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LA SECESSIONE E’ NEL DNA DEI LUMBARD

Federico Fornaro sul Riformista del 18-03-2011

L’imbarazzo della Lega di fronte alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia ha radici profonde. Nell’armamentario ideologico e nell’immaginario collettivo costruito negli ultimi venticinque anni dalla Lega, la secessione riveste,infatti, un posto di primissimo piano. La Padania, infatti, è antitetica allo stato nazionale. Come ha osservato recentemente Roberto Biorcio, autore de “La rivincita del Nord”, la Padania rappresenta un fondamentale riferimento ideale, una comunità immaginaria di appartenenza per il popolo leghista, come nel passato erano stati il socialismo, il comunismo e l’attesa del “sol del avvenire” per i militanti della sinistra.Lo stesso articolo 1 dello statuto del partito, approvato nel 2002 e tutt’ora in vigore, non lascia dubbi: “Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” (in seguito indicato come Movimento oppure Lega Nord o Lega Nord – Padania), costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana”.

La secessione, dunque, è nel dna della Lega Nord.

La colpa del processo di unificazione nazionale sarebbe per i leghisti altrettanto evidente: solo il Nord che produce consente all’Italia di sopravvivere, mentre il Sud rappresenta un fardello da cui liberarsi appena possibile.

Il primo rito organizzato per la secessione in chiave leghista porta la data del 13 settembre 1996 con una marcia che prese il via al Pian del Re, alle sorgenti del fiume Po ai piedi del Monviso e si concluse tre giorni dopo a Venezia, con la lettura da parte di Bossi della “dichiarazione di indipendenza e sovranità della Padania”. Una manifestazione-rito che viene annualmente ripetuta alla presenza di migliaia di militanti, con crescente attenzione mediatica.

Una volta Bossi,poi, si è anche cimentato nell’impresa di delineare i tratti dell’ homo padanus, antitetico a quello italico: “Noi siamo i discendenti diretti dei celti, non dei romani, i celti erano un popolo di lavoratori (sapete fabbricavano gli zufoli con le mani), invece i romani non lavoravano, erano soltanto un popolo di guerrieri con un sistema basato sulla schiavitù”

Vi è quindi più di un buon motivo per avere il dubbio che il federalismo rappresenti solamente un diversivo, un tentativo di distrarre gli avversari e dare strumenti alla propaganda per frenare gli spiriti ribelli dei militanti più caldi: l’obiettivo finale della Lega, nonostante il suo attuale ruolo di forza (determinante) di governo, rimane la secessione.

Dal canto suo, l’europarlamentare Mario Borghezio, uno dei più amati dalla base leghista, non ebbe alcuna remora, nel febbraio del 2006, all’indomani del suo rinvio a giudizio per il reato di secessione, nell’affermare che “non si illudano,però, i solerti schiavetti dello Stato centralista: siamo e resteremo sempre quei padani coraggiosi che, con Bossi, hanno giurato fedeltà eterna alla Padania. Il diritto all’autodeterminazione, riconosciuto dall’ordinamento internazionale, ha legittimità e continuerà a legittimare la nostra lotta che si concluderà soltanto con la libertà della Padania”.

D’altronde basta sfogliare la “Padania” in questi giorni o ascoltare “Radio Padania Libera” per comprendere come sia sistematica e martellante la distinzione tra il “noi” (la Lega e il Nord) e il “loro” (il resto d’Italia da lasciare al suo destino). Nessuna ricerca di radici comuni. Al contrario, un costante tentativo (spesso arrampicandosi sugli specchi) di scovare tra le pieghe della storia eventi e momenti per poter dimostrare e esaltare la diversità e, al fondo, una presunta superiorità padana.

Resta comunque un fatto incontrovertibile: in qualsiasi altra democrazia matura un partito con una dna secessionista così marcato come quello della “Lega Nord per l’indipendenza della Padania” non potrebbe essere ricompreso in alcuna alleanza di governo (di centro-destra o di centro-sinistra, non fa differenza) e sarebbe relegato all’opposizione.