato, ma più accentuato nell’area cattolica. A uscirne peggio è il Pdl che accusa un decremento del 7%, con una parte rilevante degli elettori passati all’astensionismo. La Lega tra i praticanti scende di un punto. Il trend del Pd tra i praticanti è parallelo all’andamento generale. Sono principalmente le liste civiche e i candidati presidenti del centrosinistra a drenarlo, soprattutto nelle regioni in cui essi prevalgono.
Resta, nell’insieme, l’impressione che la tendenza dei praticanti a votare per la destra non abbia subito un’accelerazione significativa. Se ne dovrebbe dedurre che i pronunciamenti ripetuti dei vescovi hanno inciso sulla dislocazione del voto cattolico meno di quanto in molti si attendevano. La sensazione, tuttavia, è che abbiano pesato in quelle regioni, Piemonte e Lazio, dove la distanza tra gli schieramenti era minima.
A ogni modo, dall’insieme di questa indagine emergono a mio avviso elementi di riflessione sia per il Pd, sia per i vescovi italiani. Al Pd mi sento di dire che l’attenzione dedicata alla questione dei cattolici non è ancora adeguata. E non mi riferisco, come molti cattolici impegnati nel Pd fanno, a una non sufficiente valorizzazione nel partito. Mi riferisco invece a una più intensa e qualificata attenzione al consenso degli elettori cattolici. Nel non voto e anche nel voto dato ai candidati e non al partito, ci sono alcuni milioni di cattolici sinceramente democratici che non ne possono più della politica senza qualità e dell’immoralità pubblica e privata di questa destra e che tuttavia non trovano motivazioni sufficienti per votare il Pd.
Il problema non si risolve cercando una pur necessaria alleanza con l’Udc. Né riguarda soltanto una diversa attenzione nei pronunciamenti sulle questioni etiche. Quel che più conta – per i cattolici come per tutti i democratici – è mettere in campo davvero un partito e una classe dirigente diffusa visibilmente orientati al massimo bene comune possibile. Perché questa è la vera vocazione della politica e perché una tale vocazione al bene di tutti è oggi una vera emergenza di fronte alle sfide drammatiche che stanno di fronte al paese. E poi, naturalmente, una diversa attenzione nella scelta dei candidati. La Bonino è una persona stimabile. Però il candidarla in un Lazio fortemente in bilico, dove sono presenti il Vaticano, la Cei e una moltitudine di organismi cattolici è stata più una provocazione di chi è rassegnato a perdere che una scelta politica fatta per competere con qualche possibilità di successo.
Del tutto peculiare, da un diverso punto di vista, il caso della riconferma di Vendola in Puglia: lo scarto del voto dei cattolici praticanti questa volta è a vantaggio del candidato del centrosinistra, 44,9% per Vendola contro il 43,8 per Palese. Il dato deve far riflettere il Pd sulla vicenda che ha costretto a dover accettare malamente e in zona Cesarini la candidatura di Vendola e sulle ragioni che ormai da qualche tempo, in Puglia, hanno messo il Pd e i suoi candidati quasi ai margini della dinamica politica portante.
Chiudo con qualche accenno agli interrogativi che l’esito di queste elezioni ripropone alla Chiesa cattolica. È difficile, per noi cristiano sociali, sfuggire a una motivata percezione: il reiterato proiettarsi del protagonismo dei vescovi sui temi etici nella sfera politica ed elettorale produce effetti un po’ diversi da quelli desiderati: non sposta gli orientamenti politici degli elettori cattolici, ma irrigidisce le differenze politiche all’interno della comunità dei credenti. Quando, come a Roma, si giunge a una vera mobilitazione astiosa e pressante di una buona parte delle organizzazioni ecclesiali per attacchi personali e denigratori contro la Bonino, l’effetto che si produce è quello di un clima di tensione e di inimicizia tra credenti. Il richiamo dei vescovi a tenere conto dei valori e dei principi della fede religiosa nelle scelte politiche dei credenti è pienamente legittimo ed persino doveroso. Altra cosa sono i pronunciamenti politici e le indicazioni elettorali che lacerano le coscienze e fanno apparire i credenti cittadini a sovranità limitata.