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Rassegna stampa democratica

Saitta: “Bresso e Chiamparino sembrano Berlusconi”

Intervista ad Antonio Saitta, Presidente provincia di Torino – Su La Stampa del 6 maggio 2010 – di ALESSANDRO MONDO

Bresso e Chiamparino commettono un grave errore nel criticare il partito: tutti siamo utili, nessuno è indispensabile. Eppure certe volte mi sembra che anche loro siano stati colpiti dal virus berlusconiano». Se l’accostamento tra i due pesi massimi del Pd e il Cavaliere non è roba di tutti i giorni, suscita un moto di stupore in più apprendere che il giudizio arriva da Antonio Saitta. Il presidente della Provincia, che nel 2009 ha battuto Pdl-Lega, per una volta mette da parte i toni felpati: da Palazzo Cisterna segue la gazzarra quotidiana nel Pd, e quel che vede non gli piace.


Come inizio non c’è male.
«Il riferimento a Berlusconi va spiegato. Rimanda a un liderismo esasperato che vale per tutti i vertici del Pd, anche a livello nazionale, ed è incompatibile con la natura democratica del partito. E’ il caso di invertire rotta se non vogliamo inseguire il centrodestra su un terreno pericoloso».

Da cosa nasce il leaderismo esasperato?
«Dalla convinzione di essere persone straordinarie unita all’idea che il proprio mandato possa produrre una rendita di posizione politica. Il risultato di questo pensiero è l’illusione dell’autosufficienza. Le regionali hanno dimostrato il contrario: dobbiamo misurarci con un elettorato fluido puntando sui contenuti».

Questo non è avvenuto?
«Il Pd la sua battaglia l’ha fatta: abbiamo una buona classe dirigente, le persone approdate in Consiglio regionale non sono prodotti da laboratorio».

Allora chi ha mancato? Bresso?
«Le cause sono diverse e non mi pare il caso di scaricare le responsabilità. Ma il ragionamento vale nei due sensi: è ingiusto gettare la croce sul Pd riducendo ad una macchietta il partito che ti ha sostenuto e che ti ha fatto crescere».

Condivide la battaglia giudiziaria annunciata dall’ex-presidente?
«Liste o non liste, c’è stata una sconfitta. Bisogna avere il coraggio di ricominciare da capo: lavorando in sintonia con il partito e occupandosi dei problemi quotidiani. La politica è concretezza, non astrazione».

L’illusione dell’autosufficienza riguarda anche Chiamparino?
«Come ho detto, interessa un po’ tutti i vertici del nostro partito».

Come valuta le mosse del sindaco sul fronte Intesa-Sanpaolo?
«Penso che su scelte così delicate non ci si debba muovere in solitudine. Non sempre una forte leadership nazionale, e quella del sindaco non si discute, basta per risolvere i problemi».

Lei parla di leaderismo esasperato, ma quanto ha pesato l’acquiescenza del partito?
«In alcune fasi il Pd è stato troppo compiacente verso i suoi leader, è vero: talora è più semplice applaudire che contestare. Più in generale, ci si è illusi che, nonostante i cambiamenti sociali ed economici avvenuti negli ultimi anni, potesse perpetuarsi il vecchio modello di alleanze. Il risveglio è stato brusco».