Bindi al contrattacco: «Cavaliere disperato. C’è un solo modo per fermarlo, batterlo»
Intervista a Rosy Bindi su Il Messaggero del 21-05-2011
Presidente Bindi, Bersani aveva detto: «Impediremo l’invasione delle tv da parte di Berlusconi». Il premier ieri ha rilasciato interviste a reti unificate, o quasi. Il Pd non l’ascolta proprio nessuno?
«Ci faremo ascoltare. È evidente che Berlusconi è un pericolo e ha. compiuto una clamorosa violazione delle regole della propaganda elettorale, che dà la misura del rischio democratico che corre il nostro Paese. Ma l’ha visto? Sembrava, stampato, più finto del solito».
Però ha fatto il pieno d’ascolti.
«È un’offensiva segno di paura e disperazione. Gli elettori puniranno la sua arroganza. C’è un unico modo per fermarlo e risolvere l’emergenza democratica, visto che Berlusconi corretto non sarà mai: batterlo alle urne. Lui lo sa, si sta giocando il tutto per tutto. Ha ricevuto un colpo durissimo e sa che non potrà recuperare».
Berlusconi dice che le elezioni non hanno premiato il Pd e che solo l’alleanza Pdl-Lega sarebbe in grado di esprimere un governo stabile e credibile. Secondo lei?
«Non so quali dati abbia letto. Il Pd è quasi il primo partito a Milano, mentre lui è stato fortemente ridimensionato e l’alleanza con la Lega scricchiola vistosamente: Bossi non fa che lanciare ultimatum. Il Senatùr stava con Berlusconi perché era convinto di lucrare prendendo voti a Berlusconi. Invece gli elettori leghisti hanno punito Bossi proprio perché sta con Berlusconi. In più l’accordo Pdl-Lega in Parlamento non è più autosufficiente: hanno bisogno di quel gruppo di cosiddetti Responsabili. Ma chi di Responsabili ferisce, prima o poi di Responsabili perisce: Berlusconi si è messo in mano a dei mercenari e ne pagherà il prezzo».
Una verità il premier la dice: «Se il Pd dovesse governare verrebbe condizionato da Vendola e Di Pietro». Non è così?
«No, siamo l’unico partito della coalizione a crescere davvero. E abbiamo dimostrato di essere il perno di una alleanza che si può definire ulivista».
Ma a Milano e Napoli se vincerete sarà grazie a candidati di Vendola e di Di Pietro.
«A Milano e Napoli vinciamo con candidati scelti con le primarie. Pisapia e de Magistris non avrebbero ottenuto ciò che hanno ottenuto senza di noi».
Per la verità de Magistris ha battuto il vostro Morcone.
«Rendiamo onore a Morcone che resta una. grande risorsa per il Pd. Ma direi che a Napoli il primo turno sono state le vere primarie e che de Magistris senza il sostegno di tutto il Partito democratico non diventerà sindaco».
Con Sel e l’Idv il Pd ha dimostrato di poter vincere. Perde colpi l’idea dell’alleanza allargata al centro?
«Sono tra chi ritiene che non dobbiamo accontentarci di vincere. Questo Paese ha bisogno di interventi riformatori seri e profondi. Un impegno così gravoso non si affronta con vittorie di misura o con maggioranze che non siano in grado di coinvolgere tutti coloro che hanno voglia di voltare pagina. Al di là delle sigle dei partiti, resta valida la proposta di una alleanza tra progressisti, riformisti e moderati. È un’opzione strategica».
Vendola continua a chiedere le primarie per la scelta del candidato premier.
«Cerchiamo di vincere ai ballottaggi e poi ne parliamo. È sbagliato porre ora i problemi del dopo e tirare conseguenze affrettate».
Teme che Bersani faccia la fine di Boeri con Pisapia?
«Non temiamo le primarie.: Non temiamo che Vendola batta Bersani. Ma le primarie vanno messe in campo quando sono chiari coalizione e programmi».
Per Berlusconi i milanesi sono rimasti turbati dalle bandiere rosse dei centri sociali.
«Berlusconi non ha ancora capito che i milanesi non hanno votato sotto turbamento, sotto il ricatto delle paure di rom o di centri sociali. Hanno votato guardando il fallimento della Moratti e il fallimento del governo nazionale, visto che Berlusconi ci ha voluto mettere la faccia. La smetta di dire bugie. Non vogliamo l’Expo? Ma se siamo stati noi, quando eravamo al governo, ad assegnare a Milano l’Expo. Piuttosto è stata la Moratti a trasformarsi nel presidente del comitato anti-Expo».
Questa volta il premier non ha attaccato i pm.
«Gli hanno consigliato di fare il moderato, ma non gli riesce. Tutte quelle interviste sono l’ennesima prova di una violenza: i messaggi che ha mandato sono basati sulla demonizzazione degli altri. Come sempre».





