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Dipartimento Scuola e Università

Governance scuola, Pozzi “su quali basi costruire il patto educativo”

Riportiamo di seguito il discorso introduttivo di Paola Pozzi, Responsabile Scuola e Università PD Piemonte, al seminario dello scorso 15 luglio 2010 “AUTONOMIA SCOLASTICA E AUTONOMIE LOCALI. STATO E REGIONI NEL SISTEMA DI GOVERNANCE DELLA SCUOLA”.

Perché questo seminario?
Può sembrare velleitario, illuministico e fuori tempo in un momento come questo, con l’imminente inizio dell’anno scolastico drammatico per carenze di risorse umane ed economiche, con le difficoltà in cui versano gli enti locali, dedicare un pomeriggio a “filosofeggiare” su titolo V della Costituzione, decentramento del sistema di istruzione, ruolo degli enti locali.

In realtà l’obiettivo è quello di offrire a tutti noi: Partito Democratico, amministratori, uomini e donne impegnati professionalmente nella scuola, un momento di approfondimento e riflessione non immediatamente collegato, ma politicamente coerente, con l’urgenza di affrontare situazioni molto complicate. Insomma, il tentativo è di metterci insieme per costruire sì la risposta di contrapposizione al Governo, ai suoi provvedimenti e alla manovra economica, senza rinunciare a elaborare la strategia che il PD propone al Paese in tema di istruzione, equità, valorizzazione risorse umane, merito. Ho usato queste espressioni non a caso, esse infatti ricorrono spesso nei discorsi dei leaders (del PD e non), a noi spetta anche il compito, però, di tentare di dare un piccolo contributo alla individuazione di come far sì che la scuola promuova saperi e competenze, di come renderla in grado di contribuire a ridurre le diseguaglianze sociali, di come fare di essa davvero il luogo di promozione e valorizzazione delle risorse umane tutte, ciascuna secondo le proprie potenzialità, capacità, attitudini, merito.

Insomma l’Italia ha bisogno di forte innovazione educativa, questa deve essere la nostra battaglia, non la battaglia del centrodestra che sbandiera parole come merito-autonomia-valutazione (Gelmini). Noi ci opponiamo ai provvedimenti del Governo perché propongono passi indietro, che rischiano di far peggiorare in modo irreparabile la salute di un organismo già debole. Noi, il PD, vogliamo non soltanto mantenere in vita questo organismo ma, per proseguire nella metafora, garantirgli qualità della vita e possibilità di essere una risorsa e non necessitare di assistenza.

Non mi soffermo sui dati, che ormai tutti conosciamo ampiamente, della selezione nei primi anni di scuola superiore, del tasso di ripetenze per la quali la scuola superiore in realtà per molti non dura 5 anni ma 6 o 7, degli esiti delle prove OCSE-PISA e INVALSI, sull’enorme numero di abbandoni dopo il primo anno di università. Ciò su cui chiedo di soffermarci come partito e oggi tra noi, è su come fare perché questa situazione cambi. Secondo me questo è riformista, questo è popolare, questo è equità.

Ci candidiamo a guidare il cambiamento, con il contributo indispensabile di chi è dentro la scuola, ricercando il confronto con tutti gli interlocutori, anche esterni, con i cosiddetti stakeolders. Il cambiamento non solamente l’aggiustamento di ordinamenti, di orari, di distribuzione oraria delle discipline; anche questo, certamente, ma molto di più.
Noi vogliamo che il PD punti più in alto. Per questo oggi con questo seminario partiamo dall’assetto del “sistema” ripercorrendo alcune tappe che ne avevano disegnato la struttura nuova:

– la legge Bassanini (legge 59) introduce il concetto di Istituzione scolastica, superando quello di Organo dell’amministrazione statale e quindi di scuola che applica le circolari. Quindi tassello essenziale del cambiamento è l’autonomia scolastica;

– con il Decreto legislativo 112 lo Stato si spoglia di compiti che conferisce a Regioni, Province, Comuni;

– il regolamento per l’autonomia è del 1999.

Ecco il legame temporale, ideale, di sistema che lega autonomie scolastiche e autonomie locali, queste ultime non soltanto fornitrici di servizi obbligati e di arredi, ma interlocutori fondamentali per fare dell’autonomia scolastica non una monade bensì l’elemento essenziale ma non unico di un sistema educativo. Questo era il nostro disegno, del centrosinistra, noi ne siamo stati promotori. Interroghiamoci su come e su quali basi costruire il patto educativo, definendo altresì l’utilizzo di risorse pubbliche e quindi comuni.
Ancora: la necessaria modernizzazione dello Stato ci ha portato a un passo ulteriore: la legge di riforma costituzionale affinché su alcune materie le regioni avessero la competenza per realizzare concretamente e non solo dichiarare astrattamente la parità di diritti e di condizioni a tutti (anche qui non cito dati sulle differenze territoriali che la scuola centralisticamente organizzata produce); insomma decentramento e federalismo sono mezzi e non fini.
Valgono ancora questo obiettivi?

Questo è il momento peggiore per discuterne, ma una forza politica non sempre può scegliere il momento, può decidere come affrontarlo e con quali prospettive. So bene che ci sono opinioni non omogenee: alcuni ritengono comprensibilmente che l’attacco portato a regioni ed enti locali dal governo prefiguri un “federalismo per abbandono” e quindi che anche il decentramento alle regioni e l’attuazione del titolo V sia rischioso e al momento non più una priorità. Altre posizioni richiamano, anzi, alla necessità di non lasciare a questo governo l’opportunità di distruggere ulteriormente l’autonomia scolastica e l’istruzione pubblica, e sia opportuno portare la responsabilità di Governo e amministrativa del sistema istruzione nei territori.

Parafrasando quanto più volte detto a proposito della crisi: se ne uscirà solo se sarà occasione di ricerca, innovazione.
Si tratta di posizioni motivate, ovviamente legittime, siamo qui per discutere alla luce di esperienze e di testimonianze, per scambiarci riflessioni, per dare un nostro contributo alla elaborazione che il Partito Democratico sta facendo a livello nazionale.


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