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Rassegna stampa democratica

Welfare, Lepri: Giunta Cota alla prova delle politiche sociali

Stefano Lepri sul Sole 24Ore Nord Ovest del 29 settembre 2010

In occasione dell’ultima riunione della Conferenza Regione Autonomie locali è stata discussa la proposta, elaborata dall’Assessore regionale alla sanità Caterina Ferrero, di nuovo riparto del Fondo regionale per le politiche sociali.

Tali risorse, come noto, diminuiranno nel 2010 di oltre due milioni di euro. Anche il Fondo nazionale subirà una riduzione certa, sembra di circa dieci milioni, senza considerare i tagli apportati agli altri capitoli di bilancio per le politiche sociali.

Al di là di questo, ora la questione riguarda il modo con cui questi fondi verranno ripartiti. La nuova proposta (su cui il Consiglio regionale dovrebbe solo essere informato) appare poco sensata, incoerente con le disposizioni della legge quadro regionale 1/2004 sui servizi sociali. C’è motivo di temere che altre logiche, per così dire “politiche”, la ispirino. Sia chiaro: è opportuno metter mano a una delibera ormai datata e alcuni dei principi enunciati nella nuova proposta sono condivisibili. Ad esempio, è giusto attribuire un punteggio che consideri il parametro della dispersione territoriale, così da tener conto del maggior costo per gli spostamenti o dell’isolamento che si determina in aree a bassa densità abitativa. Così come è condivisibile abbandonare il criterio di finanziamento sulla base del costo storico e adottare quello legato ai cosiddetti costi standard.

La nuova proposta prevede una ripartizione del Fondo per dispersione territoriale (15%), popolazione residente (35%), popolazione ultra75enne (25%) e minori residenti (25%). Il suo vero limite è che non tiene conto della diversa presenza dei bisogni sociali sui diversi territori. E’ infatti noto (e confermato da numerose ricerche) che, ad esempio, gli anziani non autosufficienti siano più soli, e quindi più bisognosi di assistenza, nei grandi contesti urbani; che i minori in difficoltà si concentrino in aree dove è forte la deprivazione sociale ed economica; che le famiglie con persone disabili, in questi decenni, si siano sovente trasferite e concentrate nei luoghi dove storicamente sono presenti servizi più diversificati.

In altri termini, ci sono realtà, soprattutto riconducibili a Torino e alla prima cintura, dove il tasso di deprivazione, e quindi il numero di persone assistite dai vari servizi e il relativo costo, è superiore alla media regionale. Ben vengano i costi standard anche nei servizi sociali, ma in riferimento al numero di fruitori o di prestazioni, non in base ad un astratto riparto pro capite. Ad esempio: si paghino i servizi per ogni anziano preso in carico dalle Unità di valutazione geriatrica (anche in relazione alla sua condizione socio economica) e non in riferimento alla sola popolazione ultra75enne presente in ogni consorzio dei servizi sociali.

Oltre che ingiusta e illogica, la proposta è anche illegittima, perché la legge regionale 1/2004, a cui una delibera di Giunta deve attenersi, prevede che il riparto debba avvenire, tra gli altri, “assicurando i livelli essenziali e uniformi delle prestazioni” e “assicurando, in via prioritaria, la risposta alle esigenze di persone portatrici di bisogni gravi”.

C’è quindi l’esigenza di un profondo ripensamento sul tema. Confidiamo che l’Assessore Ferrero  apra un confronto politico senza pregiudizi.

 

Stefano Lepri

Vicecapogruppo PD in Consiglio regionale

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