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Perché il Lingotto mi ha convinto

Luigi Bobba su Europa del 26/01/2011

Non una corrente, ma un movimento. Non un recinto chiuso, ma un campo aperto. Non un richiamo identitario, ma una chiamata a prendere parte a una “rivoluzione democratica”. Questo il senso profondo del discorso di Walter Veltroni al Lingotto, nel quale mi ritrovo, sia perché capace di lanciare una nuova sfida a tutto il Pd, sia perché evoca una traiettoria per il paese. Un discorso in cui l’orizzonte non è la ridotta di un partito già di sinistra, ma l’ambizione di una forza – i Democratici – che vuole parlare a tutto il paese.Chiara e convincente la direzione di marcia indicata: riduzione del debito pubblico a quota 80%, valorizzando il patrimonio pubblico e introducendo un prelievo straordinario sui grandi patrimoni; attrazione di nuovi investimenti (vedi Fiat), sperimentazione di nuove relazioni sindacali e introduzione di forme inedite di partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende.
E ancora: promozione di una tutela legislativa e contrattuale universalistica per tutte le persone che lavorano, con una attenzione prioritaria al mondo del precariato; riforma del fisco in modo che sia più equo in particolare per i lavoratori a partita Iva, le donne che lavorano e le famiglie, assumendo la proposta del Forum denominata “Fattore Famiglia”; e ancora, un grande investimento sui beni culturali e per la Green Economy; infine, tornare ad essere comunità ricostruendo i legami sociali e valorizzando tutto ciò che crea appartenenza e coesione sociale.
Un programma semplice, comprensibile anche a quei tanti italiani che hanno inseguito il “sogno berlusconiano” e che ora si ritrovano un paese bloccato, deriso nella comunità internazionale e incapace di offrire una prospettiva di futuro ai propri giovani. C’era bisogno di questa scossa: salutare per ridare coraggio a coloro che continuano ad impegnarsi nel partito, ma percepibile anche dai tanti che avevano preso parte all’avventura dei democratici e che, strada facendo, si sono disamorati. Un segnale altresì per coloro che avevano guardato al progetto originale del Lingotto – tre anni fa – e che poi l’hanno visto annebbiarsi o perdersi per strada.
Se questa è l’ambizione, la condivido. Se l’intento non è quello di moltiplicare aree, correnti o componenti, allora c’è spazio per fare un tratto di strada insieme. Nella speranza di riuscire ad intercettare le risorse nascoste interne al Pd, ma soprattutto nel cercare di dissotterrare le molte energie esterne al partito, rimaste sopite o deluse in carenza di una meta e un percorso condivisi.
Questo “Lingotto 2” è un tentativo lucido, ma non rinviabile per parlare a quel 42% di elettori potenziali che finora si è tenuto ben lontano dal Pd. Forse è anche un modo di dire che «un altro Pd è possibile», consapevoli però che le scelte non sono più rinviabili. E la responsabilità è tutta nelle nostre mani.