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Alleanze, guardare ai moderati
Giorgio Merlo su Europa del 14-05-2011
Qualunque sia l’esito delle ormai prossime elezioni amministrative, il capitolo della alleanza da contrapporre al carrozzone del centrodestra resta quantomai aperto. È noto che sul tema ci sono molte ricette.E questo a prescindere da quando si andrà a votare per rieleggere il nuovo parlamento. Un dato, però, è chiaro: se si vuole costruire una coalizione vincente e realmente competitiva con il centrodestra va definito un progetto capace di unire sotto lo stesso tetto i moderati e i progressisti del nostro paese. O meglio, la maggioranza di queste due aree portanti della democrazia italiana. Qualunque altra ipotesi difficilmente uscirebbe vincente dalle urne.
Ma per poter cogliere questo risultato vanno sciolte alcune contraddizioni che rischiamo di trascinarci dietro tutti i giorni.
Innanzitutto l’Unione va archiviata definitivamente. Non solo la vecchia Unione, ma anche quella riverniciata e corretta che qualcuno vorrebbe riproporre. Quel caravanserraglio di comunisti non pentiti, di giustizialisti nostrani e di estremisti in stato permanente è la polizza di assicurazione affinché il centrodestra, qualunque esso sia, possa tranquillamente continuare a vincere le elezioni e governare il nostro paese. Se quella pagina è definitivamente chiusa non va riaperta per motivi emergenziali. È chiusa e basta senza se e senza ma.
In secondo luogo la “grande coalizione” contro Berlusconi. Tema, questo, che fa breccia a settimane alterne all’interno dello schieramento alternativo al centrodestra. Ora, un governo di emergenza o di “salute pubblica” non può essere la ricetta valida per tre lunghi anni.
Quando c’è un’emergenza democratica e costituzionale in corso, la soluzione alternativa del “tutti contro” qualcuno deve essere tradotta nella concretezza politica nel più breve tempo possibile. Non a caso, uno schieramento che nasce contro la deriva autoritaria del centrodestra – e di Berlusconi in particolare – perde di significato e di consistenza politica se si limita a denunciare l’emergenza quotidiana ma poi nulla capita.
Anzi magari si perdono anche le elezioni amministrative durante la denuncia dell’emergenza. Non a caso, l’alleanza tra ex missini, comunisti granitici e giustizialisti nostrani, oltre ai riformisti di varia natura, rischia di diventare il più bel regalo allo schieramento conservatore e di centrodestra che può limitarsi a denunciare le plateali contraddizioni di una alleanza unita solo dall’odio contro qualcuno e non da un serio e realistico progetto di governo.
Infine, una alleanza politica non può diventare solo uno strumento per presidiare saldamente l’opposizione. I tempi del grande partito popolare e di massa strutturalmente destinato all’opposizione sono definitivamente tramontati. Come, spero, è tramontata la stagione dove lo schieramento politico alternativo al centrodestra sia solo la semplice sommatoria di tutto ciò che è vagamente e distrattamente “contro” qualcuno.
Ecco perché, allora, se il voto nazionale come pare è destinato ad allontanarsi, è sempre più urgente mettere in campo una ricetta di governo credibile e una alleanza politica altrettanto credibile e realisticamente percorribile. Insomma, raccogliere sino in fondo le semplici ma efficaci osservazioni del capo dello stato quando recentemente parlava dell’alternativa «credibile, autorevole e percorribile». Del resto, è noto a tutti che un’alternativa al berlusconismo, e al centrodestra più in generale, è credibile nella misura in cui si costruisce un progetto che non sia destinato a durare per qualche mese per poi sfasciarsi e per dar vita, successivamente, a coalizioni più credibili sul terreno programmatico.
Se si vuole essere credibili da subito, è noto che un’alleanza tra i moderati e i progressisti, entrambi con un profilo fortemente riformista, è sempre più indispensabile per costruire una vera e credibile alternativa al centrodestra. E l’alleanza programmatica e politica con i moderati dell’Udc e di tutto ciò che si muove in quell’area è altrettanto indispensabile e necessaria.
E su questo tema, inoltre, si giocherà anche il profilo, la strategia e il futuro del Pd. Cioè di quel partito che per numeri e per rappresentanza politica e sociale è il perno dell’alternativa al centro destra. Un tema, questo, che deve essere in cima alle priorità politiche e programmatiche del Pd dal giorno dopo le amministrative. A prescindere dal loro risultato.
E dalla risposta che darà il Pd su questo tema capiremo se il destino dei riformisti sarà quello di presidiare saldamente, ancora una volta, il campo dell’opposizione oppure se candidarsi definitivamente, e autorevolmente, a guidare il processo di cambiamento del nostro paese assumendone la guida. Una decisione politica a cui il Pd non potrà più sottrarsi.





