SECONDO TURNO. I CENTRI MINORI POTREBBERO DARE SORPRESE
Federico Fornaro su Il Riformista del 22-05-2011
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I riflettori sono giustamente tutti puntati sui ballottaggi di Milano e Napoli, ma sarebbe sbagliato sottovalutare quanto accadrà negli altri 10 comuni capoluogo e nelle 6 province richiamate alle urne per il secondo turno.
Nelle città (escludendo dall’analisi le due grandi città di Milano e Napoli) il centro-sinistra in vantaggio 6 a 4. In sette di questi comuni il terzo polo (peraltro spesso diviso al suo interno) si era presentato fuori dalle due principali alleanze, mentre Grillo aveva suoi candidati sindaci in otto città.
Stando ai risultati del primo turno e alla consistenza dei consensi ottenuti,il comportamento degli elettori di Grillo potrebbe risultare maggiormente decisivo rispetto al voto dei sostenitori del cosiddetto “terzo polo”.
In particolare il voto grillino (assai importante anche nella competizione Pisapia-Moratti, mentre è ininfluente in quella Lettieri-de Magistris), sulla carta, ha una significativa rilevanza in particolare negli scontri di Novara (7,44%), Rimini (11,32%), Rovigo (7,44%), Trieste (6,01%) e,in misura minore, Cagliari (2,04%).
I ballottaggi consentiranno,inoltre, di valutare quanti dei supporter del comico-leader genovese seguiranno il suggerimento di disertare le urne. Le prime dichiarazioni post voto di Grillo sono state inequivocabili: «destra e sinistra sono uguali, noi siamo oltre». Un modo abile di aggirare la questione politica (e coerente nella sua strategia di contestazione globale del sistema politico attuale) che presenta,però, più di una contraddizione rispetto alla matrice originaria, radicalmente antiberlusconiana, di buona parte dell’elettorato grillino.
A differenza delle regionali 2010, competizione a turno unico, dove è stato per alcuni versi ingiusto (come nel caso del Piemonte) addossare tutte le colpe della sconfitta del centro-sinistra alla presenza del candidato presidente del movimento di Grillo, questa volta la logica del secondo turno potrebbe indurre l’elettore grillino a farsi un serio esame di coscienza e alla fine scegliere il male minore: il candidato antiberlusconiano.
Il Movimento 5 Stelle, invece, non era presente nella competizione per le province, dove al secondo turno di ballottaggio il centro-destra si presenta in vantaggio in 3 situazioni (Pavia, Vercelli e Reggio Calabria) e il centro-sinistra in altrettante (Macerata,Mantova e Trieste): in queste sfide i votanti del terzo polo potrebbero essere decisivi soprattutto al Nord.
Da osservare,infine, una pericolosa tendenza disgregatrice nelle file del centro-sinistra,non sufficientemente evidenziata nelle prime analisi: in cinque province (l’ unica eccezione è Trieste) e in 6 dei comuni capoluogo al ballottaggio, si erano presentati due o più candidati.
In sintesi, anche nel ballottaggio sarà l’andamento dei grandi centri (Milano e Napoli) a sancire la vittoria finale tra i due maggiori schieramenti, ma l’esito delle sfide nelle città minori (tra cui peraltro ci sono due capoluoghi di regione come Cagliari e Trieste) e nelle province rivestirà una rilevanza non secondaria: mai dimenticare,infatti, che l’Italia è il paese dei «mille campanili».





