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Se i call center chiedono aiuto
Cesare Damiano su Europa del 31-05-2011

I call center sognano l’Albania con le sue paghe da tre euro l’ora. Le commesse di navi mercantili prendono la strada del Far East. E in Italia è sempre più emergenza occupazione. In un solo giorno, questa settimana, sono stati annunciati 4mila licenziamenti. Più di 2.500 alla Fincantieri (azienda pubblica), quasi 1.500 alla Teleperformance di Taranto e Roma, colosso francese specializzato nei call center di aziende come Eni, Enel, Vodafone, Alitalia, Sky e Mediaset.
Si tratta di due decisioni di gravità eccezionale, dalle pesanti conseguenze sul piano sociale.
E, specie per quel che riguarda Fincantieri, dagli effetti devastanti sul piano industriale.
Le tensioni di Genova, Riva Trigoso e Castellammare, la situazione di Taranto, dove su 500mila abitanti si contano 70mila disoccupati, parlano da sole. E dicono di un’Italia che sta sprofondando. Mentre Berlusconi prende come parametro le vendite di cosmetici e favoleggia di un paese di Bengodi, l’Istat ci ricorda che il 25 per cento degli italiani è a rischio povertà, mentre solo nell’ultimo anno mezzo milione di giovani ha perso il lavoro.
Di fronte a tutto questo il governo continua a fare orecchie da mercante. E quando è costretto a muoversi lo fa con atteggiamento burocratico. Davanti al precipitare della situazione di Fincantieri il ministro per lo sviluppo economico, Romani, ha convocato le parti per il 3 giugno. Una scelta irresponsabile.
Il tavolo di confronto va convocato subito. Ma, soprattutto, sono necessarie scelte di politica industriale. Non servono palliativi, non servono interventi di corto respiro, non serve nascondersi dietro lo sfacciato ottimismo del premier.
Se Fincantieri rappresenta un pezzo fondamentale dell’eccellenza industriale italiana, nel caso di Teleperformance vengono colpite le giovani generazioni del Mezzogiorno, che hanno nei call center – dopo le stabilizzazioni rese possibili dalle politiche del lavoro portate avanti dal governo Prodi nel biennio 2006-2007 – una delle poche possibilità di impiego sicuro.
Cantieristica e call center sono settori fondamentali per l’occupazione e l’economia.
E chiedono politiche di sostegno. Per i call center, in particolare, è agli atti una proposta di legge del Pd che prevede la continuità dei finanziamenti a favore di quelle aziende che stabilizzano il lavoro, mette al bando il lavoro a progetto e blocca la pratica degli appalti al massimo ribasso che costringono spesso le società, per avere speranze di aggiudicazione delle commesse, a comprimere il costo del lavoro al di sotto delle tabelle salariali previste dai contratti.
Finora, però, l’esecutivo è assente. Se non si cambia rotta, una volta esaurite le tutele della cassa integrazione, ci troveremo a fare i conti con un vero e proprio shock occupazionale, che coinvolgerà tanto i lavoratori garantiti, vittime dei processi di ristrutturazione e delle cattive scelte aziendali, che i giovani senza tutele, che ogni giorno vengono licenziati in silenzio e senza clamore.
È un prezzo che il paese non può pagare.





