L’asticella democratica
Paolo Natale su Europa del 11-03-2011

Mancano poco più di due mesi al nuovo test elettorale di questo scorcio di legislatura, il primo dopo la vera crisi che sta attraversando sia il governo che il presidente del consiglio. Ancora alle ultime regionali dello scorso anno, la salute della maggioranza parlamentare era soltanto lievemente scalfita dai guai provocati dalla dissidenza di Fini, ed i partiti governativi riuscirono ad realizzare una performance tutto sommato positiva, nel rinnovo dei parlamenti locali. In particolare grazie al ruolo di assoluto vincitore giocato dalla Lega in numerose regioni settentrionali.
Ma ora, il gradimento nell’operato del governo è sceso sotto la consueta soglia di guardia del 40 per cento di giudizi positivi.
Il premier naviga anch’esso in acque di consenso ormai fortemente ridotte (nell’ultima rilevazione solo il 33 per cento gli rinnova la fiducia), la sommatoria dei partiti legati alla maggioranza non va molto oltre il 40 per cento dei consensi, comprendendo la Destra di Storace.
Dunque, è in questo clima politico non particolarmente favorevole al governo, che è riuscito in dicembre a salvarsi per una manciata di voti, che si andrà al rinnovo dei consigli comunali in molte delle principali città italiane: Milano, Napoli, Torino, Bologna, Cagliari e Trieste.
Se però la salute del governo centrale non è florida, altrettanto si potrebbe argomentare parlando dei partiti dell’opposizione, in primo luogo lo stesso Partito democratico. Dunque, si tratterà di capire quali possano essere i risultati che, sotto diversi aspetti, potrebbero rendere contenti gli adepti del Pd, quale potrebbe essere cioè il posizionamento dell’asticella dei consensi per permettere a Bersani di gioire della performance del proprio partito.
Ma trattandosi di consultazioni sostanzialmente locali, sarà difficile stabilire una “misura” univoca nazionale. L’unica possibilità di giudizio sul rendimento del partito non potrà che far riferimento alle principali realtà locali. Un’ottica certo un po’ limitata, ma forse l’unica da cui sia possibile partire per una valutazione non troppo peregrina. Vediamo allora da quali risultati parte il Pd nei comuni più popolosi che andranno al voto.
Milano, innanzitutto. La lotta per il sindaco non vede impegnati qui candidati del Pd, e forzatamente il partito nel suo complesso ne risentirà almeno un poco. I suoi precedenti risultati lo hanno visto oscillare tra il 27 (regionali 2010) ed il 33 per cento (politiche 2008): confermare il dato dello scorso anno sarebbe dunque un fatto positivo.
A Torino lo stato di salute del partito sembra buono, e le performance degli anni scorsi lo vedevano costantemente sopra il 35 per cento: la presenza di Fassino come candidato dovrebbe poter consolidare quella quota. E l’asticella torinese dovrebbe essere proprio quella dei 35 punti percentuali.
A Napoli la situazione, sia prima che soprattutto dopo le fallimentari primarie, è certamente molto compromessa: dopo le doppie vittorie di Bassolino e Iervolino, difficile che il candidato di centrosinistra possa vincere. Il partito ha visto ridursi il proprio consenso, dal 2008 al 2010, di ben 10 punti (dal 35 al 25 per cento). Superare oggi il 20 per cento dei consensi sarebbe perciò da considerarsi un risultato non catastrofico.
Il caso di Bologna è, ovviamente, un po’ particolare, viste le tristi vicissitudini del dimissionario Delbono. Le precedenti performance del Pd stazionavano tra il 40 e il 50 per cento dei consensi. Confermare almeno l’ultimo 40 per cento delle regionali sarebbe perciò piuttosto positivo.
I casi di Trieste e Cagliari, gli ultimi due comuni capoluogo di regione al voto, sono un po’ particolari, non avendo riscontri legati ad elezioni locali molto recenti: in entrambi i casi i risultati del Pd si fermano alle politiche del 2008, quando ebbe uno straordinario successo, intorno o sopra il 33 per cento dei consensi.
Non possiamo oggi aspettarci ovviamente così tanti voti, soprattutto perché gli ultimi sondaggi danno il candidato di centrodestra in vantaggio. Arrivare sia a Trieste che a Cagliari poco sotto il 30 per cento sarebbe perciò una performance altamente positiva.
Tante asticelle, dunque, che probabilmente non ci permetteranno, in sede di consuntivo, un’analisi ed un giudizio uniforme. Ma certo, se il Pd riuscisse ad avvicinarsi ai risultati che ho appena evidenziato, non dovrebbe proprio lamentarsi. E Pier Luigi Bersani potrebbe vivere ancora per un po’ sonni tutto sommato tranquilli.





