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Fornaro: “FOLLIE LEGHISTE, MANCAVANO SOLO GLI ESERCITI REGIONALI”

Federico Fornaro sul Riformista del 05-04-2011

Le recenti contraddittorie esibizioni (con annesse figuracce) dei massimi dirigenti del partito durante le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e più ancora la dimostrazione di inaffidabilità politica clamorosamente emersa nella vicenda della gestione emergenziale degli sbarchi di migranti a Lampedusa, pongono la Lega e in buona misura la stessa politica italiana, di fronte a un bivio. Ultima,ieri, è arrivata la surreale proposta di eserciti regionali a  disposizione dei governatori.La strategia di una “Lega di lotta e di governo” ha clamorosamente mostrato i suoi limiti e la sua inadeguatezza. Il comportamento del ministro Maroni in queste settimane è l’esempio plastico dell’insostenibilità di questa impostazione. Da uomo di governo, Maroni,infatti, ha prima avvertito l’opinione pubblica dell’arrivo di una massa di diseredati provenienti dall’altra sponda del Mediterraneo,ma contemporaneamente ha dovuto fare i conti con la “pancia” dell’elettorato leghista più duro (e peraltro coerente con gli indirizzi della Lega in materia di immigrazione) che non vuol assolutamente sentir parlare di solidarietà e interventi umanitari. Per anni il Carroccio ha sostenuto che l’unica ricetta da praticare per evitare “l’invasione” era il respingimento dei barconi, anche con la forza delle armi se necessario: punto e basta.

Il risultato finale è stata un’azione di governo (e in particolare di Maroni) abborracciata, balbettante, sempre alla rincorsa dei problemi, anche e soprattutto per la golden share che la Lega ha esercitato in questa fase, frenando nella politica dell’accoglienza e segnando un confine assai labile e di difficile decifrazione concreta tra clandestini e profughi di guerra.

Le immagini delle migliaia di poveri cristi ammassati a Lampedusa e lasciati in una situazione di gravi carenze igenico-sanitarie hanno fatto il giro del mondo e non sono state certo un bel biglietto da visita per il nostro Paese.

Gli italiani hanno dovuto così assistere allo spettacolo di un governo alle prese con una crisi drammatica (con un ministro della Lega a capo del dicastero più esposto e coinvolto, il ministero dell’Interno) e di un leader di un partito di governo, nonché ministro anch’egli, Umberto Bossi che quotidianamente dettava una linea d’intervento alternativa a quella adottata dall’Esecutivo, alimentando la spirale della contrapposizione tra Nord e Sud, tra cittadini e migranti, con il dichiarato obiettivo di contenere una possibile emorragia di voti in vista delle imminenti elezioni amministrative del prossimo 15 -16 maggio.

A questo punto,però, è lecito domandarsi quanto può durare questo «non-governo» di un problema epocale qual’é quello dell’immigrazione ?

La Lega è chiamata a fornire, da partito di governo di uno dei maggiori paesi industrializzati dell’Occidente, il proprio contributo per ricercare una soluzione equilibrata e concreta alla questione,senza furbizie e scappatoie propagandistiche funzionali unicamente a calmare i bollenti spirito del suo “zoccolo duro”, prevalentemente composto dai militanti della prima ora.

Come è stato nella storia del ‘900 per la sinistra in Europa, si sta avvicinando per la Lega il momento in cui gli avvenimenti impongono di far prevalere una cultura gradualista e riformatrice e mettere ai margini l’anima massimalista (nel caso del Carroccio, secessionista) e protestataria.

Bossi e i vertici del Carroccio non possono,infatti, pensare di continuare ancora a lungo a eludere questo nodo politico e strategico, pagando, se del caso, un prezzo anche in termini di consenso, esattamente come è più volte capitato sia a sinistra sia sul fronte della destra democratica.