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Fassino: “Evitiamo una fabbrica di cassintegrati a vita”

Lettera di Piero Fassino – la Repubblica del 13-04-2011

Sono ore cruciali per la ex Bertone, firma storica per Torino e per l´automobile. Cessata ogni produzione nel 2006, fino a qualche mese fa lo stabilimento sembrava destinato inesorabilmente alla chiusura. E sui suoi 2000 lavoratori incombeva lo spettro di una infinita cassa integrazione a 0 ore, priva di qualsiasi prospettiva di ritorno al lavoro.Con l´acquisizione dello stabilimento da parte della Fiat lo scenario è cambiato. Entro il 2012 dovrebbe prendere avvio la produzione di due vetture di altra gamma, una Maserati e un modello Chrysler. E per i lavoratori ex Bertone si aprirebbe così la prospettiva di ritorno al lavoro.
Questa prospettiva è oggi bloccata.
Per dare corso agli investimenti Fiat chiede la sottoscrizione di un accordo – come è avvenuto per Pomigliano e Mirafiori – che dia all´azienda certezze di produzione, compreso l´utilizzo di 10 sabati lavorativi. E per essere certa della loro esigibilità Fiat vuole che l´accordo preveda una “clausola di responsabilità” con sanzioni per chi promuova interruzioni di lavoro contrarie all´accordo. Mentre Fim, Uilm e Fismic hanno dato disponibilità a sottoscrivere l´accordo, la Fiom – sindacato di maggioranza tra i lavoratori della Bertone – ritiene che quella “clausola di responsabilità” incida sul diritto di sciopero e finora non ha sottoscritto l´intesa.
Ognuno comprende il punto critico a cui siamo: senza un accordo, la Bertone torna ad essere uno stabilimento senza futuro e i suoi lavoratori dei cassintegrati a vita. E´ uno scenario che nessuno può e deve subire passivamente. Questo è il momento in cui ciascuno deve far prevalere la responsabilità, concorrendo alla ricerca di una soluzione.
Vi concorra l´azienda, non ignorando che il consenso dei lavoratori è prezioso per garantire effettivi alti livelli di produttività. Soprattutto là dove si devono produrre manufatti di alta qualità.
Non si sottragga alla ricerca di un accordo la Fiom: l´ansia doverosa di salvaguardare i diritti, non porti a compromettere la possibilità per quei lavoratori di tornare a lavoro.
E non si sottragga in queste ore ad un impegno attivo il Governo: coinvolgendo anche Regione, Provincia e Comune, Palazzo Chigi convochi le parti, con loro discuta fino a che sia necessario, offrendo ogni possibile ausilio all´individuazione di una soluzione ragionevole. E non ci si rassegni alle difficoltà, facendo invece prevalere la ricerca tenace di una intesa.
Soprattutto nessuno perda di vista la vera posta in gioco di questa delicata vicenda: il destino di 2000 lavoratori a cui nessuno può negare a cuor leggero la possibilità di tornare al proprio lavoro.