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Documenti Pd Piemonte

Direzione Regionale su crisi e manovra economica

Approvato dalla Direzione Regionale – 7 giugno 2010

La Direzione regionale del PD del Piemonte ha preso in esame La manovra di politica economica presentata dal Governo al Parlamento e contenuta nel Decreto Legge n. 78 del 2010, e ne ha fatto una valutazione  preliminare alla luce delle gravi ricadute sull’economia della nostra regione.

La Direzione regionale del PD ricorda innanzitutto la sottovalutazione della portata della crisi che ha caratterizzato il comportamento del Governo negli ultimi due anni. Il Presidente del Consiglio ed i Ministri economici hanno sempre dichiarato che “il peggio era alle nostre spalle”, e attraverso l’informazione televisiva hanno sostanzialmente promosso una operazione di occultamento dei drammatici effetti sui  lavoratori, sulle loro famiglie e sulle imprese, negando sempre la necessità di una manovra correttiva di finanza pubblica. La realtà smentisce sempre le menzogne: oggi viene presentata una manovra che sfiora i 25 miliardi, senza alcun dialogo e confronto con le opposizioni, a differenza di quello che sta succedendo nel resto d’Europa.

Sulla base degli elementi finora a disposizione, la Direzione regionale del PD giudica la manovra iniqua, visibilmente improvvisata, caratterizzata da tagli orizzontali non selettivi e quindi indiscriminati, basata prevalentemente sui tagli nei trasferimenti agli Enti Locali e nel pubblico impiego, senza riforme strutturali e senza misure per favorire la crescita. In particolare le scelte del governo penalizzano fortemente il lavoro dipendente e, attraverso il taglio dei servizi locali, le famiglie e le persone più deboli già fortemente colpite dalla crisi. Anziché richiedere il contributo di chi in questi anni ha accumulato grandi ricchezze a causa degli squilibri economici indotti da una finanza non sostenibile e da una crescente pratica di evasione fiscale, si preferisce ancora una volta penalizzare chi da anni paga per tutti, e in primo luogo il lavoro dipendente, i giovani e i pensionati.

La forte penalizzazione del sistema delle autonomie locali è reso evidente dal fatto che la parte del leone nei tagli la subiscono ancora una volta le Regioni egli altri enti territoriali, chiamati a contribuire per 8,5 miliardi di euro, oltre il 60 per cento della riduzione di spesa prevista. Per le Regioni si tratta del sostanziale annullamento  dei trasferimenti per il finanziamento delle funzioni devolute con le leggi “Bassanini” del 1997. Per i Comuni e le Province si tratta di un taglio ai trasferimenti dell’ordine del 20 per cento del totale. La scelta è evidentemente di fare cassa per lo Stato, trasferendo debito dal centro alla periferia. I nuovi vincoli del patto di stabilità garantiranno allo Stato 13 miliardi di euro, che incideranno su tutte le attività che le regioni e gli enti locali svolgono, dalla manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere pubbliche, all’assistenza alle famiglie, al sostegno alle persone non autosufficienti. E’ presumibile che ci troveremo di fronte ad un aumento delle tasse locali e ad un contemporaneo taglio dei servizi. Viene compromesso il percorso del federalismo fiscale, e si afferma un nuovo centralismo dei fatti realizzato dal Ministero dell’Economia: azzerare le risorse centrali e territoriali per il federalismo, incentivare l’aumento della pressione fiscale locale, deteriorare la qualità dei servizi alla persona.
La Direzione regionale del PD rileva che i tagli egli enti in utili e ai costi della politica, di cui tanto si è parlato, contano praticamente nulla in termini di riduzione della spesa. Viceversa un grande sforzo viene richiesto ai dipendenti pubblici, con il blocco dei contratti del pubblico impiego. Pesanti sono inoltre gli interventi su scuola e sanità. Per la prima è soprattutto il blocco degli incrementi automatici delle PDretribuzioni nel triennio, e il blocco degli organici. Per la seconda un complesso di riduzioni del personale che potrebbe mettere in crisi il funzionamento di servizi essenziali.

Sulla base di queste prime valutazioni la Direzione regionale del PD esprime un giudizio fortemente negativo sul testo della manovra. Intende avviare un confronto con le organizzazioni sindacali ed imprenditoriali, con gli amministratori locali, con le organizzazioni del volontariato sociale per valutare le con vergenze nell’analisi e la disponibilità ad iniziative comuni che, partendo dalle insufficienze della politica economica del paese, lavorino nella prospettiva dello sviluppo del territorio e della costruzione di risposte efficaci alla crisi. In particolare auspica che, a partire da un confronto aperto sui contenuti della manovra, riprenda slancio la prospettiva dell’unità sindacale. In quest’ottica il PD darà il suo sostegno a tutte le iniziative promosse dalle organizzazioni sindacali contro i provvedimenti finanziari del governo.

La Direzione regionale del PD, alla luce delle valutazioni esposte, chiede ai propri parlamentari e agli organismi dirigenti nazionali del partito:
–    Di reagire ai provvedimenti del governo oltre che con la mobilitazione, con proposte organiche di politica economica, che partano dalla forte riduzione fiscale per il lavoro dipendente e da una più stringente ed equa tassazione dei redditi finanziari.
–    Di richiedere misure economiche incentivanti per le imprese che concordano misure di equità sociale, che reinvestono in attività di sviluppo e ricerca, che adottano concrete misure per l’ampliamento dell’occupazione.
–      Di rilanciare l’iniziativa contro l’evasione fiscale già perseguita dal governo Prodi.

Sul piano delle proposte la Direzione regionale del PD condivide le linee di una strategia alternativa che sono in corso di elaborazione nel partito, e in particolare i 4 obiettivi  finalizzati a sostenere la crescita e a promuovere la sostenibilità dei conti pubblici:
–    Investimenti per l’economia verde, il risparmio e l’efficienza energetica. Sostegno alla scuola, all’università e alla ricerca.
–    Primo modulo di riforma fiscale per spostare il carico dai redditi da lavoro e impresa ai redditi da capitale.
–     Allentamento del patto di stabilità interno per comuni, province e regioni, per far ripartire gli investimenti nelle infrastrutture e aprire migliaia di piccoli cantieri.
–    Riavvio delle liberalizzazioni nel settore dei servizi.

Torino, 7 giugno 2010

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