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Rassegna stampa democratica

LA VERITA’ DI FRANZINELLI SUI DIARI DEL DUCE

di Federico Fornaro su Il Riformista del 19 aprile 2011


Perché nell’estate del 2006 un bibliofilo esperto e raffinato come il senatore Marcello Dell’Utri convince l’imprenditore toscano, Stefano Biagini, a sborsare oltre un milione di euro per l’acquisto di cinque agende di incerta provenienza ?

Quali ragioni hanno spinto una dirigente attenta e colta come Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale della Bompiani (gruppo RCS), a perorare l’acquisto di questo materiale, dopo che lo stesso era già stato rifiutato da Rizzoli, Mondadori, Feltrinelli, Newton Compton, De Agostini, Mursia e, in seguito, a pubblicare, nel novembre 2010, il primo volume con il titolo Diari di Mussolini [veri o presunti] 1939, preannunciando l’uscita degli altri, con cadenza semestrale, fino al 2012?

A questi interrogativi si aggiunga, poi, che la formula scelta nell’indicazione del titolo (quel “veri o presunti”), non ha precedenti nella storia della grande editoria italiana.

Immaginatevi le reazioni di appassionati e critici se un impassibile battitore di Sotheby’s mettesse all’asta un quadro di Picasso, annunciando bellamente di non essere,però, certo dell’autenticità dell’opera.

La lettura del documentato,rigoroso e appassionato libro dello storico Mimmo Franzinelli, Autopsia di un falso, appena pubblicato da Bollati Boringhieri (pp. 278, euro 16,00) aiuta a fugare ogni dubbio in ordine all’autenticità del volume pubblicato da Bompiani. “L’esame del contenuto dei diari e il raffronto con fonti sia stampa sia inedite conducono infatti a una conclusione categorica: si tratta di un grossolano e artigianale falso, dalla prima all’ultima riga” – puntualizza con decisione l’autore – “Una bufala colossale, che si può smontare pezzo a pezzo, sia mediante la storia di quelle agende, sia attraverso l’analisi del testo e l’individuazione del materiale utilizzato dai compilatori (anzi: dalle compilatrici)”.

La puntigliosa ricerca di Franzinelli,ha inoltre portato, con ogni probabilità, anche all’individuazione delle autrici materiali dei falsi diari mussoliniani, ora pubblicati da Bompiani: sarebbero Rosetta Prelli e la figlia Amalia Panvini Rosati. Una sentenza del Tribunale di Vercelli, nel novembre del 1960,infatti, aveva condannato entrambe a due anni di reclusione per i reati di falso e truffa, proprio per aver venduto come veri, alcuni presunti diari del duce. Nel processo d’appello la condanna fu confermata, seppur con uno sconto della pena, peraltro condonata.

Al termine di un’indagine degna di una spy story con tanto di faccendieri e personaggi senza scrupoli (a cui è interamente dedicato il primo capitolo del libro), Franzinelli arriva alla conclusione che i diari oggi in vendita sui banchi delle librerie italiane, altro non sarebbero che il risultato di quel lungo lavoro di minuziosa falsificazione. Un’attività risalente agli anni cinquanta che aveva avuto come fonte d’ispirazione primaria i giornali e i periodici dell’epoca fascista e altri materiali del ventennio usciti a guerra conclusa: diari che sia gli storici sia i giudici avevano ritenuto falsi, anche in ragione delle esplicite ammissioni delle protagoniste nella fase dibattimentale. Materiali scottanti che sarebbero, poi, avventurosamente passati di mano in mano, con al centro dei traffici la Svizzera.

E’ storicamente provato, invece, che il duce annotò per molti anni osservazioni quotidiane su vecchie agende della Croce Rossa; ne lesse dei passi al giornalista Emil Ludwig, all’amante Claretta Petacci, oltre che a collaboratori e familiari. Questo straordinario materiale fu recapitato, nel marzo 1945, all’ambasciata nipponica di Berna e da allora se ne sono perse le tracce: con ogni probabilità tutto è bruciato nell’incendio dell’edificio adibito a sede diplomatica a metà agosto del ’45, al momento della resa finale dei giapponesi.

Nel secondo dopoguerra, a più riprese, gli ambienti editoriali italiani e internazionali furono scossi dall’annuncio della «madre» di tutte le scoperte storiche (e commerciali), quella dei famosi diari di Mussolini, appunto. In diversi si cimentarono nel recupero di questa sorta di “Santo Graal” dei nostalgici del fascismo, ma tutti i tentativi finirono con lo stesso esito negativo, a causa di perizie documentali inoppugnabili, nonostante alcuni scivoloni di storici di vaglia. Quello degli appunti giornalieri inediti del Duce sembrava, dunque, un capitolo chiuso, fino all’arrivo sulla scena, del senatore Marcello Dell’Utri.

Grazie alla preziosa (e di godibile lettura) ricerca di Mimmo Franzinelli, invece, è finalmente possibile affermare, senza timore di smentita, che ci troviamo di fronte non soltanto a un clamoroso falso storico, ma più in generale a una spregiudicata operazione politico-editoriale, peraltro possibile soltanto nell’Italia berlusconiana.