“Uno strumento di ricatto addio confronto politico”
Intervista a Gianfranco Morgando su la Repubblica del 28 giugno 2010
Gianfranco Morgando, crede che la fiaccolata di oggi possa alzare una barriera difficile da abbattere fra maggioranza e opposizione?
«Senza dubbio con la fiaccolata di questa sera si alza il livello dello scontro, così si trasforma in mobilitazione un dibattito che finora è stato soltanto politico. Sotto questo aspetto si rischia di rendere più grave il confronto, un salto dal quale è più difficile tornare indietro».
Durante il colloquio al Quirinale, Cota ha parlato anche di un possibile rischio per l´ordine pubblico. Lei cosa ne pensa?
«A me francamente questa decisione pare tanto la ricerca di un nuovo strumento di ricatto. C´è un nostro sistema istituzionale che prevede regole, equilibri e competenze. L´idea che da una decisione del potere giudiziario che non coincide con i propri interessi e desideri, possano derivare conseguenze sull´ordine pubblico mi sembra molto grave. Un fatto che avrebbe pochi precedenti. Prendiamo il caso Molise. Nessuno allora ha paventato rischi per l´ordine pubblico e non è successo proprio nulla».
Qualcuno si attendeva una contro-manifestazione del Pd, che invece non ci sarà. Perché avete scelto toni durissimi nel commentare la fiaccolata ma nessuna contromossa?
«Il Pd ha scelto un profilo moderato e io lo rivendico. Questo profilo dice che si rispettano le leggi e le decisioni della magistratura. Non abbiamo nessuna intenzione di metterci sullo stesso piano e non avrebbe alcun senso fare qualcosa in attesa che si pronunci il tribunale».
Ghigo accusa il Pd di organizzare riunioni carbonare a Roma per pianificare le mosse nel caso di ritorno alle urne. Si riferisce ovviamente al suo incontro con Bersani. Qualcosa da ribattere?
«Mi sembra davvero assurdo considerare una riunione carbonara uno dei tanti incontri periodici fra il segretario nazionale e il segretario regionale di una delle regioni più importanti. Si è parlato ovviamente della situazione del Piemonte ma non di candidature».
Se si torna a votare il Pd è pronto?
«Prontissimo. Ricordo che a marzo la coalizione del centrosinistra ha preso più voti di quella del centrodestra».





