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Radicarsi per non sparire. Api e Pli a rischio estinzione

Federico Fornaro su Il Riformista del 25-05-2011

Le elezioni amministrative 2011 costituivano un banco di prova importante per una conferma empirica (e non solo mediatica) della reale consistenza del «vascello» centrista varato da Francesco Rutelli: l’Alleanza per l’Italia (Api). I freddi numeri delle statistiche elettorali ci dicono che dalle urne sono usciti solamente alcune flebili segnali di presenza sul territorio nazionale. Prevenendo possibili obiezioni, abbiamo limitato il perimetro dell’analisi ai risultati delle undici elezioni provinciali e alle consultazioni per il rinnovo dei consigli dei sette comuni capoluogo di regione. Realtà, in particolare quest’ ultimi, in cui il voto presenta un carattere maggiormente politico e quindi più permeabile al messaggio di partiti e movimenti di più recente costituzione, anche se molto ben posizionati su giornali e tv.

Ebbene, in 7 sfide su 11 per il rinnovo delle province l’Api non si è presentata. Il simbolo sulla schede è stato presente, da solo (0,7%), a Macerata (con centro-sinistra) e a Reggio Calabria, 2,61% (con liste locali); mentre Vercelli insieme a quello di Futuro e Libertà (il candidato presidente ha ottenuto il 3,66%). Solamente in provincia di Treviso il terzo polo (Udc,Fli e Api) si è presentato al completo, raccogliendo il 3,09%.

Nelle grandi città, l’Api non ha partecipato alla competizione con il proprio simbolo a Milano, Bologna, Cagliari, Trieste e Torino, mentre a Napoli (in cui ha corso insieme a Udc e Fli) ha raggranellato l’1,46% dei consensi e a Catanzaro (a sostegno di un candidato locale) lo 0,31%.

Una maggiore consistenza ha,invece, dimostrato il partito di Gianfranco Fini. Alle provinciali, Fli ha raccolto maggiori consensi quando si è schierato con il centro-destra (4,15% a Campobasso e il 3,99% a Macerata), mentre non ha particolarmente brillato (ad eccezione di Trieste con il 3,22%) quando ha compiuto la scelta solitaria (1,96% a Ravenna e 1,09% a Reggio Calabria). A questi dati si devono aggiungere i già ricordati risultati delle coalizioni di terzo polo a Treviso e Vercelli, oltre a quello della provincia di Gorizia, dove il candidato presidente (sostenuto anche dall’ Udc) ha ottenuto il 9,44% e la lista di Futuro e Libertà il 3,17%. Gli elettori delle province di Lucca, Mantova e Pavia,invece, non hanno avuto la possibilità di votare i finiani perché assenti.

Una mancata presentazione che si è verificata anche nelle comunali di Milano e Bologna. Il partito di Fini era organicamente presente nella coalizione di terzo polo a Torino e Napoli, dove la lista del Fli ha ottenuto rispettivamente l’1,40% e il 3,36%. Opzione solitaria invece a Cagliari con il 2,56% di voti alla lista e il 4,47% nella competizione per l’elezione del sindaco.

Per Fini e più ancora per Rutelli, dunque, urge una verifica della strategia politica di breve e medio periodo. Infatti, se il terzo polo non si organizza e radica in fretta sul territorio, all’urto del bipolarismo potrebbe resistere solo l’Udc di Casini e il rischio di estinzione per Fli e Api diverrebbe molto elevato.