Pd, l´effetto Mirafiori sulle primarie Solo Ardito boccia del tutto l´intesa
DIEGO LONGHIN su la Repubblica del 27/12/2010

Solo Giorgio Ardito, tra i candidati alle primarie del Pd, boccia su tutta la linea l´accordo su Mirafiori firmato da Fiat, Fim, Uilm, Fismic e Ugl alla vigilia di Natale, mettendo fuori gioco la Fiom. Gli altri candidati considerano con sfumature diverse la firma un passaggio «inevitabile», alla luce soprattutto dell´investimento di un miliardo sul sito di corso Agnelli, ma chiedono al Lingotto di non escludere i metalmeccanici della Cgil.Si ripropone a Torino la spaccatura del Pd nazionale, ma tra chi si è fatto avanti per prendere il testimone del centrosinistra in vista delle elezioni di maggio solo l´ex presidente dell´Atc, Ardito, è sulla posizione del responsabile Economia dei Democratici, Stefano Fassina: «È un accordo frutto della divisione sindacale. Così si è assecondata la volontà di Marchionne, che sarà sicuramente un bravo manager, di espellere il conflitto dalla fabbrica. Una visione fuori dalla storia: persino nella cultura liberare il conflitto, quello democratico che non deborda nella violenza, è considerato come il motore dei cambiamenti e dello sviluppo. Siamo di fronte ad un passaggio che avrà conseguenze negative». E Ardito è convinto che in questo momento l´unica possibilità sia quella di stare con i lavoratori, «di stare con la Fiom: un consenso critico, perché le posizioni alla Cremaschi non sono condivisibili, ma il solo possibile». Anche il vicepresidente del consiglio regionale, Roberto Placido, è convinto che l´accordo separato sia figlio di un sindacato inadeguato, non al passo con i tempi: «Nella strategia della trattativa ho rivisto alcuni atteggiamenti di chiusura dei 35 giorni degli anni ‘80 – spiega – già allora le organizzazioni non seppero rispondere, non seppero rilanciare alle proposte dell´azienda. Ci voleva più coraggio allora e si sarebbe dovuto avere più coraggio oggi, anche da parte della Fiom, su nuove assunzioni e su salari più alti, di livello europeo, sfidando Marchionne sul suo terreno, non chiudendosi in difesa». E Placido considera, nel complesso, l´accordo «positivo, anche se l´esclusione della Fiom avrà le sue ripercussioni e sarebbe meglio che l´azienda ne tenesse conto».
Questione su cui batte anche l´onorevole Piero Fassino: «Non si tratta solo di un accordo importante, ma di un accordo necessario – sottolinea l´ex ministro – non si può perdere un investimento di questo calibro perché vorrebbe dire rinunciare a Mirafiori e senza Mirafiori la Fiat a Torino non sarebbe più la stessa». L´esclusione dei metalmeccanici della Cgil è un problema non di facile soluzione per l´ex ministro ora candidato alle primarie della sua città. «È un accordo difficile – dice l´ultimo segretario dei Ds – che suscita molti dubbi ed è proprio per questo che nella sua applicazione devono essere coinvolti tutti, comprese le organizzazioni che non lo hanno firmato per evitare un clima di conflitto in fabbrica. Un clima che non gioverebbe a nessuno. Per questo sono convinto che l´azienda non debba discriminare nessuno».
L´ex presidente del consiglio regionale, Davide Gariglio, è convinto «che la posizione della Fiom, di rottura, non è ottimale, e che si dovrà lavorare per ricomporre la frattura, ma l´accordo firmato tra il Lingotto e le altre organizzazioni sindacali non può che definirsi positivo ed indispensabile per il futuro di Torino». E aggiunge: «Non si può non tenere presente che nel 1970 in Piemonte si produceva l´80 per cento di auto del gruppo Fiat, nel 2000 il 20 per cento e oggi non si raggiunge il 10 per cento. Con questo accordo si ritornerà ad un livello più che accettabile con ricadute su 5.800 operai del Lingotto e oltre 12 mila famiglie dell´indotto. Senza dimenticare la prospettiva di nuove assunzioni».





