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LA SFIDA RIFORMISTA DI FASSINO A TORINO

Federico Fornaro sul Riformista del 12-05-2011


E’ una Torino imbandierata a festa, con migliaia di tricolori esposti sui balconi delle case, quella che si appresta a scegliere il nuovo sindaco della città, dopo dieci anni di buon governo di Sergio Chiamparino, uno dei primi cittadini più amati d’Italia.

La sfida riformista di cui è oggi protagonista Piero Fassino viene, però, da lontano.Correva l’anno 1993. Dopo il crollo del pentapartito a causa delle inchieste giudiziarie, non restava che il passaggio delle elezioni anticipate, con l’incognita dell’elezione diretta del sindaco. Diego Novelli, popolare sindaco delle stagione delle giunte rosse (1975-1985) che dopo la fine del Pci era stato tra i fondatori del movimento de “La Rete”, pareva destinato a una facile vittoria, che aveva tutti i caratteri della «revance». Non senza travagli interni, invece, il gruppo dirigente dell’allora Pds, segretario provinciale Sergio Chiamparino, scelse coraggiosamente la via più difficile e impervia: puntare sul rinnovamento candidando Valentino Castellani, uno stimato docente del Politecnico, ma poco conosciuto tra il popolo della sinistra. In aperta rottura con il passato, inoltre, si costruì una inedita alleanza tra la sinistra riformista e la borghesia della città.

A guardare i numeri delle elezioni precedenti c’era da prenderli per matti e effettivamente Castellani superò di un soffio lo scoglio del primo turno (20,3% contro il 19,5% del leghista Comino), ma vinse, tra la sorpresa generale, il ballottaggio con il 57,3% contro il 42,7% di Novelli (che quindici giorni prima aveva circa 16 punti di vantaggio sul avversario riformista ).

Anche la riconferma, quattro anni dopo, nel 1997, fu tutt’altro che una passeggiata: l’ex ministro Raffaele Costa, al primo turno, ottenne il 43,3% (+ 8% circa su Castellani), con il candidato sindaco della Lega al 6,5%. Il Sindaco uscente riuscì nuovamente a ribaltare la situazione e a vincere sul filo di lana: 50,4% contro 49,6% (poco più di 4.700 voti di vantaggio).

Nonostante questi patemi elettorali, gli otto anni di Castellani saranno ricordati dagli storici come una delle più straordinarie stagioni (riformiste) di trasformazione urbana e di governo del passaggio dalla monocultura industriale alla nuova dimensione turistica e di polo internazionale dell’innovazione e della conoscenza; con un nuovo piano regolatore capace di cambiare il volto delle periferie. Un cambiamento che fatto scoprire al mondo intero (grazie anche alle Olimpiadi del 2006) la bellezza di quella che fu la prima capitale d’Italia.

Chiamparino, chiamato, nel 2001, a sostituire all’improvviso Domenico Carpanini, ucciso da un infarto in occasione del primo confronto elettorale, ha saputo raccogliere da Castellani il testimone della sfida riformista, arricchendola con la sua personalità e umanità, doti che lo hanno portato, nel 2006, a vincere al primo turno con oltre il 66%.

Ora, in una ideale staffetta, il bastoncino è passato nelle mani Piero Fassino, che dopo aver accettato e vinto le primarie, si è gettato nella competizione elettorale con la serietà, la competenza e la passione che gli sono riconosciute anche dagli avversari.

Sul risultato finale (Fassino sindaco) non sembrano esserci dubbi, l’unica incertezza riguarda semmai il rischio se si debba andare al ballottaggio per un pugno di voti (a causa anche dalla eccessiva frammentazione di liste).

La sfida riformista del governo di una città simbolo dell’Italia unita è dunque destinata a proseguire sotto la guida di Piero Fassino. Da domani,però, il Pd tutto e il centro-sinistra dovranno cercare le forme e i modi per valorizzare al meglio la straordinaria risorsa che risponde al nome di Sergio Chiamparino.