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Morgando: manca una politica industriale del governo. L´assessore Giordano: risentiamo dello stallo
La Repubblica del 7 dicembre 2010
“Roma aiuti il rilancio del Piemonte”
Sindacati e imprenditori al convegno Pd: “Tav e Fiat, temi nazionali”
Enoc: no a scelte torinocentriche Guerrini: cresce la sfiducia tra i nostri soci
MARCO TRABUCCO
Il futuro dell´economia piemontese deve diventare una questione nazionale. Se c´era bisogno di qualcosa che dimostrasse questo assunto, scelto dal Pd come tema del convegno che si è tenuto ieri al centro congressi Torino Incontra, il caso Mirafiori è arrivato giusto in tempo. Giovanna Ventura segretaria regionale della Cisl, lo ha fatto notare con forza nel suo intervento in cui ha tirato le orecchie alla politica, piemontese e nazionale e anche all´imprenditoria:
«L´accordo che si sta discutendo su Mirafiori – ha detto – non riguarda quello stabilimento o quel quartiere. Riguarda invece l´Italia. Non sono così sicura che ce l´abbiano chiaro tutti. Il sindacato quindi non può essere lasciato solo a quel tavolo, perché la ricadute di quell´accordo riguarderanno non solo Torino, ma tutto il Piemonte e tutto il paese». Parole che riprendevano quanto aveva già affermato qualche minuto prima Giovanni Cortese, segretario regionale della Uil che, dopo aver sottolineato come il sindacato, in quella vicenda, fosse determinato ad arrivare a un accordo aveva preso però le distanze da Fiom e Cgil: «Le forze politiche e istituzionali – aveva detto – hanno il dovere di far sapere cosa pensano e devono smetterla di fare di tutta un erba un fascio distinguendo tra le forze sindacali che sono davvero interessate a un accordo e quelle che non lo sono». «Noi l´accordo lo vogliamo – gli ha replicato poco dopo Alberto Tomasso, segretario generale di Cgil Piemonte- Ma vogliamo un accordo che si confronti davvero con i problemi di produttività e di organizzazione del lavoro di Mirafiori e non che abolisca il contratto nazionale per stabilire invece una contrattazione individuale tra lavoratore e azienda come vuole invece la Fiat».
Sulla diagnosi e sulla prognosi della crisi che ha colpito il Piemonte poi tutti o quasi gli interventi sono stati concordi. Il segretario regionale del Pd Gianfranco Morgando che ha aperto i lavori ha sottolineato preoccupato che «se lo sviluppo del Piemonte e l´uscita dalla crisi non possono prescindere dalle politiche nazionali, ciò desta preoccupazione perché non c´è una politica industriale del governo, in particolare in quei settori come l´automotive o il tessile che più riguardano la nostra struttura produttiva». Parole che hanno trovato una sponda, parziale, nell´assessore regionale alle Attività produttive, il leghista Massimo Giordano che dopo aver illustrato i due piani varati dalla giunta Cota in questi primi mesi di governo (quello per il lavoro e quello per la competitività, con investimenti complessivi per 900 milioni di euro) ha ammesso: «È evidente che risentiamo di una politica nazionale che è in stallo. Ma – ha aggiunto – stiamo cercando di salire su tutti i treni possibili: quello del distretto aerospaziale con la Lombardia, del distretto per l´automotive e per l´auto elettrica».
Da artigiani e imprenditori è venuto invece un unico grido d´allarme. Mariella Enoc, presidente di Confindustria Piemonte, ha preferito guardare al futuro: «Il pubblico, Stato e Regione, devono aiutarci a far nascere una nuova generazione di imprenditori è così che si salva il Piemonte». Ma ha lanciato anche due allarmi: «Il Piemonte non deve essere Torinocentrico e Fiatcentrico. E la Tav deve essere costruita, la politica deve garantire il rispetto dei tempi, basta con i litigi inutili». Più pessimista invece è stato Massimo Guerrini, vicepresidente dell´Api: «Due terzi dei nostri associati non credono che la situazione in Piemonte migliorerà nei prossimi sei mesi. Mirafiori è un problema che riguarda tutti. E anche la Tav va costruita ma i lavori devono avere ricadute importanti sulle imprese locali». Già perché il rilancio del Piemonte passa anche se non prima di tutto dal rilancio di una politica delle infrastrutture. Anche perché come hanno sottolineato anche Franco Cudia e Giorgio Felici (a rappresentare, rispettrivamente, Cna Piemonte e di Confartigianato): «Oggi l´edilizia è uno dei settori che più sono in crisi. E potrebbe invece essere un volano importante per la ripresa».






