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Morgando: “IL PERICOLO DEI CLAN E’ STATO SOTTOVALUTATO. ORA SERVE VIGILARE”
Intervista a Gianfranco Morgando su Torino Cronaca del 10-06-2011

Il segretario vorrebbe parlare dei referendum che ci attendono fra poche ore e spiegare la posizione del partito alle urne, come era da accordi. Ma l’attualità incombe con tutto il suo peso e un politico navigato come Gianfranco Morgando lo sa bene. Nella testa di tutti c’è l’inchiesta della magistratura sulla ‘ndrangheta in Piemonte e ci sono nomi e facce di tanti politici, di ogni schieramento, che colloquiano con presunti boss e affiliati.
Segretario Morgando, ieri mattina i piemontesi hanno letto i giornali trovando importanti esponenti di tutti i partiti accostati alla criminalità organizzata. Che cosa può fare la politica per difendersi dalle infiltrazioni mafiose?
«C’è un problema di infiltrazione della malavita organizzata nel nord del Paese, questo è innegabile. Il fenomeno è partito in Lombardia, oggi emerge che è esteso anche in Piemonte. Noi siamo sostenitori convinti dell’azione della magistratura e delle forze dell’ordine e speriamo che azione di questi giorni serva a decapitare infiltrazioni mafiose nella nostra regione. Ma dal punto di vista politico ammetto che possiamo anche aver sottovalutato il problema. Per questo faremo iniziative politiche di sensibilizzazione e di mobilitazione sul tema».
Di che tipo?
«Dibattiti, confronti. Azioni per migliorare la consapevolezza di quanto accade».
Intende fissare un codice di comportamento?
«Non è tanto questo. Io credo che bisogna avere la consapevolezza diffusa che esiste questo problema. Occorre avere attenzione nelle politiche degli appalti, attenzione nelle decisioni di governo. Poi voglio precisare che siamo soddisfatti dell’azione della magistratura ma abbiamo una preoccupazione, che ci sia una valutazione equilibrata del modo in cui si trasmettono le notizie. In questo momento abbiamo nostri dirigenti della cui onorabilità siamo totalmente convinti, che rischiano di apparire coinvolti e collusi».
Il secondo tema della settimana è la Torino-Lione. Il suo partito – e lei in prima persona – è stato oggetto di minacce e intimidazioni per le scelte operate in questi mesi.
«Faccio mie le parole di Saitta quando dice che noi siamo l’unico partito che ha creduto veramente in questo progetto e si è fatto carico dei problemi della sua realizzazione. E abbiamo creduto al fatto che la Tav non potesse prescindere dalle ricadute sul territorio e dalle compensazioni. Se dagli amministratori della Valle di Susa emerge un’indicazione a discutere delle compensazioni e a modificare l’impostazione attuale del piano strategico della Provincia, è opportuno farlo. Detto questo, però, l’opera va fatta e tocca al Governo»
Mercoledì Maroni ha escluso l’utilizzo dell’esercito.
«Se il governo ritiene che l’opera si possa fare senza adottare soluzioni straordinarie come la creazione di un sito strategico, ci sta bene. Teniamo conto che noi non abbiamo parlato di militarizzazione: sono altri che usano un linguaggio militare, da guerriglia rurale».
Il Partito democratico, però, in valle ha diversi amministratori No Tav.
«La Tav non dipende dalla comunità montana, si mettano il cuore in pace. Se vogliono dissentire possono ovviamente farlo, noi chiediamo loro che rispettino la legalità, che non vadano lì a protestare. E su questo abbiamo avuto il loro impegno».
Cambiamo argomento. Fra due giorni si vota per i referendum.
«Non ne facciamo una questione politica o di scontro con il Governo. Invitiamo a votare sì sui referendum per il nucleare, l’acqua e il legittimo impedimento, perché riteniamo che il sì costituisca la premessa per la soluzione di quei problemi. Ad esempio, crediamo che affrontare il tema dell’energia con un nucleare costoso ed obsoleto sia una risposta sbagliata. Allo stesso modo sul tema dell’acqua noi pensiamo che non debba passare la linea della privatizzazione impostata dal Governo. Sul legittimo impedimento riteniamo che abbia a che fare con la democrazia e con l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Sono tutti giudizi di merito. Ma non ci nascondiamo che il raggiungimento del quorum rappresenterebbe un significativo segnale politico e completerebbe il messaggio dato dai risultati delle elezioni amministrative, che è stato di condanna della politica del Governo e della maggioranza».
Un risultato per voi positivo.
«Sicuramente è il frutto di una grande ondata nazionale, d i presa di distanza di pezzi importanti della società dalla politica del Governo, ma è stato anche un fatto locale».
Perché?
«In molte realtà, in particolare per quanto riguarda i sindaci, le nostre candidature erano migliori di quelle del centrodestra. E poi c’è stato un giudizio negativo nei confronti della Regione e della politica regionale in materia di sanità. È stata percepita come una politica di tagli e di chiusure, non di riforme e di potenziamento. I territori ora sono preoccupati e non sono bastate le rassicurazioni che Cota è corso a dare: la gente non ci ha creduto».
Ma i conti della sanità sono preoccupanti.
«Per carità, non c’è dubbio, la riduzione dei costi va fatta. Ma pensiamo che la riforma non vada nella direzione giusta, soprattutto nella strategia di fondo che è quella di separare fra ospedali e territorio. Non darà i risultati sperati dal punto di vista dei risparmi, anzi aumenterà i costi e introdurrà pericolose separazioni fra l’attività di prevenzione sul territorio e quella di cura ospedaliera».
L’ultimo tema riguarda la nuova giunta comunale. Cosa ne pensa?
«È una buona giunta, equilibrata, con un buon rapporto fra rappresentanti politici e di società civile. Farà bene, sarà una squadra capace di collaborare bene con il sindaco».
Fassino si dovrebbe dimettere da parlamentare?
«Penso che sia opportuno che lo faccia anche perché con una città come Torino il carico di lavoro doppio potrebbe essere davvero gravoso. Tengo conto ovviamente dell’esigenza di avere una sede nazionale per far valere le proprie ragioni. Sotto questo aspetto la notizia che Fassino possa diventare presidente dell’Anci è ottima e penso che su questo si debba puntare».





