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ELEZIONI LOCALI: AUMENTO DELL’ASTENSIONE

Federico Fornaro su Il Riformista del 20-05-2011


Analizzare i dati sull’affluenza è un esercizio sempre utile, perché indubbiamente il livello di partecipazione rappresenta un indicatore importante dello stato di salute di una democrazia.

Nelle amministrative 2011 il temuto pericolo di una diserzione in massa delle urne è stato scongiurato, anche se vi è stato un calo dei votanti alle comunali 2011 dell’ 1,75% (71,06% contro il 72,81% delle precedenti consultazioni). Per quanto riguarda,invece, le 11 province chiamate al voto ci si è fermati al 59,63% contro il 60,88% (- 1,25%). I numeri,però, non sono omogenei. Nelle quattro grandi città chiamate al voto, infatti, si è registrato un aumento dei votanti a Torino (66,54% rispetto al 64,74% del 2006) e un sostanziale pareggio a Milano (67,56% contro 67,52%). Più marcata invece la tendenza a una crescita dell’astensionismo sia a Napoli, con un significativo – 6,32% (60,33% nel 2011 e 66,64% del 2006) sia a Bologna con un – 3,59% (72,80% rispetto al 76,39% di due anni orsono). Interessante è,anche, il raffronto con la percentuali di votanti delle regionali 2010 che fa registrare una crescita dell’interesse ovunque: Torino (+ 2,43%), Milano (+ 6,91%), Napoli (+ 6,17%) e Bologna (+ 5,40%).

Tra le altre città capoluogo chiamate al voto hanno il segno più davanti nella percentuale di partecipazione rispetto alle precedenti comunali: Cagliari (+ 3,9%), Rimini (+2,2%) e Ravenna (+1,1%), mentre si registra un calo a Salerno (- 1,2%), Latina (- 3,4%), Reggio Calabria ( – 7,6%). La maglia nera spetta a Trieste con un eclatante – 17,8%.

Questi dati confermano,quindi, una tendenza di lungo periodo che vede una quota di potenziali elettori non più marginale (oltre il 10%) recarsi ai seggi unicamente in occasione delle elezioni politiche. Certamente osservare (al lordo di una quota crescente di astensionismo fisiologico legato al generale invecchiamento della popolazione) a Bologna una «diserzione» superiore al 25% e a Napoli una partecipazione al voto di soli 6 elettori su 10, dovrebbe essere tema di riflessione attenta.

I commenti e le analisi post,invece, si sono come sempre concentrati sui risultati riguardanti le percentuali riferite ai voti validi e sono passati in secondo piano i segnali di disagio e di disaffezione dalla politica, provenienti in particolare dal Sud, che rappresentano,invece, una spia di problemi seri della capacità di rappresentanza reale della società da parte dei partiti.

In un sistema politico in cui l’«identificazione partitica» (lo strumento che gli studiosi usano per misurare la fedeltà di lungo periodo di un elettore a un partito) è in netto e costante calo, infatti, è indispensabile riconquistare a ogni elezione la fiducia dei cittadini con programmi e candidati adeguati. Sotto questo profilo, le precedenti esperienze nei ballottaggi sono lì a dimostrare che il secondo turno è, a tutti gli effetti, un elezione a sé stante e per vincere bisogna non soltanto rimobilitare gli elettori del primo turno, ma anche provare a convincere gli astenuti ad andare alle urne per essere anch’essi protagonisti della scelta per il nuovo sindaco o presidente di provincia.